Prima nata a Genova di pelle scura, è scontro tra Toti e Lega

Il primo giorno dell’anno il leader di “Cambiamo!” decide di gettare il sasso nello stagno: posta la foto della prima nata a Genova, che è di origine nigeriana e, in merito alla prima nascite in Liguria (3 su 4 sono figli di stranieri), scrive <Benvenuto ai primi liguri>. Scoppia la bagarre sulla pagina Facebook. Si ribellano i leghisti. Prima la base, talvolta con toni scomposti (e il Presidente della Regione fa sapere che cancellerà <i commenti razzisti>), poi arriva il capogruppo in via Fieschi Stefano Mai, infine il leader ligure del Carroccio, Edoardo Rixi. Che cadono nella trappola politica: si apre ufficialmente la frattura tra la compagine di Toti e la Lega

I segnali c’erano da tempo: la sanità leghista disarticolata dal presidente della Regione Giovanni Toti (non rinnovato il commissario di Alisa, cambiati quasi tutti – meno uno i direttori generali di Asl e aziende sanitarie) i soli due assessori concessi sulla scorta della batosta elettorale del Carroccio. In realtà le ruggini tra il leader della Lega ligure Edoardo Rixi e Giovanni Toti hanno radici più antiche, ma ora non è più questione di fioretto: la dichiarazione del leader di “Cambiamo!” è una scelta di campo, indirizzata, forse, ad ipotecare un posto nell’area centrista che, è evidente, si sta costituendo per prendere (anche) il posto di Forza Italia, il partito-azienda di Silvio Berlusconi destinato a durare finché lui potrà guidarlo, ma che ben difficilmente gli sopravviverà ed è ridotto ai minimi termini, specialmente in Liguria. Poi “Cambiamo”, più che alla Lega (i cui voti persi alle Regionali sono finiti più che altro a Fratelli d’Italia) alle ultime elezioni ha eroso preferenze al Pd e al centro-centrosinistra.
In quel pezzo di quella area centrista potrebbero confluire altre forze di area centro-destra e centro-sinistra. Non a caso agli affondi di Rixi risponde, con una nota, “Cambiamo!” nazionale e non la realtà ligure del partito, nonostante il tema sia squisitamente territoriale.
Un segnale un po’ differente viene anche dal silenzio di Fratelli d’Italia, per cui il no allo “ius soli” è un cavallo di battaglia come per la Lega. È come se i meloniani liguri dessero per scontato che Toti non abbia voluto entrare con veemenza agendo sul nervo scoperto della destra ma, come lui dice, abbia voluto semplicemente dare un messaggio beneaugurante e generalizzato di speranza, prendendo semplicemente atto dello status quo: la presenza degli stranieri che, cittadini italiani o no, qui vivono, lavorano, studiano e, appunto, nascono. Tra Lega e Fratelli d’Italia in Regione non corre buon sangue. Lo si capisce anche dai comunicati separati che arrivano dai rispettivi assessori sulla stessa delibera di giunta.
Questo indizio porterebbe non alla costituzione di un terzo polo centrista-ago della bilancia, ma a una sorta di “partito dei governatori” nazionale in cui la Lega potrebbe entrare solo per la parte che fa riferimento a Giorgetti e a Zaia (che in Veneto ha dato alle Regionali una dimostrazione muscolare: la sua lista ha preso due volte e mezzo le preferenze di quella primaria della Lega). Si taglierebbe fuori, insomma, la destra salviniana (Rixi è un fedelissimo di Salvini), dopo che la guida del leader ha dimostrato di fare acqua, perdendo 5 o 6 punti in 12 mesi in Italia (più di qualsiasi altro partito italiano) e in Liguria ha preso una batosta seppur inserita nel centrodestra vittorioso. Ma quest’ultima ipotesi è, per adesso, fantapolitica. La cosa certa è che stamattina Toti ha scelto di scrivere un post che sin dalla foto era chiaro che sarebbe spiaciuto ai seguaci locali di Alberto da Giussano. Ha immediatamente abboccato, con quel “riflesso pavloviano” di cui parla, poi, il comunicato di “Cambiamo!” nazionale, il solito stormo di commentatori da social. Dopo i botta e risposta nei commenti nel post di Toti (non solo a cura dei totiani, ma anche di tanta gente comune anche di centrosinistra) sono arrivati i “carichi”: il capogruppo Mai e il leader ligure Rixi.

<Non si può definire italiano, né ligure, chi nasce sul nostro territorio da genitori stranieri – scrive in una nota Stefano Mai, capogruppo consiliare Lega -. Auguri e benvenuti a tutti i nuovi nati del 2021 in Liguria, ma ribadiamo che per essere italiani e liguri sia necessario intraprendere un percorso ben definito e quindi richiedere successivamente la cittadinanza, secondo quanto previsto dalle norme vigenti. No allo Ius soli. Con la Lega al governo in Liguria così come, speriamo presto, a Roma non accadrà mai che l’acquisizione della cittadinanza italiana avvenga come semplice conseguenza del fatto giuridico di essere nati in Italia. Occorre difendere le nostre tradizioni e la nostra identità. Pertanto, la trasmissione alla prole della cittadinanza dei genitori, sulla base della discendenza e non del luogo di nascita, è fondamentale>.

<Quella bambina non è ligure, la nostra posizione è chiara e nota, la Lega è contraria allo ius soli e fino all’altro ieri questa era anche la posizione di Toti -. ha detto all’AdnKronos, Edoardo Rixi, deputato e leader ligure della Lega – Lei non è cittadina dello Stato, se arriva lo ius soli lo sarà, ma per ora non lo è. Niente contro di lei, ma devo dire che poi non apprezzo il fatto che si mettano in mezzo bambini appena nati e si utilizzino per commenti politici. Speriamo che la Liguria possa dare prospettive a tanti, ma noi, come maggioranza in Regione, siamo contro lo ius soli>.

<Stupisce, lascia amareggiati e per la verità anche un po’ perplessi che qualcuno, in un anno come questo, riesca a fare polemica anche su un post di benvenuto al mondo per una bimba nata in una notte così carica di dolore e di speranza – risponde Giovanni Toti sulla propria bacheca Facebook -. Nel Paese con il tasso di natalità più basso del mondo, una nuova creatura è un fatto positivo, quale che sia la sua nazionalità e il colore della sua pelle. Greta, si chiama così, è nata in un ospedale ligure, con medici e infermieri liguri. Sua madre ha in tasca una tessera sanitaria del nostro Paese. Non ho chiesto alla Direzione del San Martino se fosse immigrata, naturalizzata, cittadina italiana o di un altro Paese. Francamente non me ne frega nulla in questo caso. Greta è nata qui, andrà qui in Liguria all’asilo e a scuola. I suoi genitori e anche lei, quando crescerà, da lavoratrice avrà gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri lavoratori. E gli stessi diritti e doveri sociali. Nulla c’entra tutto ciò con i diritti politici concessi dalla cittadinanza, provenga essa dallo Ius soli o da altri strumenti di diritto. Di questo si occuperà il Parlamento nazionale, non certo la nostra Regione. Ed è un dibattito assai più complesso di quello che ruota attorno a un post. Se mai il Parlamento deciderà di affrontare questo tema (direi che oggi francamente abbiamo altre priorità), spero che tutti i partiti lo facciano consapevoli della delicatezza dell’argomento e dei sofisticati risvolti civili, sociali, legali ed economici che porta con sé. E senza l’approssimazione e i sottotesti sgradevoli che ho letto e ascoltato oggi nell’assurdo dibattito su un neonato!>.

<La cittadinanza la concede lo Stato nazionale, non è competenza regionale. Accogliere un bimbo appena nato è un atto di gioia e civiltà che dovrebbe unire più che creare polemiche, soprattutto in un anno come questo. Greta è nata e muoverà i suoi primi passi in una regione italiana, che si occuperà di lei come stabilito dalle leggi nazionali – recita una nota dell‘esecutivo nazionale di Cambiamo!, il partito guidato da Giovanni Toti -. Dare il benvenuto a una bimba appena nata e definirla ligure da parte del presidente della Regione significa semplicemente affermare che la Liguria è un luogo civile dove ci si occupa di chi viene al mondo e si gioisce per una nuova vita. Tirare in mezzo lo ius soli denota, più che una propensione polemica, un riflesso pavloviano. Non si tratta infatti in alcun modo di mettere in discussione i diritti politici concessi dalla cittadinanza>.


Ultima nota: chi cura i social del sindaco Marco Bucci ha chiamato la bimba Greta e l’ha illustrata bianca. C’è da dire che il primo comunicato del San Martino la chiamava proprio Greta anziché Graeter, il vero nome arrivato un’ora dopo il post del sindaco in un comunicato dove c’era anche la foto (che vedete qui sotto). Nel primo, precedente, comunicato stava, però, già scritto che i genitori della piccola sono entrambi nigeriani.

Graeter con la sua mamma

La capogruppo della Lega in consiglio comunale Lorella Fontana definisce la bimba “genovese”, proprio come Toti la definisce ligure.

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