Anche il Liguria Pride rimandato a data da destinarsi
A causa del coronavirus erano già stati rimandati i pride di altre città. Il Coordinamento: <Pensiamo a progetti in streaming per portare un po’ di Pride nelle case>
<Tutti gli appuntamenti del Liguria Pride 2020 sono rinviati a data da destinarsi. Come Coordinamento Liguria Rainbow stiamo lavorando ad alcune ipotesi di rinvio per i prossimi mesi – dicono al Cooordinamento stesso -. Rinviare tutto all’autunno è una delle possibilità, esattamente quanto saltare direttamente all’anno prossimo. Siamo qui a dire che ci stiamo preparando a qualunque evenienza: a prescindere da quanto durerà il necessario distanziamento fisico, noi ci siamo adesso. E ci saremo nel momento in cui sarà possibile tornare con i grandi eventi in piazza, per le strade e con la gente. Principalmente: Coloratacena, il Liguria Pride Village e la Parata del Liguria Pride. Grandi eventi perché la partecipazione di questi anni ha visto numeri importanti, nell’ordine di decine di migliaia di persone. I linguaggi che usiamo per comunicare la passione per i diritti si muovono sui binari della cultura, dell’associazionismo, dell’arte, della socializzazione, dello sport, della formazione, della discussione e del confronto: tutti ambiti che la quarantena ha congelato fin qui, ma che dobbiamo riconoscere come beni di prima necessità per la vita della persona. Nel rispetto della salute e piuttosto con soluzioni transitorie, tutto questo deve tornare tra noi appena possibile. Stiamo lavorando ad alcuni progetti in streaming per portare un po’ di Pride nelle case: nelle prossime settimane annunceremo le iniziative per questa versione alternativa del Liguria Pride 2020, che celebreremo attraverso trasmissioni e dirette da ora in poi, in equilibrio fra leggerezza e approfondimento, magari anche con una parata online per sabato 13 giugno (data del Pride oggi rinviata), mentre continuano i rapporti con le organizzazioni nazionali e internazionali per aderire al progetto per il Global Pride in programma il 27 giugno. Un’edizione che in questa prima fase rinuncerà a una parte importante della sua natura: agli abbracci, a ballare, a gridare la nostra vitalità. La distanza di questi mesi deve essere solo fisica: impegniamoci affinché non si traduca in quella distanza “sociale” che è entrata con forza nel nostro linguaggio>.
<Non parliamo di “tornare alla normalità” – dicono ancora al Coordinamento -. “Normale” è una parola usata e abusata per giustificare le paure di una società che preferisce chiudersi in se stessa. È questa normalità a opprimerci e ad essere “la macchina apocalittica che ci siamo costruiti, come dice Arundhaty Roy, “Nulla potrebbe essere peggio di un ritorno alla normalità”. E non parliamo di “guerra” al coronavirus, né usiamo espressioni come “prima linea” o “trincea”. Perché i governi non si sentano così autorizzati a compromettere la democrazia e a sostituirsi a essa. Il coronavirus tratta le persone LGBT+ nello stesso modo in cui tratta tutte le altre, senza distinzioni economiche o di genere. Siamo fra le vittime, fra coloro che ci assistono o che continuano a lavorare. O che restano a casa senza uno stipendio. E anche fra chi ha già perso il lavoro. Nonostante ciò, le persone LGBT+ in Italia rimangono “diverse” (senza dare un’accezione positiva alla diversità) agli occhi della legge. Per citare alcune problematiche: c’è chi si trova in una casa inospitale, perché non ha fatto coming out e quindi non riesce o non può esprimersi; oppure proprio perché l’ha fatto e vive il rifiuto della propria famiglia; l’accesso delle persone transgender alle terapie ormonali incontra grandi difficoltà, mentre deve essere garantito con continuità; tutti i problemi, amplificati in questa situazione, di figli e figlie delle famiglie arcobaleno che si trovano legalmente ad avere un solo padre o una sola madre, come peraltro confermato dall’ultima sentenza della Corte di Cassazione. Vogliamo far conoscere questi e altri problemi, perché la pandemia ci aiuti a essere solidali anche con chi soffre per decisioni politiche che possono essere cambiate se lo vogliamo>.
<Il Liguria Pride è un bene immateriale della nostra regione – conclude il coordinamento Liguria Pride -. Un bene riconosciuto dalla gente prima che dalla politica. Questa tempesta non ci farà rinunciare alla costruzione di una società migliore: nonostante le difficoltà, stiamo lavorando all’apertura di una sede nel centro storico di Genova, a progetti di formazione, aggregazione e culturali per essere ancora più presenti. Perché anche nella solitudine di questi mesi, insieme sapremo far tornare l’arcobaleno>.


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