La lettera di due sanitari: “Dovete avere paura a uscire! Rischiamo di finire farmaci, ossigeno, presidi di protezione”

Oggi abbiamo ricevuto una mail da due sanitari, spaventati per il fatto che le persone rispettano sempre meno le regole che puntano a fermare l’epidemia: <Non saremo in grado di reggere un’altra ondata, che potrebbe essere anche peggio della prima>

Chiedono di restare anonimi, ma noi li conosciamo personalmente e quindi abbiamo deciso di pubblicare. Raccontano del loro disagio nell’osservare che in troppi, soprattutto troppi anziani, continuano a vivere come se nulla fosse mentre loro, continuano a <vedere quanto sta succedendo> che <è peggio che leggerlo sui giornali o guardarlo in tv. Persone che non respirano, che implorano, che si lamentano e gemono. Che muoiono sole senza poter nemmeno stringere la mano per l’ultima volta ai loro cari>.

Spett.le Redazione di Genova Quotidiana,
siamo una coppia di sanitari, non importa il ruolo né il nome, impiegati in due ospedali genovesi. Io lavoro in PS mentre mia moglie in rianimazione. Vi scriviamo perché siamo molto preoccupati: le notizie incoraggianti di questi giorni stanno avendo effetti negativi. In pronto soccorso hanno ricominciato gli accessi “impropri”; andando a lavoro incontriamo spesso persone che si fanno due chiacchiere al sole, che praticano jogging. Persone che, anche a detta dei dipendenti dei supermercati (noi con due figli usciamo per la spesa una volta ogni tre-quattro giorni) si presentano anche tre volte al giorno per acquistare un etto di cotto. In giro c’è pieno di anziani, che dovrebbero dare l’esempio e sono ahimè i primi a rischiare la vita e invece se ne fregano. Possibile che il buon esempio lo debbano dare i minori invece che persone che hanno patito la fame e la guerra e che dovrebbero capire?
Vorremmo che la popolazione capisse: che in ospedale si continua a morire, che le rianimazioni sono piene ed appena si libera un posto viene subito occupato. Che l’età media dei malati e ahimè dei deceduti sta diminuendo. Che rischiamo di finire farmaci, ossigeno, presidi di protezione e di ammalarci a nostra volta, rischiando di non sapere più chi metterà a curare i pazienti. In questo momento stiamo dando tutti il massimo, ma abbiamo paura, come tutti e forse più degli altri che se ne fregano. Perché vedere quanto sta succedendo è peggio che leggerlo sui giornali o guardarlo in tv. Persone che non respirano, che implorano, che si lamentano e gemono. Che muoiono sole senza poter nemmeno stringere la mano per l’ultima volta ai loro cari. I nostri colleghi del 118 e i volontari si stanno facendo in quattro. Perché poi non ci sono solo i Covid. La gente continua ad avere infarti, ictus, patologie gravi. Dovete avere paura ad uscire, lo capite? Lo riscriviamo: dovete avere paura ad uscire. Lasciateci lavorare, state a casa. Vi preghiamo davvero. Ne usciremo, ma solo se tutti facciamo la nostra parte. Adesso è il momento di resistere, non di mollare la presa. Perché stiamo iniziando a respirare, ma non saremo in grado di reggere un’altra ondata, che potrebbe essere anche peggio della prima. E vi assicuro: andare in ospedale in prima linea e vedere tutta questa gente in giro crea solo tanta rabbia. Perché e come se nessuno rispettasse il nostro lavoro e la sofferenza dei malati.
Vi preghiamo di pubblicare in anonimo assoluto questa nostra lettera. I nomi i luoghi di lavoro e i nostri ruoli non sono importanti: chiunque lavora in ospedale avrebbe potuto scriverla e siamo convinti che condivida le nostre parole.

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