Gelo sulla città: temperature anche sotto zero. Un clochard muore per strada
L’uomo, che aveva tra i 50 e i 60 anni, è stato soccorso e portato al Galliera, ma era ormai troppo tardi. Sono almeno una cinquantina le persone che dormono in strada nella nostra città. Alcune sono in attesa di un posto letto al coperto dopo il test Covid obbligatorio per entrare nei dormitori, altre non vengono accolte perché hanno con sé cani o perché etilisti molesti. Ci sono, poi, anche quelli che rifiutano di avere un tetto sopra la testa, ma quella che li vuole quasi tutti a rifiutare accoglienza “per partito preso e scelta di vita” è la leggenda metropolitana con cui i benpensanti si lavano la coscienza. A volte esistono anche problemi psichiatrici che andrebbero curati così come quelli fisici. Facciamo abbastanza per evitare a questa gente di rischiare la morte in condizioni meteo critiche?
La cronaca della morte del pover’uomo la fa questa mattina il quotidiano “Il Secolo XIX”: il clochard è stato trovato già in condizioni critiche da un tassista nel suo giaciglio a pochi passi dall’ospedale Galliera. È intervenuto il 118 che ha tentato di sottrarre l’uomo al grave stato di ipotermia in cui si trovava e lo ha trasportato nel vicino ospedale dove, però, il senza fissa dimora è morto. Non resta ora che cercare di capire chi era (con sé non aveva documenti) e tentare di rendere la salma alla famiglia, se ne aveva una. Una storia di solitudine come tante, finita tragicamente, mentre sono moltissime le persone che in questi giorni di freddo rischiano la vita dormendo all’aperto. Stamattina il termometro è sceso sotto lo 0 ad Apparizione e a Sant’Eusebio e in molte zone collinari. Lastre di ghiaccio sono state segnalate a Molassana dove i mezzi Amt erano in difficoltà. Anche in centro, però, la situazione non è rosea per chi non ha una casa: le temperature minime di oggi rilevate dall’associazione ligure di meteorologia Limet, parlano della minima più alta rilevata a Nervi (6,7 gradi), ma la maggior parte dei termometri cittadini è rimasta nel range tra -0,1 e 3,3 gradi.
Quante sono le persone che dormono all’aperto o in ripari di fortuna anche in queste condizioni? Circa una cinquantina. La crisi ha aumentato il loro numero negli ultimi mesi. Quanti dormono all’addiaccio per loro deliberata scelta anche con questo clima rigido? Pochissimi e tra questi i più hanno problemi psichiatrici di cui la collettività dovrebbe farsi carico oltre che delle condizioni fisiche e sanitarie. Sono italiani e stranieri, più uomini che donne, di tutte le età.
In periodi come questi per un posto nei vari dormitori c’è la fila. Non si viene (giustamente) ammessi senza il risultato di un tampone molecolare, per evitare che i luoghi in cui le persone senza fissa dimora trovano aiuto e riparo diventino focolai. Il risultato del tampone, come si sa, non è, però, immediato e chi non ha chiesto aiuto in anticipo rispetto al calo delle temperature è fuori, al vento gelido.
C’è una cosa di cui si parla troppo poco: spesso i dormitori non accettano persone con problemi di etilismo (che magari hanno già generato guai in passato ed è comprensibile che alcune delle associazioni non vogliano farsene carico perché dovrebbero provvedere anche a un servizio di sorveglianza) e con animali al seguito. Sono molti i clochard che hanno con sé dei cani. Tutta questa gente rimane per strada senza appello e senza poter scegliere. Per tutta questa gente, non si può far finta di non sapere che dovrebbero provvedere le istituzioni. Non ci si può nascondere dietro la frase fatta “sono loro che non vogliono aiuto”.
In copertina: foto d’archivio


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.