Detenuto si taglia la gola per protesta, salvato dalla Polizia penitenziaria

L’uomo, un trentottenne detenuto per aver ferito gravemente un connazionale nel centro storico, è un ex pugile. Aveva sfigurato l’uomo che aveva aggredito procurandogli un taglio molto profondo tra l’orecchio e il mento

<Questa volta l’uomo (un ex pugile dalla considerevole stazza) ha rischiato di morire non per una lite tra connazionali bensì per mano sua – racconta il segretario regionale del SAPPe Michele Lorenzo – il detenuto, da pochi giorni trasferito dal carcere di la Spezia in quello di Chiavari, per motivi ancora da accertare, ha dato in escandescenza ed armato di una lametta da barba (i detenuti ne hanno regolare possesso) ha iniziato a procurarsi dei tagli su varie parti del corpo con la minaccia di recidersi la gola se fosse stato avvicinato da chicchessia. La sua protesta è andata avanti per qualche ora sino a quando il personale è riuscito ad intervenire bloccandolo quando aveva già iniziato a tagliarsi la gola. L’intervento provvidenziale della Polizia Penitenziaria ha consentito di affidare detenuto alle cure ospedaliere dove tutt’ora è ricoverato>.

<È assurdo che nelle carceri liguri non vi sia una seria programmazione della gestione di questi detenuti psichiatrici – prosegue Lorenzo -. Il livello di pericolo è elevato. In Liguria oltre all’assenza del carcere di Savona, non è ancora stata consegnata la R.E.M.S. di La Spezia (luogo di cura per i detenuti psichiatrici ultimata ma ancora non consegnata), opere pubbliche fondamentali per il benessere penitenziario ligure. Nelle carceri liguri l’assistenza sanitaria è in subordine al numero dei detenuti invece dovrebbe essere in ragione della tipologia dei detenuti, inoltre solo Genova Marassi e Sanremo possono contare sulla presenza h24 del settore sanitario, gli altri istituti è garantita fino alle 20/22, infine è insufficiente l’assistenza ai detenuti psichiatrici. Ci sono troppi buchi neri nella gestione sanitaria delle carceri liguri – conclude il dirigente del SAPPe – oggi l’unica cosa certa è l’intervento della Polizia Penitenziaria, sempre provvidenziale e risolutivo. Diversamente oggi Chiavari avrebbe forse raccontato un’altra pagina di cronaca nera delle patrie galere. Forse è il momento di chiedere l’intervento della magistratura>.

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