La moda primavera-estate 2020? In vetrina la certificazione griffata Bassetti

No, non stiamo parlando della casa produttrice di biancheria, ma dell’omonimo medico genovese, insegnante universitario e direttore della clinica di Malattie Infettive, ospite fisso di una miriade di trasmissioni televisive e volto ricorrente sui media. Dopo la certificazione con foto sulla porta dell’hotel della famiglia della moglie, dopo l’apparizione social come testimonial delle cravatte di un negozio di abbigliamenti di via XX, è la volta di un negozio di Albaro, certificato secondo le sue disposizioni

In vetrina il manichino porta un completo total white, che fa tanto estate, ma anche, grazie al taglio sobrio e alle tasche anteriori, tanto reparto ospedaliero. Un caso o un sagace ammiccamento al periodo che stiamo vivendo?

Fatto sta che proprio davanti a quel manichino, sulla vetrina, rinunciando per necessità di comunicazione universale a qualsivoglia regola di raffinatezza in tema di allestimento commerciale proprio come se si trattasse di un qualsivoglia negozio di frutta e verdura di un quartiere di periferia, compare la magica certificazione griffata. Perché la moda è moda, anche in tempi di Covid. La moda primavera-estate 2020 è, carta canta, il “papê” che porta il nome di Matteo Bassetti da esporre per rassicurare i clienti nella fase 2. Stavolta manca la foto, che, d’altro canto, è sparita anche dal certificato esposto sulla porta dell’hotel della famiglia della moglie dedicato ora all’accoglienza dei malati Covid che non necessitano di ricovero ospedaliero ma nemmeno, per diversi motivi, possono tornare a casa.



L’azienda sanificatrice è la stessa. Il simboletto col divieto di accesso a topi e scarafaggi in basso a destra rimane. L’azienda è una di quelle che si occupano generalmente di derattizzazione e disinfestazione e anche sanificazione, quelle che in questa tragica circostanza hanno la fortuna di essere tra le poche a non dover fare i conti con danni economici devastanti e di poter godere di un nuovo e floridissimo mercato. In entrambi sta scritto che il certificato è stato rilasciato “in base alle certificazioni scientifiche” del medico e sono citati sia il suo reparto e l’ospedale San Martino sia l’Università di Genova. Ospedale pubblico e Ateneo che, visto che lasciano fare, evidentemente, non hanno trovato nulla da obiettare che l’azienda privata di sanificazione privata usi i loro nomi, oltre a quelli del Professore, per certificare la bontà del lavoro svolto e, in qualche modo, diventano agli occhi dei cittadini garanzia di ufficialità e, quindi, co testimonial dell’operazione.

Il professor Matteo Bassetti, nonostante il defatigante impegno nel suo reparto, nonostante le apparizioni nelle conferenze stampa ufficiali della Regione al fianco del presidente Giovanni Toti, nonostante la miriade di apparizioni social, interviste video e dichiarazioni sui giornali cartacei (tra cui quella smentita e mai rettificata a norma di legge dal giornale sulla prima pagina di Libero) in cui rende noto il suo approccio alla pandemia e dispensa consigli su come lavare le mani e usare (o non usare) mascherina e guanti, ha avuto anche il tempo di diventare in qualche modo protagonista dell’impegno lavorativo di alcune imprese genovesi. In questo caso stiamo parlando del negozio “Issima” di via Giordano Bruno, ad Albaro, ma ci sono anche, come detto, l’albergo della famiglia della moglie, l’azienda di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione, il negozio Ghiglino di via XX del quale, sempre in camice con tanto di cartellino di San Martino e Università, ha sfoggiato una cravatta.

Lettera morta, per ora, è rimasta la lettera di Gianni Pastorino, vice presidente della Commissione Sanità della Regione, all’Ateneo genovese. Come si dice, “chi tace acconsente” e, per ora, quindi, non è venuto a mancare il sostegno di facoltà e Università alle iniziative.

Quali sono le linee guida a cui il certificato esposto sulle vetrine delle attività economiche fanno riferimento? Certamente ne fanno parte gli ultimi chiarimenti che il professor Bassetti ha ritenuto di pubblicare sulla sua bacheca Facebook rendendo noto che, finalmente, il Remdesevir è arrivato nel reparto del San Martino in un primo tempo escluso dall’azienda produttrice, la statunitense Gilead, dalla sperimentazione. Ne attendiamo la pubblicazione sul sito ufficiale del’Aifa.

– il virus non è nell’aria e quindi non si trasmette attraverso questo veicolo
– il contagio si può evitare se si mantiene una distanza di almeno 1,5 metri
– per quanto riguarda la permanenza sulle superfici dobbiamo dire che non c’è nessun dato che abbia definito qual è la probabilità di essere infettato da COVID-19 se si viene a contatto su di una superficie su cui si è posato il virus. TROVARE IL VIRUS SU UNA SUPERFICIE NON EQUIVALE A DIRE CHE QUEL VIRUS SIA VITALE e potenzialmente in grado di contagiare un’altra persona. Ricordiamocelo!!!

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