Genovesi refrattari alla quarantena: +20%. Il rischio è che l’epidemia dilaghi senza freno

Venerdì e sabato scorso: +6%, domenica +5, lunedì +11, martedì +20. L’allarme del sindaco Marco Bucci: <Non stiamo andando nella direzione giusta per uscire dal problema, bisogna restare a casa>

<Anche martedì abbiamo registrato un aumento degli spostamenti, in base alle celle telefoniche, pari al 20% rispetto al martedì precedente>. Lo ha detto ieri sera il Sindaco lanciando un ulteriore appello. I genovesi sembrano non capire che così facendo la morte dilagherà senza freno, falcerà con ancora più violenza le generazioni più vecchie, ma anche i più giovani asmatici, obesi, con patologie respiratorie e cardiache (e non solo) pregresse. Questo concetto non è contrattabile: senza vaccino e senza cura non c’è rimedio se non il confinamento sociale. Le mascherine non sono la panacea di tutti i mali, non sono la barriera definitiva al virus. Ne girano troppe che non sono dpi, dispositivo di protezione individuale, che sono totalmente inefficaci. Anche quelle che sono dpi non sono eterne: durano appena qualche ora. Il contagio passa anche per contatto: basta toccare qualcosa di infetto e poi toccarsi il naso o la bocca. L’unica cosa che funziona contro l’epidemia è il distanziamento sociale.
Eppure c’è ancora chi esce una o più volte al giorno a comprare un pezzo della spesa alla volta, chi sta fuori tutto il giorno col cane, chi usa le scuse più puerili per stare a zonzo. Sembra quasi che la disobbedienza alle regole (lo ricordiamo, imposte dal Governo di centro sinistra, ma anche dalla Regione e dal Comune di centrodestra, perché deve essere chiaro che la necessità di quarantena non è un concetto politico, ma una esigenza reale e concretissima condivisa da tutti e dettata dai medici) sia diventata una sorta di rivendicazione sociale. E noi genovesi siamo tra i più renitenti a queste regole e ci stiamo facendo una pessima figura con tutta Italia. A Genova continuano ad aumentare le sanzioni per chi va a spasso: troppa gente continua a non capire, forse pensando di essere immune.
Così si allontana anche la fine del lockdown, la ripresa delle attività produttive e commerciali e più tempo passiamo “chiusi” più le aziende perdono la possibilità di poter riaprire dopo la chiusura. Eppure le sciocche rivendicazioni del diritto di stare all’aria aperta per qualsiasi motivo si moltiplicano sui social, alimentate da un populismo che ha imboccato il tunnel della pericolosa ignoranza che vorrebbe imporsi su ogni concetto medico o scientifico. Chi uscirà senza motivo sarà moralmente responsabile del moltiplicarsi del contagio e, quindi, delle morti. Sarà responsabile della chiusura delle aziende, della perdita di posti di lavoro, della povertà di tante famiglie. No, non è vero che “chi si fa i fatti suoi campa cent’anni”. È più probabile che venga travolto dall’epidemia, che perda i suo cari, che metta a repentaglio il suo lavoro e la sua stessa vita. Se la società non è in grado di capire questo, la civiltà è davvero su una china discendente inarrestabile.

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