Ancora un incendio all’ex albergo Trezzano

Ennesimo allarme nel buco neri di Voltri, proprietà di Arte, da quasi 5 lustri ricettacolo di topi e sporcizia, oltre che di pessime frequentazioni. Aste andate deserte (dello stabile, dopo l’incendio in cui, 23 anni fa, è morto il titolare restano solo la facciata e un cratere), studi di fattibilità rimasti lettera morta e l’abbandono che sta uccidendo la zona. Il Municipio valuta di chiedere l’intervento del Nas

Oggi sono di nuovo dovuti intervenire i Vigili del fuoco. Il cratere che è quel che resta del fu albergo Trezzano, insieme alla facciata, è diventato anche luogo di incontro «di brutti giri» dice Matteo Frulio, assessore municipale, riportando quel che dicono i residenti della zona ormai esasperati.

Nel corso del tempo sono stati diversi i soggetti politici che hanno chiesto di eliminare il buco nero del territorio voltrese, ma nulla è servito. Arte ha a più riprese tentato di vendersi i ruderi, ma le aste sono andate sempre deserte, nonostante i prezzi irrisori. C’è più poco da recuperare, la facciata, appunto, ma ogni progetto deve interfacciarsi con la Soprintendenza ed è esclusa la crescita dei volumi.
«Nel 2015 e 2016 – dice l’assessore municipale Matteo Frulio – abbiamo riqualificato la strada con una nuova pavimentazione e ci fu la promessa di Arte, proprietaria dell’immobile, che avrebbe risolto la questione. Il nostro obiettivo era quello di recuperare la struttura trasformandola in condominio o casa di riposo per anziani oppure di radere al suolo tutto per fare una piazzetta, ma la facciata è vincolata e questa ultima ipotesi non è percorribile».

Per ora resta solo il degrado che si aggrava di giorno in giorno, nonostante Arte sia ente della Regione. Nonostante questo, non fa alcuno sforzo per trovare una soluzione al problema anche senza intascare nulla. Di fatto, il valore dell’ex immobile è pari a zero e forse bisognerebbe dare un contributo a qualcuno di buona volontà che ci volesse metter mano per recuperare condizioni di sicurezza sia sotto il profilo edilizio sia sotto quello dell’ordine pubblico.
«L’ultima pulizia che è stata fatta – spiega Frulio – ha avuto come esito l’abbandono del materiale di risulta in loco». Insomma, non c’è nulla che faccia pensare a un’attenzione pubblica alla situazione.

Alla luce di tutto questo, il Municipio sta pensando a come costringere la proprietà a occuparsi della struttura che si trova nel cuore della delegazione dell’estremo ponente genovese. Se occorrerà, è pronta anche a denunciare le condizioni igienicosanitarie e di sicurezza.

L’edificio è stato probabilmente, in tempi antichi, un ospedale degli Ospitalieri, poi una delle ville fuori porta della famiglia Lomellini. Non lontano è il cristo gotico sulla facciata di un palazzo in via Muzio. Dal 1998 il tetto andato in cenere è sostituito da una copertura e le impalcature sono state rifatte più volte perché a loro volta degradate.

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