Carabinieri, 19 denunciati: percepivano assegno sociale Inps senza averne titolo

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Genova hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria altre 6 persone ritenute responsabili di aver indebitamente percepito erogazioni in danno dello Stato

Nello specifico, le erogazioni percepite si riferiscono al c.d. “assegno sociale”, prestazione economica disciplinata dall’art. 3, co. 6 della L. 335/1995, erogata a domanda a carattere provvisorio e versata dall’I.N.P.S. ai cittadini italiani, agli stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza ed ai cittadini extracomunitari/rifugiati/titolari di protezione sussidiaria con permesso di soggiorno CE per soggiorni di lungo periodo, in possesso di specifici requisiti di età, di reddito e di residenza.
Relativamente all’età, possono beneficiare dell’assegno sociale le persone che dopo il 1° gennaio 2018 abbiano compiuto 66 anni e 7 mesi d’età, e questo è stato l’unico requisito rispettato dagli indagati.
Riguardo agli altri due presupposti, ovvero reddito e residenza, il beneficio viene corrisposto quale forma di prestazione assistenzialistica ai cittadini sprovvisti di reddito, ovvero aventi redditi d’importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge fissati in 5.889 euro annui (11.778 per i coniugati). Inoltre, dal 1° gennaio 2009, è necessario soggiornare legalmente ed in modo continuativo in Italia per almeno 10 anni. Soggiorni all’estero del titolare che durino più di trenta giorni, salvo che ciò sia dipeso da comprovati gravi motivi sanitari, comportano infatti la sospensione dell’erogazione. La prolungata sospensione per un periodo di un anno, per il perdurare della mancata residenza sul territorio nazionale, comporta la revoca del beneficio.
I controlli, sviluppati in sinergia con lo stesso Ente previdenziale, sono iniziati nell’agosto del 2018 ed hanno riguardato l’arco temporale compreso fra il 2006 ed il 2019. È stata analizzata una corposa lista di persone, sia italiane che straniere, filtrata attraverso una serie di verifiche incrociate sulle diverse banche dati disponibili al fine di focalizzare gli approfondimenti di indagine su quelle posizioni ritenute particolarmente sospette rispetto ai richiamati requisiti.
Gli accertamenti hanno documentato come alcuni indagati, seppur in possesso di rilevanti patrimoni di beni mobili ed immobili, in taluni casi superiori a centinaia di migliaia di euro e pertanto in grado di garantire il mantenimento di un elevato tenore di vita, abbiano dichiarato un sedicente stato di bisogno derivante dal non avere reddito o percepirne uno inferiore ai predetti limiti di legge.
Altri, benché da tempo residenti in Paesi esteri, ove peraltro sono risultati svolgere attività lavorative retribuite in misura superiore ai richiamati minimi reddituali annui, hanno certificato di conservare una residenza stabile e continuativa sul territorio nazionale da almeno dieci anni, presupposto necessario per il mantenimento del diritto alla prestazione in quanto l’assegno sociale non è erogabile all’estero.
I militari dell’Arma hanno anche scoperto due casi in cui entrambi i coniugi, pur non avendone titolo, avevano inoltrato le singole domande beneficiando dell’assegno sociale.
Contestualmente al deferimento in stato di libertà è stata avanzata richiesta di sequestro preventivo per equivalente delle somme indebitamente percepite, per un importo complessivo pari ad oltre mezzo milione di euro.
Il nome convenzionale “PAPA TRAFIC” dato all’indagine fa riferimento alla mansione svolta da uno degli indagati che stabilitosi stabilmente in Francia, oltre all’impiego nei settori della ristorazione e della pubblicità, ha ricevuto saltuariamente dei compensi dall’Amministrazione locale per l’attività di ausilio all’attraversamento pedonale dei bambini in prossimità degli orari di ingresso/uscita dagli istituti scolastici.
Gli accertamenti proseguiranno su ulteriori posizioni attualmente al vaglio degli inquirenti.

Per indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato (ex art. 316ter c.p.) sono state ottenute dall’A.G. sequestri per equivalente per oltre mezzo milione di euro, quest’anno sono stati deferiti per lo stesso titolo di reato 6 persone, ugualmente abbienti.Sei anziani cittadini, infatti, hanno illegittimamente usufruito del particolare beneficio assistenziale, disciplinato da una legge del 1995, erogato su istanza dell’interessato e versato dall’I.N.P.S. ai cittadini italiani, agli stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza ed ai cittadini extracomunitari/rifugiati/titolari di protezione sussidiaria con permesso di soggiorno CE per permanenze di lungo periodo, in possesso di specifici requisiti di età, di reddito e di residenza.Con riferimento all’età, il contributo è destinato alle persone che dopo il 1° gennaio 2018 abbiano compiuto 66 anni e 7 mesi, ed è questo l’unico requisito rispettato da tutti indagati essendo quanto mai complicato mentire sull’età.Riguardo agli altri due presupposti, ovvero reddito e residenza, il beneficio viene corrisposto quale forma di prestazione assistenzialistica ai cittadini sprovvisti di reddito, ovvero aventi redditi d’importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge fissati in 5.977 euro annui (11.955 per i coniugati). Inoltre, dal 1° gennaio 2009, è necessario soggiornare legalmente ed in modo continuativo in Italia per almeno 10 anni. Soggiorni all’estero del titolare che durino più di trenta giorni, salvo che ciò sia dipeso da comprovati gravi motivi sanitari, comportano infatti la sospensione dell’erogazione. La prolungata sospensione per un periodo di un anno, per il perdurare della mancata residenza sul territorio nazionale, comporta la revoca del beneficio.I controlli, sviluppati sempre in sinergia con la Direzione Provinciale di Genova, guidata dalla dott.sa Letizia CASELLA, hanno permesso quindi d’individuare ulteriori sei indebiti percettori, emersi a seguito dei continui accertamenti sulla corposa lista degli aventi diritto (ben 6.000) e dagli incroci con le diverse banche dati disponibili. Tra gli indagati, alcuni seppur in possesso di solidi patrimoni, beni mobili ed immobili che gli consentivano una agiata vita in quartieri di lusso hanno dichiarato un falso stato di indigenza, mentre altri, benché residenti da tempo in Paesi esteri hanno parimenti falsamente certificato una residenza stabile e continuativa sul Territorio nazionale da almeno dieci anni.I militari dell’Arma, al comando del Colonnello Gianluca FEROCE, Comandante Provinciale di Genova, sono riusciti a scoprire due singolari casi in cui entrambi i coniugi,residenti nel quartiere di Albaro, pur non avendone titolo, avevano astutamente inoltrato autonome domande e beneficiato così per mesi dello specifico contributo. Contestualmente al deferimento in stato di libertà è stata avanzata richiesta di sequestro preventivo per equivalente delle somme indebitamente percepite, per un importo complessivo pari a 140 mila euro ed informato prontamente l’Ente previdenziale per l’immediata sospensione del beneficio.Gli accertamenti proseguiranno da parte dell’Arma dei Carabinieri di Genova, poiché è ancora copiosa la lista dei beneficiari da verificare.

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