La Venere di Botticelli agli Uffizi promossi dalla Ferragni? Era genovese

Nelle polemiche di questi giorni, che hanno visto contrapporsi entusiasti e censori (ma anche media che hanno diffuso un +24% delle visite dopo la “passerella Vip” e altri che hanno ricordato come nello stesso fine settimana i Musei Vaticani e il Colosseo abbiano fatto meglio e senza aver invitato influencer: +41% e + 38%) a molti sfugge che il soggetto centrale raffigurato nel quadro, sulla conchiglia, era una giovane genovese: Simonetta Cattaneo, che è raffigurata anche in uno dei personaggi della Primavera e in molti ritratti del maestro, si è sposata nella chiesa di San Torpete, nell’attuale piazza San Giorio ed è morta giovanissima, dopo aver conquistato l’ammirazione e il cuore degli uomini fiorentini. Ecco chi era

Simonetta nella “Primavera” rappresenta
Flora, l’allegoria della primavera stessa.

Lunghi capelli biondi, occhi chiari, incarnato pallido fatta eccezione per le guance rubizze, labbra perfettamente disegnate e fossetta sul mento. Non, non parliamo della blogger
Chiara Ferragni, moglie di Fedez, che ha accettato di fare da testimonial agli Uffizi di Firenze suscitando sentimenti contrastanti, ma della Venere di Botticelli, cioè di Simonetta Vespucci (il cognome del marito) che nacque dai nobili genovesi Gaspare Cattaneo della Volta e Cattochia Spinola il 28 gennaio 1453.

La chiesa del matrimonio in piazza San Giorgio a Genova

Si sposò nella chiesa di San Torpete, Simonetta. La chiesa in piazza San Giorgio, nell’attuale centro storico di Genova. Era l’aprile del 1469 e lei aveva appena sedici anni. Il marito, Marco Vespucci, era un lontano cugino del celebre navigatore Amerigo. Tra gli invitati: il Doge (in realtà in quegli anni si sono succeduti governatori sotto la signoria di Galeazzo Maria Sforza e, nell’anno preciso, governava l’emiliano Corrado da Fogliano, nominato per la 2ª volta) e tutti i notabili delle famiglie cittadine.

La chiesa era lì da circa quattro secoli ed era molto diversa da come è adesso. La porta, ad esempio, dava a nord. Ancora più anticamente, la piazza era sede del foro della città romana. E situata accanto ad un’altra storica chiesa, quella dedicata a San Giorgio. La piazza, collocata sul percorso tra il porto e la collina di Castello, il nucleo più antico della città, in epoca romana e bizantina era sede del principale mercato cittadino.

Secondo la tradizione la chiesa sarebbe sorta già nel X secolo e nei suoi pressi sarebbe anche esistita una porta nelle mura carolingie del IX secolo detta “porta di S. Torpete”. Le prime notizie documentate risalgono alla metà del XII secolo, quando i Della Volta, famiglia di nobiltà mercantile che aveva giurisdizione su questa zona, strinsero un’alleanza commerciale con una colonia di mercanti pisani, favorendo il loro insediamento all’interno della loro area curiale. La corporazione dei mercanti pisani volle erigere nella stessa zona una chiesa, che fu intitolata a san Torpete, martire del I secolo, loro concittadino.
Dopo i gravi danni causati dal bombardamento navale francese del 1684 vennero eseguiti alcuni restauri all’edificio medievale. Quasi tre secoli dopo il matrimonio di Simonetta, nel 1730, Cesare Cattaneo decise di ricostruire totalmente la chiesa. Il progetto, affidato a Giovanni Antonio Ricca (il Giovane) (1688-1748), fu realizzato tra il 1730 e il 1733. L’architetto imperiese non si limitò alla ricostruzione in nuove forme della chiesa, ma ridisegnò completamente l’assetto della piazza, su cui si affaccia anche la chiesa di San Giorgio, anch’essa da poco completamente ricostruita. Venne così a crearsi una singolare ambientazione barocca nel mezzo nell’antico tessuto urbano medioevale del centro storico genovese, quella che vedete oggi, con le chiese che sembrano quasi gemelle.

La nuova chiesa, a pianta centrale e con un diverso orientamento, comprendeva tutta l’area della precedente e quella di una palazzina adiacente acquistata dai Cattaneo, sulle cui fondamenta fu realizzata la canonica. Al termine dei lavori, il 23 novembre 1733 la chiesa venne nuovamente consacrata ed in quella circostanza al titolo di S. Torpete fu aggiunto quello di Santa Maria Immacolata.

La breve storia di Simonetta

Si ritiene che Simonetta avesse accompagnato da bambina i genitori in esilio nella villa che la famiglia Cattaneo possedeva a Fezzano di Portovenere. La madre aveva sposato in prime nozze Battista Fregoso (1380-1442) da cui aveva avuto una figlia, Battistina, andata sposa a Jacopo III Appiano, signore di Piombino. Inoltre, durante il periodo di esilio, i Cattaneo furono ospitati dagli Appiani a Piombino dove Piero Vespucci, padre di Marco, era spesso ospite per ragioni di affari. A Piombino venne combinato il matrimonio tra Simonetta e Marco.

Il giovane sposo era da poco stato inviato dal padre Piero a Genova per studiare i sapienti ordinamenti del Banco di San Giorgio, di cui era procuratore appunto Gaspare Cattaneo, che nel 1464 era stato testimonio della dedizione di Genova a Francesco Sforza, duca di Milano. Marco Vespucci, accolto dai Cattaneo, si era innamorato perdutamente della bella Simonetta e il matrimonio era stato una logica conseguenza, visto l’interesse dei Cattaneo a legarsi con una potente famiglia di banchieri fiorentini, intimi dei Medici. La recente caduta di Costantinopoli e la perdita delle colonie orientali aveva infatti particolarmente colpito economicamente e moralmente la famiglia Cattaneo.

Simonetta morì, purtroppo, a 23 anni, il 26 aprile 1476. A ucciderla fu la tisi, oppure la peste. Per la sua triste scomparsa Lorenzo il Magnifico scrisse il sonetto che inizia con “O chiara stella che co’ raggi tuoi / togli alle vicine stelle il lume / perché splendi assai più del tuo costume?…”, dove la immagina salita in cielo ad arricchire il firmamento.

Ma soprattutto parlano di lei i celebri quadri di Sandro Botticelli, i cui volti femminili furono molto spesso ispirati da Simonetta anche dopo la morte: la Nascita di Venere e la Primavera. Alla sua morte egli lasciò scritto di essere sepolto ai suoi piedi; la tomba del pittore, infatti, si trova nella Chiesa di Ognissanti, patronata dalla famiglia Vespucci. La tomba di Simonetta, però, non esiste più perché fu portata via da una delle tante piene dell’Arno, che aveva invaso la chiesa.

Da “Finestre sull’arte” un articolo sul rapporto tra Simonetta e il Botticelli.

Qui la storia d’amore tra Simonetta e il fratello di Lorenzo il Magnifico, Giuliano, come la si racconta a Firenze.

L’attrice siciliana Giusy Buscemi ha interpretato Simonetta Vespucci nel documentario Stanotte a (2016).

Nella serie televisiva Medici (stagione 2), Simonetta ha il volto di Matilda Lutz.


La famiglia Cattaneo nasce nel XII secolo con Ingone

Ingone (Ingo) che può essere considerato il capostipite della potente famiglia genovese di origine viscontile e secondo alcuni anche l’artefice del mutamento del cognome agnatizio in Cattaneo.

Vissuto in pieno sec. XII, fu uomo autorevole nella vita pubblica in quanto capo riconosciuto di un gruppo di famiglie legate tra di loro da vincoli di sangue o da rapporti matrimoniali, quali i Burone, i “de Flexia”, i “de Castro”. Padrone a titolo feudale di terre in Genova e in Val Bisagno, finanziò le più ardite imprese commerciali che fecero dei Della Volta una delle cinque famiglie cittadine che detenevano nelle loro mani circa l’80% di tutto il commercio con l’Oriente e con la Siria in particolare. 

Secondo taluni, nel 1162 Ingone avrebbe ottenuto dal Barbarossa, a Pavia, la dignità di cattaneo della corte imperiale e da allora avrebbe fatto precedere il titolo di questa dignità al nome agnatizio di Della Volta. La giustapposizione dell’appellativo Cattaneo al cognome Della Volta sembra tuttavia essere avvenuta in epoca successiva, all’inizio del sec. XIV, quando si formò l'”albergo” dei Cattaneo. [Qui l’articolo intero sulla Treccani]

“Albergo” è il nome usato nel periodo medievale a Genova per indicare una sorta di consorzio di famiglie nobili, legate da vincoli di sangue o da comuni interessi economici, spesso abitanti in palazzi vicini. Tutti gli affiliati prendevano il nome della famiglia a cui si associavano.

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