Rifiuti, la Corte dei Conti boccia la gestione extracosti. Piciocchi aumenta la Tari fino al 20%

“Buco” da oltre 20 milioni di euro. I commercianti Confcommercio: <Chi inquina paghi> e chiedono di aumentare la tariffa alle famiglie. Amiu, secondo l’associazione, avrebbe già fatto degli studi in questo senso

La soluzione individuata per coprire gli extra costi (cioè le spese necessarie per smaltire quello che non finisce nella discarica di Scarpino, che pure è stata riaperta) non è piaciuta alla Corte dei Conti: il Comune, secondo le normative vigenti, non può coprire i costi prendendo i fondi dalle proprie casse come aveva ipotizzato Tursi. Cronaca di una crisi annunciata (quantomeno dalla minoranza in consiglio comunale) e ora l’assessore al Bilancio Pietro Piciocchi se ne esce allargando le braccia e annunciando un pesante quanto prevedibile rincaro, pari al 20% della tariffa pagata lo scorso anno dai genovesi e annuncia che ci saranno sgravi per i meno abbienti.
Immediato l’assalto al fortino di Tursi dei commercianti che temono che su di loro si scarichi una parte consistente della cifra da coprire. Già hanno preso picche dal Comune quando hanno chiesto di bloccare la Tari per i periodi in cui sono rimasti chiusi o hanno lavorato di meno per il Covid. Piciocchi ha subito ribaltato le responsabilità sul Governo, spiegando che da Roma per questo non sono arrivati fondi. Certamente non ce ne ha messi il Comune che, pur dovendo applicare la tariffa per la stessa regola che ora impone a scaricare gli extra costi sui cittadini, avrebbe, decidendolo, potuto trovare forme di compensazione.
Il terrore dell’associazione di categoria è che, come avviene in tutta Italia, la percentuale della tariffa di smaltimenti pesi più sulle imprese che sui cittadini. Già da anni i commercianti chiedono di “riequilibrare” la tariffa tra abitanti e aziende.

<In questo scenario – dice Paolo Odone presidente Confcommercio Genova – l’unica cosa che possiamo affermare con estrema sicurezza è che le imprese non possono assolutamente sopportare l’ aumento di una tassa che hanno continuato a pagare malgrado fossero chiuse o con attività ridotta al lumicino. Inoltre – e lo diciamo da anni-  questa tassa deve essere applicata e pagata sulla base della quantità di rifiuti prodotti secondo il principio comunitario “chi inquina paga” e non sono certo le imprese che producono la maggiore quantità di rifiuti sul nostro territorio e i maggiori costi di raccolta. Vi è quindi una evidente ingiustizia di fondo nella ripartizione di questi costi e ciò produce un grave danno alle nostre imprese. Perciò ancora una volta chiediamo che il  Comune  provveda ai necessari interventi perequativi che adesso sono improcrastinabili. Ci risulta tra l’altro che anche Amiu abbia fatto seri studi sull’argomento e che da questi risulti che le imprese stanno pagando il doppio rispetto alla quantità di rifiuti prodotti.

Secondo Oscar Cattaneo, vice presidente Confcommercio Genova, la politica in passato non avrebbe ritenuto di applicare la ripartizione secondo quella che per lui è la modalità <corretta> perché <è la legge che lo prevede>, cioè pesando di più sulle famiglie e meno sulle imprese.

<Confermiamo quindi, con forza –  conclude Odone – la nostra richiesta affinché, si tenga conto di quanto prevede la normativa in materia di rifiuti e cioè che deve pagare di più chi produce più rifiuti e quindi fa aumentare i costi, sottolineando altresì che le imprese alle quali è sempre stato richiesto più del dovuto, quest’anno hanno addirittura dovuto pagare un servizio che non hanno potuto usare, ma che da ora non sono più disposte ad accettare tali ingiustizie. Chiediamo quindi un incontro urgente all’assessore Picciocchi>.

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