Lo sfogo del cantautore: “L’emergenza s’è abbattuta come una mannaia devastando cultura e spettacoli”
Le mail dei giornali sono piene di annullamenti di eventi di eventi culturali e spettacoli. Come il turismo, il settore sta sprofondando. Si alza la voce del cantautore genovese, il “Premio Tenco” Federico Sirianni: <Il nostro mondo nella maggior parte dei casi non gode di attenzioni istituzionali e tantomeno di ammortizzatori sociali>. Non ci sarà cassa integrazione per artisti, attori, musicisti

Buongiorno a tutti.
Sono un cantautore, nel senso che il mio mestiere è quello di scrivere canzoni.
Non sono un mainstream, ma dicono che sono abbastanza bravo e campo facendo concerti nei club, muovendomi spesso anche nei teatri. Guadagno dunque il mio “stipendio” soprattutto grazie agli spettacoli.
La mia non è una vita monotona, viaggio moltissimo, vedo luoghi belli e incontro persone interessanti ma, soprattutto, non vivo il lavoro solo come lavoro, perché è ciò che mi piace fare di più.
E, credo, non ci sia condizione esistenziale migliore di vivere il lavoro come qualcosa che ti riempie e dà senso alla quotidianità.
Ci sono ovviamente molte controindicazioni, ma evito di parlarne, proprio perché questa condizione è talmente invidiabile che, quando mi sono azzardato a scrivere che l’emergenza in corso si è abbattuta come una mannaja devastando soprattutto (soprattutto, non solo) il mondo della cultura e dello spettacolo, mondo che nella maggior parte dei casi non gode di attenzioni istituzionali e tantomeno di ammortizzatori sociali, quando ho osato scrivere che i numerosi spettacoli saltati impediscono a me e a chi fa il mio mestiere, non di arricchirci, come qualche idiota ha contestato, ma semplicemente di sopravvivere, alcune menti illuminate mi hanno tacciato di egoismo, di irresponsabilità, di pensare solo al “dio denaro” (giuro) in una situazione così grave (ma non seria, aggiungerei citando Flaiano).
Ho tolto quei post, sorpreso e anche un po’ inorridito dalla pochezza mentale di quegli individui a cui però non voglio rispondere in maniera dura o rabbiosa. Perché quel tipo di pensiero sottolinea intanto una certa inconsapevolezza e cecità (già che Saramago è stato più volte citato in questi giorni) nei confronti di qualsiasi cosa stia al di fuori della propria piccola esistenza e poi perché ho vissuto la sensazione, non piacevole, che ci fosse una sorta di rivincita, una piccola miserabile rivincita nel loro ditino alzato, come dire: “Hai scelto di fare un vita che ti piace, di non aderire al sistema comune, di divertirti con il lavoro che fai, ora ridiamo noi e non provare a lamentarti”.
Io rispondo: avete ragione. Se sopravvivo (non a questa influenza, ma all’assenza della mia economia quotidiana con cui mantengo peraltro anche una figlia) continuerò a divertirmi con il mio lavoro, a farlo con passione, a sorridere all’esistenza, a cercare di regalare anche a voi, con il mio lavoro che denigrate, un po’ di bellezza. Ne avete bisogno.
In copertina: foto di Stefano Guindani


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