Aumento dell’Rt e ferie festive: così rischiamo la zona arancione
Ansaldi: <Negli ultimi giorni incremento del numero dei malati, ci stiamo discostando dall’Rt sotto l’1>. Ma uno dei fattori che potrebbero confinare la Liguria nell’area di medio rischio, quella arancione, con tutte le misure conseguenti, potrebbe essere il forte rallentamento delle dimissioni dagli ospedali nei giorni festivi, in cui si sono rallentati o quasi fermati sia i tamponi, sia la registrazione dei decessi
<Da una quindicina di giorni abbiamo un Rt prossimo all’unità. Vuole dire che ogni soggetto (contagiato n. d. r.) ne infetta un altro – ha detto il professor Filippo Ansaldi, responsabile Prevenzione Alisa. Cosa vuole dire questo? Che bisogna prestare grande attenzione per far sì che non ci sia un incremento di casi>. Purtroppo negli ultimi giorni, ha detto Ansaldi, si è osservato un incremento nel numero di malati <e quindi ci stiamo discostando da quell’Rt 0,95 che abbiamo stimato essere l’Rt nell’ultimo mese>. Cioè: l’Rt è in salita.
Ansaldi ha parlato di una <situazione di stabilità con Rt prossimo all’1, con accessi costanti nei nostri ospedali. Questo vuole dire che il rispetto delle regole è fondamentale per far sì che la situazione non diventi di nuovo drammatica come qualche mese fa>. Insomma: tutto e niente, un discorso che mette in guardia e sembra preparare l’opinione pubblica a numeri futuri più alti.
Il problema che rischia di trascinare la Liguria in zona arancione dopo il semi lockdown nazionale delle feste potrebbe, però, essere determinato prima di un ipotetico aumento dell’Rt, da un altro fattore, il rallentamento di un po’ tutte le attività della sanità per le feste.
Rallentamento che ha investito anche i test. La Liguria, che ha tre volte la popolazione della provincia autonoma di Trento, sotto le feste ha effettuato un terzo dei tamponi molecolari. Tanti punti drive through per i test rapidi (non validi per il conteggio dei positivi, ma per individuarli e sottoporli a test molecolari sì) hanno addirittura chiuso.
Il numero dei positivi rilevati e dichiarati era, quindi, ristretto, ma probabilmente sottostimato, tanto che i numeri resi oggi, relativi ai test fatti ieri (cioè nella prima giornata feriale) sono immediatamente aumentati con l’aumentare dei tamponi. Solo che concentrandosi possono pesare sui conteggi dei parametri nazionali che fanno scattare l’automatismo che attribuisce le fasce di rischio e, quindi, le misure di contenimento gradatamente più stringenti.
Le registrazioni dei decessi sono state per giorni minime e per giorni il presidente della Regione Giovanni Toti ha avvertito di non farsi abbagliare dai numeri bassi relativi alla mortalità. I decessi non vengono registrati il giorno in cui accadono. Nel periodo di picco della seconda ondata, ad esempio, in un giorni i morti registrati hanno superato la trentina dopo un fine settimana “tiepido” su questo versante. Erano quasi tutti provenienti dalla Asl dell’estremo ponente e relativi a un ampio periodo di tempo.
Su questo tema, ieri, Toti ha detto: <Dopo i giorni di festa ci aspettavamo una ripresa dei decessi registrati, fortunatamente meno violenta di quella che abbiamo vissuto prima di Natale -. Mi auguro che si possa stabilizzare su numero come questi o in ulteriore discesa>.
Altra partita è quella delle dimissioni, quella che rischia di incidere negativamente sul futuro delle misure dedicate all nostro territorio. Ieri il presidente della Regione ha fatto capire nella diretta Facebook di fine giornata che il ritmo rallentato delle dimissioni nei giorni festivi non era accettabile. E oggi sono ripartite, si dice dopo un intervento piuttosto rigido sulle strutture sanitarie. Non è una novità del Covid che le dimissioni domenicali siano estremamente ridotte se non nulle: accade da sempre. Solo che ora quattro giorni festivi in una sola settimana, mentre nei pronto soccorso degli ospedali affluivano circa 50 malati Covid al giorno, rischia di far aumentare i numeri e di mandare a carte e quarantotto i nostri indicatori e di relegarci, quindi, alla zona arancione.
Non sarebbe davvero una bella cosa se la nostra economia dovesse sopportare un nuovo stop non per l’aumento dei contagi, ma per il rallentamento delle attività “burocratiche”.


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