Abbattimenti, l’ammoina social non salva né gli alberi né le vite

Questo è un articolo “antipatico” perché mette a nudo il modus operandi dei “professionisti della polemica” (prima contro la sinistra, ora contro la destra) e spiega che sulla pancia della gente deve prevalere il giudizio dei tecnici, per evitare che qualche famiglia debba piangere dei morti. Com’è accaduto a quella della donna che, qualche anno fa, è stata colpita a morte a Villa Duchessa di Galliera dallo schianto di un ramo staccatosi da un leccio apparentemente in ottima forma, ma in realtà malato e corroso dall’interno. Se qualcuno ha dubbi sulla correttezza delle analisi che portano all’abbattimento degli alberi di piazza Verdi, non deve stendersi teatralmente sui ceppi a favor di obiettivo per postare sui social, ma denunciare alla Procura della Repubblica assumendosi le relative responsabilità. Oppure tacere

Anche gli alberi invecchiano, anche gli alberi si ammalano. Anche in questo caso esistono delle concause, ad esempio lo smog. Molte delle alberature sistemate tra Otto e Novecento sono state fatte con essenze che non reggono l’inquinamento oppure che con le loro radici alzano asfalto e lastricati causando problemi alla viabilità e il rischio per i pedoni, di inciampare e cadere. Oggi, in tutto il mondo, le scelte di piantumazione si fanno a ragion veduta provvedendo a scegliere le piante che più si adattano alla città, hanno una vita più lunga e comportano minore manutenzione. Manutenzione che, comunque, serve.

Serve anche l’attività diagnostica che oggi viene effettuata con strumentazioni tecnologiche avanzate e permette di scoprire l’ammaloramento anche di piante che dall’esterno sembrano sane. Succedeva ai tempi in cui Gianni Crivello (oggi capogruppo della lista di sinistra che porta il suo nome in Consiglio comunale, all’epoca assessore ai Lavori pubblici della Giunta Doria) fu accusato di aver tagliato gli alberi di via Rivoli a Carignano. Che erano in categoria D (vedremo dopo cosa vuole dire) e rischiavano di schiantarsi sulle auto o, peggio, di lasciar cadere dei rami sulla testa dei passanti. Succede ora per le piante dei giardini di Brignole.
Sui ceppi degli alberi tagliati, ieri, s’è andato, teatralmente, a stendere a favor di obiettivo il “signor-no” della città di Genova, Andrea Agostini, contestatore per tutte le stagioni, in prima fila in tutti i cortei e le manifestazioni indipendentemente dalla giunta in corso. A ragione o a torto? Analizziamo il caso specifico. Secondo Aster «In particolare 4 platani e 11 lecci sono risultati in classe di propensione al cedimento “estrema” (Classe D), per cui gli interventi contestati si sono resi purtroppo necessari e improcrastinabili».

Cosa sono le Classi Propensione al Cedimento dell’albero (CPC)

Fine ultimo delle indagini di stabilità è quello di verificare e quantificare l’entità di eventuali danni causati da fattori biotici o abiotici che possano in qualche modo compromettere la stabilità dell’albero e l’attribuzione dello stesso ad una classe di rischio predefinita.
La nuova classificazione di Propensione al Cedimento dell’Albero (CPC), definita dal Gruppo di Lavoro sulla Stabilità degli alberi della SIA sez. italiana dell’ISA, sostituisce la classificazione FRC (Failure Risk Classification).
La nuova classificazione permette di standardizzare le procedure di monitoraggio e messa in sicurezza di grandi popolazioni arboree e di pianificare nel modo più corretto gli interventi manutentivi e di monitoraggio finalizzati al mantenimento di una certa popolazione arborea in una situazione, se non di totale sicurezza, di rischio controllato.

CLASSE A
TRASCURABILE
Gli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, non manifestano segni, sintomi o difetti significativi, riscontrabili con il controllo visivo, tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia ridotto. Per questi soggetti è opportuno un controllo visivo periodico, con cadenza stabilita dal tecnico incaricato, comunque non superiore a cinque anni.
CLASSE B
BASSA
Gli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, manifestano segni, sintomi o difetti lievi, riscontrabili con il controllo visivo ed a giudizio del tecnico con indagini strumentali, tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero non si sia sensibilmente ridotto.Per questi soggetti è opportuno un controllo visivo periodico, con cadenza stabilita dal tecnico incaricato, comunque non superiore a tre anni. l’eventuale approfondimento diagnostico di tipo strumentale e la sua periodicità sono a discrezione del tecnico.
CLASSE C MODERATAGli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, manifestano segni, sintomi o difetti significativi, riscontrabili con il controllo visivo e di norma con indagini strumentali. Le anomalie riscontrate sono tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia sensibilmente ridotto. Per questi soggetti è opportuno un controllo visivo periodico, con cadenza stabilita dal tecnico incaricato, comunque non superiore a due anni. L’eventuale approfondimento diagnostico di tipo strumentale e la sua periodicità sono a discrezione del tecnico. Questo avrà comunque una cadenza temporale non superiore a due anni. Per questi soggetti il tecnico incaricato può progettare un insieme di interventi colturali finalizzati alla riduzione del livello di pericolosità e qualora realizzati potrà modificare la classe di pericolosità dell’albero. È ammessa una valutazione analitica documentata.
CLASSE C/D
ELEVATA
Gli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, manifestano segni, sintomi o difetti significativi, riscontrabili con il controllo visivo e di norma con indagini strumentali. Le anomalie riscontrate sono tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia drasticamente ridotto.Per questi soggetti, il tecnico incaricato deve assolutamente indicare dettagliatamente un’insieme di interventi colturali. Tali interventi devono essere finalizzati alla riduzione del livello di pericolosità e devono essere compatibili con le buone pratiche arboricolturali. Qualora realizzati, il tecnico valuterà la possibilità di modificare la classe di pericolosità dell’albero.Nell’impossibilità di effettuare i suddetti interventi l’albero è da collocare tra i soggetti di classe D. È ammessa una valutazione analitica documentata.
CLASSE D ESTREMAGli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, manifestano segni, sintomi o difetti gravi, riscontrabili con il controllo visivo e di norma con indagini strumentali.* Le anomalie riscontrate sono tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia ormai esaurito.Per questi soggetti, le cui prospettive future sono gravemente compromesse, ogni intervento di riduzione del livello di pericolosità risulterebbe insufficiente o realizzabile con tecniche contrarie alla buona pratica dell’arboricoltura. Le piante appartenenti a questa classe devono, quindi, essere abbattute. È ammessa una valutazione analitica documentata.

L’attività diagnostica che A.S.Ter. fa eseguire da tecnici specialistici, con oltre 600 controlli approfonditi sulle alberature cittadine a maggior rischio, ha stabilito che quelle piante tagliate erano in categoria D. Chi avesse evidenze diverse, intraveda abusi, sospetti difformità, più che andare a stendersi teatralmente sui ceppi a favor di obiettivo della macchina fotografica per poi postare le foto sui social, dovrebbe denunciare quanto ritiene alla Procura della Repubblica, assumendosene la responsabilità, nel bene e nel male. È questa la linea di discrimine tra la voglia di protagonismo e il reale anelito di tutela del verde. Perché l’ammoina non serve mai, a nessuno. Di mezzo, oltre che la vita delle piante, c’è la vita delle persone e, infine, il mancato taglio di una pianta a rischio che dovesse schiantarsi non porterebbe in tribunale i “comitati del no”, ma i responsabili del verde urbano che per scegliere si avvalgono di tecnici specializzati e tecnologie, non della pancia di chi fa qualsiasi altro mestiere.

Aster spiega che «Tutti gli interventi ed i controlli avvengono in accordo con gli uffici del Comune di Genova, con applicazione di metodologie scientifiche ed approccio razionale, con l’obiettivo di ridurre il rischio di schianto delle alberature, caduta rami e sradicamenti, per evitare danni a cose e soprattutto a persone. L’impegno è gravoso in quanto a seguito dei controlli spesso è necessario intervenire con urgenza per eliminare eventuali pericoli. I danni alle alberature sono dovuti a tante e diverse ragioni. È evidente che gli alberi vecchi, che hanno subito più danni nel tempo, sono quelli più a rischio, ma  alcune specie sono più fragili rispetto ad altre. Inoltre i lavori di scavo al sedime stradale hanno gravissime ripercussioni sugli alberi, anche dopo decine di anni, facendoci dimenticare che la pianta cerca di sopravvivere ma i danni agli apparati radicali non si possono curare».

«Tuttavia possiamo capire lo sconcerto di alcuni cittadini che non comprendono la necessità degli abbattimenti a fronte di alberi che talvolta non presentano sintomi esterni evidenti: funghi cariogeni o agenti di marciumi radicali non danno effetti sulla capacità vegetativa degli alberi, rendendoli ancora più pericolosi perché particolarmente pesanti ma incapaci di sostenersi: le radici assorbenti funzionano anche in presenza di marciumi, ma quelle portanti possono essere irrimediabilmente danneggiate» continuano ad Aster.

«A fronte dei necessari abbattimenti, il Comune di Genova ha predisposto con A.S.Ter.  un piano di interventi teso ad evitare di reimpiantare alberi sottomessi ad altre chiome, prestando particolare attenzione però a reimpianti completi di vie o di tratti omogenei di viali – proseguono all’azienda -. Vero è che nel corso dei controlli ciclici sulle alberature delle aree più frequentate sono emerse forti criticità su alcuni alberi dei Giardini di Piazza Verdi. L’attività di reimpianto è già iniziata e proseguirà nelle prossime settimane. A.S.Ter. dichiara la propria disponibilità a mostrare sul campo a chiunque lo richieda quanto è stato dalla stessa realizzato sul verde dell’intero territorio comunale negli ultimi due anni».

C’è chi pretende assemblee su ogni albero e, in generale, su ogni manutenzione fatta in ogni campo. Facile immaginare quanto questo rallenterebbe l’attività che secondo i cittadini, a volte a ragione, non è mai abbastanza veloce. La struttura della nostra democrazia è questa: col voto si delega l’amministrazione ai politici, la politica delega ai tecnici. Se i cittadini hanno dubbi sull’operato politico possono non rinnovare la fiducia agli eletti, se hanno dubbi sull’operato tecnico possono rivolgersi alla Procura della Repubblica, mettendoci la faccia (mettendola sui social non si ottiene che qualche ora di popolarità qualunquista). Se si discute su ogni albero in assemblea, non sui dati tecnici ma sulla pancia delle persone (alcune persone, spesso sempre le stesse, senza che abbiano la preparazione tecnica per giudicare) gli alberi avranno tutto il tempo di caderci sulla testa. E non solo quelli.

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