Le Regioni chiedono dad per tutte le Superiori e tamponi solo a sintomatici e contatti

Tra le richieste, quella di chiudere i ristoranti non prima delle 23 e i bar non prima delle 20, ma con prolungamento per chi può sistemare i clienti ai tavoli. Particolarmente intempestiva la richiesta di non chiudere gli impianti di risalita nei comprensori sciistici: proprio oggi girano in rete le foto degli assembramenti a Cervinia: cabinovie così stipate che il 18 nell’ora di punta, al confronto, è semivuoto

La richiesta di limitare i tamponi

Che il tracciamento sia ormai ampiamente sfuggito di mano è ormai sotto gli occhi di tutti: è come svuotare il mare con un cucchiaio. Nonostante gli asintomatici siano, comunque, infettivi (come provano due studi internazionali pubblicati su Twitter dal professor primario infettivologo dell’ospedale Sacco-università degli Studi di Milano Massimo Galli) le Regioni chiedono al Governo, <Al fine di rendere sostenibile il lavoro delle ASL/Regioni in tempo di emergenza riducendo il carico di lavoro dovuto alle difficoltà nel contact tracing> di <destinare i tamponi – molecolari o antigenici – solo ai sintomatici e ai contatti stretti, familiari e conviventi su valutazione dei Dipartimenti di prevenzione>. E anche di <riservare la telefonata giornaliera per i soggetti in isolamento o quarantena a specifici casi su valutazione dell’operatore di sanità pubblica>. Insomma, di rinunciare di fatto al reale tracciamento che, peraltro è ormai chiaro, è intempestivo e come tale del tutto insufficiente quando addirittura non inutile. Da quando è cominciata la prima ondata dell’epidemia riceviamo mail e messaggi da persone che attendono per giorni il tampone e finché non vengono riconosciute come ufficialmente positive il tracciamento non parte. Ad alcune famiglie la telefonata della Asl è arrivata che il congiunto positivo di cui tracciare i contatti era già stato sepolto o cremato. Nei giorni scorsi ci ha scritto una famiglia con una donna incinta contatto di caso che avrebbe avuto bisogno di una visita urgente legata alla gravidanza, ma in isolamento fiduciario in (lunga) attesa di tampone che comprovasse la non positività. Sono solo alcuni dei molti casi che ci sono stati segnalati. C’è gente, anche con patologie pregresse importanti, che, nonostante la segnalazione del medico di famiglia, aspetta per tempi lunghissimi. Di fatto, in molti casi, sono le persone che stanno male con sintomi compatibili col Covid e in attesa di tampone ad avvertire i propri contatti che se hanno a loro volta coscienza, si mettono in isolamento e altrimenti no. Questo non accade solo a Genova e in Liguria (dove peraltro sono stati superati da qualche tempo i 6 mila tamponi/giorno, salvo il fine settimana, a cui si aggiungono i test antigenici), ma un po’ in tutta Italia. Ormai si ottengono appuntamenti a media scadenza e si fa la fila per un tampone o un test rapido anche presso laboratori privati. A questo punto, sarebbe meglio dire che il tracciamento c’è sfuggito di mano e che serve solo a riempire tabelle di numeri non realistici.

Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha affidato a una lettera inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro della Salute Roberto Speranza e al ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia questa e altre richieste delle Regioni <salvo successiva ratifica in Conferenza, nei termini di cui alle allegate osservazioni>.

<In via generale, si fa rilevare la necessità di prevedere adeguate forme di ristoro per i settori e le attività economiche interessate dalle limitazioni introdotte dal provvedimento oggetto del presente parere, mediante la contestuale attivazione di specifici tavoli di confronto con i Ministeri competenti – scrive Bonaccini nelle sue osservazioni alla bozza del nuovo dpcm -. Si richiede l’estensione della didattica a distanza fino al 100% per le scuole secondarie superiori e per le università; di prevedere l’orario di chiusura per i ristoranti alle ore 23:00, con il solo servizio al tavolo; per i bar prevedere la chiusura alle ore 20:00 ad eccezione degli esercizi che possono garantire il servizio al tavolo. Eliminare l’obbligo di chiusura domenicale; eliminare all’art.1, comma 6 lettera f), il riferimento “impianti nei comprensori sciistici” (la chiusura degli impianti di cui si è parlato sopra); di prevedere nel fine settimana la chiusura dei centri commerciali, con eccezione di alimentari e farmacie>.
Inoltre, Bonaccini sottopone al Governo <la necessità di valutare le chiusure relative a: palestre, piscine, centri sportivi, cinema, teatri etc., anche valutando i dati epidemiologici di riferimento; di prevedere nel DPCM un impegno da parte del Governo a ristorare le attività che hanno subìto limitazioni e/o chiusure>.

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