Scompare Franco Loi, uno dei più grandi poeti del Dopoguerra

Era nato a Genova nel gennaio 1930. Avrebbe compiuto 91 anni tra pochi giorni. Aveva anche lavorato come impiegato allo scalo merci del porto. La notizia della sua scomparsa è stata data su Twitter dal sindaco di Milano Giuseppe Sala

<Apprendiamo con tristezza la notizia della scomparsa di Franco Loi, poeta e apprezzato critico letterario – ha scritto Sala sul social -. Di lui Milano ricorderà la sua straordinaria lirica colma di realismo, capace di mescolare diversi elementi ed influenze>

Franco Loi era nato a Genova da padre sardo e da madre emiliana. Seguendo il padre ferroviere si trasferì nel 1937 a Milano dove si diplomò in ragioneria. Successivamente ha lavorato come contabile allo scalo merci di Lambrate, come impiegato allo scalo merci del porto di Genova fino al 1950 per diventare in seguito, nel 1955, incaricato per le relazioni pubbliche presso l’Ufficio pubblicità della Rinascente. Dal 1962 ha lavorato all’Ufficio Stampa della casa editrice Arnoldo Mondadori Editore.

Dopo essere stato attivo militante comunista, aveva aderito al movimento della nuova sinistra, ma dagli anni settanta lasciò sostanzialmente l’attività politica, assumendo posizioni molto personali, con forte accentuazione di una religiosità anarchico-libertaria. Le prime produzioni poetiche vanno dal 1964 al 1975. Nel 1973 esordì come poeta in dialetto.

Oltre alle raccolte di poesia, Loi ha scritto, nel 2001, un libro di racconti intitolato “L’ampiezza del cielo” e ha pubblicato diversi saggi. Loi è stato vincitore del Premio Bonfiglio per la raccolta Stròlegh, del premio Nonino per Liber e recentemente ha ricevuto il Premio Librex Montale e il Premio Brancati 2008 (sezione poesia) con il libro Voci d’osteria. È stato insignito dalla Provincia di Milano della medaglia d’oro e ha inoltre ricevuto dal Comune di Milano l’Ambrogino d’oro e il “Sigillo Longobardo della Regione Lombardia”.

Contributore di numerose riviste e redattore del Il Sole 24 ore, a dicembre del 2018 rilascia alla rivista Affari Italiani un’intervista dal titolo “Mussolini ha fatto più di tutti per gli operai”, nella quale riprende la retorica del cosiddetto paradosso democratico, sostenendo che la sua azione in termini mutualistici, assistenziali e previdenziali restò ineguagliata dai politici successivi. Il video era stato, in realtà prima postato su Facebook, che lo aveva, però, bannato. Affari Italiani aveva, allora, ripreso e rilanciato il video.

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