Così i Carabinieri hanno inchiodato il predone delle case isolate, ladro di preziosi e agrumi

I militari dell’Arma hanno seguite le tracce lasciate dal cellulare. L’uomo partiva da Marassi con la tenda al seguito e si accampava per alcuni giorni nelle zone dove effettuava una serie di furti nelle abitazioni trapanando il nottolino della serratura o passando dalle finestre con i padroni di casa a dormire negli stessi appartamenti. Dopo alcuni giorni di “lavoro” rientrava con la refurtiva: oro, rolex, borse firmate, ma anche arance e mandarini. Tutti i colpi (ben 27 da gennaio ai primi di marzo) sono stati effettuati nelle alture di Voltri, Mele e Sant’Olcese, Molassana. In precedenza l’uomo lavorava con alcuni complici: nelle intercettazioni dice alla moglie di essersene liberato perché commettevano troppi errori. Potrebbe, quindi, essere co-responsabile anche delle razzie a Molassana alta del 2020

Il giudice per le indagini preliminari Filippo Pisaturo, a seguito delle indagini dei Carabinieri della compagnia di Sampierdarena e su richiesta del pubblico ministero, ha disposto la custodia cautelare in carcere di Zef Tirtja, albanese di 46 anni. Gli investigatori hanno ricostruito almeno 27 colpi messi a segno o tentati dall’8 gennaio al 7 marzo. Nei colloqui con gli amici e con una donna, lo straniero dice di lavorare di notte in campagna e di voler guadagnare abbastanza per poi tornare nel suo paese. Il suo “lavoro” era rubare nelle case, ma ha saccheggiato anche un bed&breakfast portando via un’impastatrice e una macchina del caffè per poi abbandonarle poco distante, probabilmente perché troppo pesanti. Nelle abitazioni sottraeva contanti, monili, jeans, giubbotti, ma anche borse Louis Vuitton e Rolex. Una volta s’è dovuto accontentare di una cassetta di arance, un’altra volta di alcuni mandarini. In alcuni casi ha forzato anche macchine posteggiate nei pressi dei luoghi dove aveva messo a segno i furti in casa. È entrato anche nell’abitazione di un’anziana deceduta da poco i cui parenti non hanno saputo quantificare l’entità del bottino.
Le intercettazioni, i pedonamenti e le immagini delle telecamere hanno permesso di ricostruire il quadro dei reati e di conoscere il volto del ladro seriale.

La tecnica del ladro

Normalmente il suo cellulare gravitava nel quartiere di Marassi spostandosi poi per tre o quattro giorni nelle zone dove sono stati effettuati i furti e, infine, fare ritorno nella zona da cui era partito. Dove dormisse abitualmente non si è mai scoperto. Spesso si inerpicava su una stradina alle spalle del cimitero di Staglieno, dove non è stato possibile seguirlo perché se ne sarebbe accorto. Per un breve periodo (dall’14 al 24 settembre 2020), il traffico chiamate e connessioni internet del cellulare è partito dall’ospedale San Martino, dove l’uomo è stato ricoverato per un’operazione e dove doveva tornava per le visite di controllo.

I primi colpi tra Voltri e Mele

L’8 gennaio ha cominciato i colpi in solitaria. Nell’ordine: via Santuario delle Grazie a Voltri, poi, il 9 gennaio, via Ferriera a Mele, via Crosa Schiavetta, via Ferriere di Voltri. Uno dei derubati aveva installato telecamere di sorveglianza e ha consegnato ai Carabinieri alcuni frame che riprendevano il ladro col volto travisato e i guanti. Il cellulare di Tirtja si situa nella zona anche se nella notte, quando mette in atto i colpi, viene spento. Resta però acceso di giorno, proprio nei pressi, in zona boschiva. Il 28 gennaio il ladro si trasferisce in via Busalletta dove all’1:20 di notte viene scoperto da alcuni residenti mentre è già sul loro poggiolo. Loro gridano e lui scappa, ma non molto lontano. Alle 2 una donna viene svegliata dai rumori. Non dà molta importanza alla cosa, pensa che siano i gatti che circolano in zona che a volte si azzuffano, però grida contro di loro e il malvivente capisce che è allerta e si allontana. Ormai sveglia, la donna legge sul cellulare il messaggio di un cugino che la avverte che a Sant’Olcese «ci sono i ladri». Al mattino la donna trova la serratura della porta trapanata. Il cellulare di Tirtja, in quelle ore, si sposta da via Canevari a via delle Banchelle, ai Piani di Ferretto, alla località Busalletta a via del Brasile.
Il giorno successivo, 29 gennaio, viene messo a segno un colpo in via Assalino, sempre in località Busalletta. Bottino: un cellulare e 1.400 euro. Il ladro è entrato trapanando la chiusura della finestra. Il cellulare di Tirja aggancia proprio una cella vicina a via Assalino.
Il 30 gennaio, alle 2:15, un uomo che abita in via Ca’ Bianchi a Sant’Olcese viene svegliato da rumori. Nota una persona con un giubbotto di tipo militare e un berretto. La mattina dopo scopre che la porta del secondo piano della villetta era stata aperta con la solita tecnica: trapano nella serratura. Però non manca nulla. Il cellulare di Tirja gravita di nuovo nella zona, a minima distanza dalla casa.
Dopo una pausa di 10 giorni, ricominciano i furti, questa volta in via alla Soria. Una donna viene svegliata dallo zio, che sente dei rumori e chiede aiuto. Lei si affaccia e vede un uomo arrampicato su una scala che sta cercando proprio di aprire una finestra del parente. Il marito esce di casa per tentare di inseguire il malvivente, che nel frattempo era fuggito a piedi, perché nessuno sente rumore di moto o auto. Quando il marito rientra in casa, insieme alla moglie, si rende conto che anche il nottolino della sua porta è stato trapanato e che mancano soldi e un cellulare.
Nella stessa notte e nella stessa strada viene saccheggiata anche l’abitazione di un’altra famiglia che non viene svegliata dai rumori. Il ladro, quindi, porta via indisturbato 230 euro, una Louis Vuitton e un paio di jeans. La stessa notte il furto nel B&B ma, come si è detto, il ladro abbandona la pesante refurtiva. Anche in questo caso il cellulare dell’uomo sottoposto a custodia cautelare è in zona.

Il ritorno a Voltri

I colpi si trasferiscono il 12 febbraio in via Romana di Voltri. Vengono trapanate le serrature e le chiusure degli infissi. Nel primo caso il bottino è magro: 50 euro. Nel secondo decisamente più ricco: ora e 2.500 euro in contanti oltre a un libretto d’assegni. Il cellulare di Tirtja è sempre nella zona dei delitti e aggancia la cella a 1,5 km. Il 21 febbraio ricominciano i colpi e il cellulare del presunto ladro già dal 20 febbraio arriva in zona, tra via al Santuario delle Grazie e via Superiore dei Giovi. La notte in cui vengono commessi 3 furti, le celle interessate corrispondono via via al percorso fatto per raggiungere le case svaligiate. Vengono rubati, sempre trapanando le serrature, 120 euro contenuti in 2 portafogli (non griffati, che vengono lasciati vuoti sul posto). Poi, in un’auto posteggiata, trafuga capi d’abbigliamento da donna, una borsa e un portafoglio Louis Vuitton, un giubbotto e 200 euro. Infine, in via alla Brigna, sono circa le 4 del mattino quando il malvivente si introduce col solito sistema in casa di una donna e porta via monili in oro. In casa squilla il telefono: è il fidanzato della vittima che vive nella casa vicina e informa la donna di aver visto un uomo nei pressi di casa. Gli grida «Vieni qui!», ma il malvivente fugge col bottino.

Intercettato dagli occhi elettronici

Il cellulare rimane in zona e il 22 e 23 febbraio, ma non si registrano furti. A quel punto sono attive le intercettazioni e Tirjia, che riceve la telefonata di un amico, dice che quella notte non ha lavorato e lui risponde di aver preferito dormire perché «non avevo dormito il giorno prima».
Il giorno dopo e quello successivo i furti riprendono: il 23 febbraio, in via alla Brigna, trapanando un infisso il ladro entra e porta via un giubbotto e della frutta.
Ricchissimo il bottino del 24 febbraio in via Romana di Voltri dove il cane di casa abbaia solo quando il furto è già stato perpetrato: foro di trapano nell’infisso e addio a un iPhone, ad alcuni monili in oro e a un Rolex. Già che c’è, il ladro passa anche da via alla Soria, dove, in una tavernetta, ruba una cassetta di arance. Il cellulare di Tirja aggancia celle in via Superiore dei Giovi, via al Santuario delle Grazie, aeroporto Colombo, area Autorità portuale in sponda destra del rio San Giuliani, via Fagalia, di nuovo via Superiore dei Giovi, cabina Enel sul territorio di via Superiore dei Giovi, di nuovo via al Santuario delle Grazie.
Una delle case “visitate” in via Romana di Voltri è videosorvegliata. Compare un uomo della stessa stazza e vestito come nella prima ripresa di qualche giorno prima, col volto travisato da una maschera. Porta un visore notturno davanti agli occhi.
Il malvivente tenta un colpo anche nella notte 25 febbraio: trapana la chiusura di una finestra in via Romana di Voltri, ma non trova cose da asportare e se ne va. I proprietari di casa se ne accorgono solo il mattino dopo. Poi il cellulare si sposta dalle alture di Voltri a via Carzino. Infine aggancia la cella della stazione metro San Giorgio e poi quella di via Balbi. Infine, tre ore più tardi, quella di via delle Banchelle.

Le tracce lasciate dal cellulare

I Carabinieri ormai seguono il posizionamento del cellulare di Tirja. Tra il 6 e il 7 marzo si registrano furti nella zona di Sant’Olcese: via Ca’ Rasori, via Ca’ Bianchi, via Bottoni, via Trensasco di Sant’Olcese. Già nel pomeriggio del 4 marzo il telefono va “in trasferta” in quella zona. Tra il 4 e il 5 marzo il ladro non colpisce: ci sono piogge torrenziali. Il giorno dopo malvivente si mette in moto. Mentre i Carabinieri stanno facendo un sopralluogo in una delle case visitate, i vicini avvertono di aver visto movimento nella casa di una donna deceduta da poco. Lì la porta viene trovata aperta. La borsa dell’anziana viene rinvenuta gettata fuori dalla porta. Arriva il figlio, ma non è in grado di dire se manchi qualcosa. Il 7 marzo i furti si spostano da Sant’Olcese alle alture di Marassi e Molassana. Il venticinquesimo (tentato) furto avviene alle 2 di notte in via alla Posta di Campi, appunto nel comune dell’alta Valpolcevera. La famiglia sente colpetti alla finestra, presumibilmente il rumore dell’effetto del trapano a mano e grida all’indirizzo della figura che si scorge fuori. Che sparisce e scollina verso la Valbisagno. Alle 2:30 un cane abbaia. L’indomani il proprietario dell’animale trova arredi esterni spostati. Il ladro voleva arrivare nella vicina casa di via Trensasco, dove ha messo a segno il colpo: un portafoglio con 100 euro e una borsa da donna firmati. Due fori di trapano sulla chiusura della finestra sono la firma del ladro.

Ancora nell’obiettivo della videosorveglianza privata

Nel cortile della casa si trovano bucce di mandarini appena mangiati. Erano stati appena trafugati da una tavernetta dello stesso comprensorio di case, in via Bottoni, il cui proprietario aveva installato la videosorveglianza: il ladro viene nuovamente ripreso.
La mattina del 9 marzo il cellulare di Tirtja si sposta di nuovo a Marassi e i furti, guardacaso, si interrompono.

A tradire il ladro i capelli, i vestiti e le scarpe

Poi ci sono le intercettazioni. Il 24 febbraio l’uomo, parlando con una donna albanese, dice di voler «lavorare per fare dei soldi» e quindi «tornare a casa», in Albania. Non parla mai di datori di lavoro né di colleghi. La donna gli dice di voler venire in Italia. Lui risponde «lasciamo stare» e le spiega di non avere il passaporto e che lei non può venire in Italia senza il suo permesso. Lei dice che nemmeno lui potrebbe stare qui. L’intercettato dice di non avere una casa e che prenderà una stanza, ma dice alla sua interlocutrice: «Quando io andrò a lavorare, voi dove starete?». Poi continua: «Io non ho una casa mia e la vecchia ha una specie di hotel o simile con le stanze. Lì non si può stare, figurati se ti lascio lì e poi vado a lavorare. Non si può». I Carabinieri cominciano a seguire il ladro, per capire dove abiti. Lo fotografano e i vestiti sono gli stessi, ripresi dalle telecamere di sorveglianza di alcuni cittadini derubati.

[continua sotto]

I pedinamenti e le fotografie

Il pedinamento non può proseguire più di tanto perché l’uomo di inerpica sulle alture di Staglieno, su strade di campagna, dove non potrebbe non vedere i militari che lo seguono e notarli, nonostante fossero in borghese. A un certo punto lui va a vedere una casa che vorrebbe prendere in affitto, in via Bottaro. E lì viene fotografato.
Il 12 marzo viene fotografato a bordo del bus della linea 1: sale in via Cantore e scende a Caricamento. È vero che l’uomo colpisce travisato, ma i capelli sono gli stessi, grigi, così gli stessi sono gli abiti e le scarpe.
In un’altra intercettazione, Tirtja dice a un amico di essere in Italia da un anno, ma di aver “lavorato” solo 3 mesi e di voler restare fino alla fine dell’estate per “lavorare” ancora. L’amico gli chiede se è con qualcuno e lui risponde di essere da solo.
Sempre il 12 marzo l’albanese si accorge di essere pedinato. Entra nel supermercato di corso De Stefanis ed esce da un altro accesso sperando di seminare chi lo seguiva. Il 14 marzo, parlando al telefono con la moglie, Tirtja le spiega che lavorare da solo avrebbe dovuto essere meno rischioso e invece ha il sospetto di essere seguito dalle forze dell’ordine.
Fa riferimento a “lavoro” effettuato in precedenza insieme ad altri.
In un’altra intercettazione, del 14 marzo, l’uomo spiega a un amico di essere rimasto 3 ore «nascosto in un posto» perché «c’erano degli amici». L’interlocutore gli chiede perché non volesse incontrarli e lui precisa che non erano “amici”, ma «gli zii». Spiega che lui ha visto un solo uomo, ma aggiunge che certo ce n’erano degli altri. Poi dice anche: «così ti prendono per mano e ti portano via».

La custodia cautelare in carcere

Gli investigatori hanno sottolineato la pericolosità dell’uomo, capace di commettere 27 furti e tentati furti in due mesi, con modus operandi “professionale”, senza badare se gli abitanti fossero in casa e senza farsi impaurire dalla presenza e, anzi, approfittando dello stato del fatto che, dormendo, non potessero proteggersi. Per questo, per il fatto che l’uomo ha manifestato nelle telefonate intercettate la volontà di proseguire l’attività criminosa (e quindi avrebbe potuto reiterare il reato), perché non ha una residenza in cui trascorrere gli eventuali domiciliari, il pm ha chiesto la custodia cautelare, decisa poi del giudice Filippo Pisaturo.

Il “lavoro” precedente con i complici

Tracciando il cellulare dell’albanese, i carabinieri hanno scoperto che era anche nella zona dei furti commessi lo scorso anno nelle zone di Sant’Olcese e di Molassana alta. Proprio a Molassana, dopo l’ennesimo colpo, un gruppo di abitanti del luogo aveva avviato passeggiate serali come disincentivo a nuovi blitz dei malviventi.
Anche il quel caso, anche durante il lockdown, i ladri entravano di notte nelle case. Anche in quel caso non badavano alla presenza dei padroni di casa. Anche venivano aperte le serrature col trapano. Però a razziare erano almeno due: sono stati visti in più occasioni. Con le medesime modalità, coi malviventi che spuntavano dal bosco, si sono verificati anche parecchi furti a Coronata, nel 2019. Più recentemente, contemporaneamente ai colpi messi a segno, secondo gli investigatori, da Tirtja (ma evidentemente non ascrivibili a lui, altrimenti i carabinieri avrebbero tracciato il suo cellulare), sono avvenuti diversi furti in casa sulle alture di Nervi, a Mulinetti e Sant’Ilario. Che siano stati gli ex “soci” dell’albanese?

In copertina: foto di repertorio




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