La protesta delle luci spente, domani i negozianti del ponente a Tursi da Bucci

I Civ (consorzi di commercianti), per sgombrare il campo da equivoci, spiegano di non essere stati spinti da alcun partito, ma che il grido di dolore dipende solo <dalla situazione drammatica in cui versano le nostre delegazioni>. Non vogliono essere cavalcati dall’opposizione, ma allo stesso tempo impediscono alla giunta di prendere sotto gamba l’ampio fronte critico nei confronti del Comune targando la protesta come polemica politica. Nell’articolo i problemi e le promesse non mantenute dall’Amministrazione a Sestri

Non è una protesta legata ad alcun partito, tanto che i commercianti dei sei Civ aderenti che martedì prossimo spegneranno per mezz’ora le luci dei loro negozi per mostrare ai cittadini come sarebbero i quartieri senza le loro vetrine illuminate diffidano <ogni parte politica a cavalcare o strumentalizzare la manifestazione>. Insomma, ci tengono a chiarire che la “serrata delle luci” non è parte della campagna elettorale di questo o quel partito di minoranza, ma è la conseguenza di problemi che sono reali. Questo taglia all’opposizione ogni possibilità di mettere il cappello sull’iniziativa, ma allo stesso tempo disarma ogni eventuale tentativo del sindaco Marco Bucci e della giunta di bollare le critiche come campagna elettorale della sinistra: sono problemi reali quelli che espongono i commercianti, alcuni diversi quartiere per quartiere, altri comuni a tutti da Sampierdarena a Voltri passando per Cornigliano, Sestri e Pra’. Quelli di Cornigliano li ha raccontati ieri il presidente del Civ Massimo Olivieri (trovate sotto l’articolo), oggi vi racconteremo quelli di Sestri illustrati dal presidente del locale consorzio di aziende commerciali, Riccardo Grossi.

Insomma, la protesta è nata dai commercianti del ponente che si sono messi in connessione tra loro senza il coinvolgimento dei partiti e nemmeno dell’associazione a cui fanno riferimento, Confcommercio Genova. La risposta a chi vorrebbe richiamare all’ordine quella parte dei negozianti che ha sostenuto e votato la maggioranza di Tursi può essere spiegata con l’antico proverbio genovese, “Côxo ò nû côxo, chin-na zù da l’ærboo“, letteralmente “cugino o non cugino, scendi dall’albero”, cioè: non basta l’affinità politica per conquistare il consenso, servono i fatti. In soldoni, a un commerciante che ha davanti al negozio da troppo tempo un cantiere che non procede con la prevista velocità causando eccessivi danni all’attività poco importa che il sindaco e l’assessore siano di destra o di sinistra, l’importante è che quei lavori li facciano camminare più veloci. Forse l’amministrazione non si è accorta che la serie di problemi che si stavano sommando sul territorio del ponente stava diventando intollerabile, forse pensava di “governare” il dissenso e che non sarebbe scoppiato in piena campagna elettorale per le Regionali, forse pensava che sarebbe andata come sempre e, cioè, che i commercianti non sarebbero mai riusciti a mettersi in rete per fare fronte comune andando a rappresentare – quelli dei Civ – un soggetto non partitico, ma “politico” (nel senso nobile del termine) di per sé, come si è detto senza la contaminazione dei partiti. Ieri mattina c’è stato un fitto incrociarsi di messaggi e telefonate di personaggi stupiti che i Centri integrati di via avessero messo su la manifestazione semplicemente “parlandosi” e preoccupati che si trattasse di una “trama” dell’opposizione. No, è molto peggio: è scontento generalizzato, è preoccupazione per le aziende e per il territorio. Forse questa Amministrazione, pur avendoci fatto riferimento in campagna elettorale alla categoria, ha un po’ sottostimato in questi anni la reale capacità di “disturbare il manovratore” se questo occorre fare per ottenere il rispetto degli impegni presi ed evitare decisioni e scelte che danneggerebbero le aziende. E invece, stavolta, commercianti non accetteranno, a quasi 3 anni dalle elezioni comunali, un “e allora il Piddì?” come risposta. I loro problemi e quelli del territorio, spiegano, sono concretissimi e non vogliono sapere di destra o sinistra, ma solo di soluzione concreta e reale dei problemi, interventi sulle situazioni che creano disagi e difficoltà, stop ai progetti dell’Amministrazione che temono possano peggiorare la vivibilità del ponente.

Quelli di Sestri li spiega, appunto, il presidente del Civ Riccardo Grossi.
<Noi vorremmo che il Comune mantenesse tutte le promesse che ci ha fatto – dice -, a cominciare dal rispetto dei cronoprogrammi dei lavori sul nostro territorio, che invece non vengono rispettati. Dopo i disagi derivanti dai lavori nell’alveo del Chiaravagna, in via Giotto, via Manara. Fra 20 giorni sarà chiuso per lavori anche il ponte obliquo. Sarà l’ennesimo danno per la delegazione. I lavori vanno fatti, è fuori di dubbio. Due pilastri e un ponte di 12 metri, però non possono necessitare 18 mesi di lavori che poi, se va come è andata per gli altri interventi, diventeranno 2 anni e mezzo o tre anni. È già un tempo abnorme l’anno e mezzo previsto dalla stima dei tempo necessari>. In fin dei conti, in 18 mesi è stato abbattuto quel che restava del Ponte Morandi e il nuovo ponte sul Polcevera è in stato di avanzato stato di costruzione. Possibile che per 12 metri di ponticello largo 2 metri e mezzo si impieghi lo stesso tempo? Per il ponte di via Giotto i tempi necessari si sono dilatati, nel recente passato fino a tre anni. In via Manara i 2 anni di lavori sono diventati 4.
Grossi punta poi il dito contro la “grande promessa per ora non mantenuta degli Erzelli“, <che invece sono ancora in standby> prosegue. <Sarà una cosa bellissima, ma per adesso il progetto ci ha portato via migliaia di lavoratori degli uffici trasferiti là e non è avvenuto quanto ci avevano promesso e cioè che l’apertura di nuovi uffici e il trasferimento della facoltà di ingegneria avrebbero incrementato i consumatori che sarebbero andati a gravitare su Sestri> dice il presidente del Civ, che poi parla del problema irrisolto dei lavoratori dei subappalti di Fincantieri.
Sono migliaia i dipendenti delle aziende che lavorano all’interno dei cantieri. <Sono almeno 10 gli agenti di polizia locale che ogni giorno che vengono impiegati per fargli attraversare la strada quando escono – dice Grossi -. Poi i lavoratori si siedono sui marciapiedi, mangiano e bevono birre. La Fincantieri risponde che non è colpa sua, ma delle ditte appaltatrici, fatto sta che i cittadini sono spaventati e arrabbiati e che le aziende del territorio devono fare i conti con le conseguenze di questa occupazione di fatto>. Servirebbe una soluzione “diplomatica” pensata dall’Amministrazione che coinvolgesse le aziende appaltatrici, ma si è pensato solo a un controllo (inutile: non sono delinquenti e se sono stranieri, essendo regolarmente occupati, hanno tutti un permesso di soggiorno) e non a trovare un accordo con i datori di lavoro perché per strada non ci siano <centinaia di persone che bevono birra in mezzo alla strada> non danneggi la vivibilità del territorio.
Poi c’è il capitolo della grande distribuzione. I commercianti, dopo l’ampliamento di una Coop e l’apertura di un grande punto vendita Pam, non vorrebbero né i supermercati già autorizzati dalla precedente giunta, come la nuova Coop, né quelli che la nuova potrebbe autorizzare, cioè l’Esselunga che già da tempo ha indicato proprio a Sestri uno dei punti scelti per le nuove aperture. Per Grossi, poco importa il gruppo che va ad aprire: semplicemente, spiega, non ci sono consumi sufficienti a giustificare nuove aperture.
Altra nota dolente è la promessa fatta dall’amministrazione ai tempi dal crollo del Ponte Morandi, quella di avviare una campagna di promozione per il centro commerciale naturale di Sestri danneggiato dalla viabilità d’emergenza, all’inizio drammatica, poi, comunque, caotica determinata dal venir meno del collegamento tra la A10 e la A7. <Tursi ci aveva promesso azioni di rivalutazione del territorio a conclusione della Strada della Superba e della sua connessione con la Guido Rossa. Ci è stata promessa una campagna mediatica e pubblicitaria a spese del Comune che non è mai arrivata>.
Una delle lamentele di praticamente tutti i Civ o quasi è la mancanza di manutenzione. Grossi spiega che ormai le piccole manutenzioni vengono fatte da commercianti e abitanti in volontariato, perché si sa che la risposta del Comune, tramite Aster non è né veloce né adeguata.
Il presidente del Civ critica fortemente anche la raccolta differenziata dei rifiuti. La raccolta del contenuto dei bidoni di plastica, umido e vetro non è ha la necessaria frequenza <e spesso, quando avviene, chi la fa lascia tutta l’area più in disordine di prima>. Ci sono bidoni rotti e non sostituiti da 2 mesi. Bene, invece, la raccolta del cartone. Per quanto riguarda, invece, la raccolta dei rifiuti inorganici <Il numero dei punti di sistemazione dei bidoni è stato diminuito – dice Grossi – e ogni persona deve fare anche centinaia di metri per gettare la spazzatura. Cosa ci aspettiamo da un anziano che deve percorrere due o trecento metri per trovare i contenitori e li trova pieni? Che ne percorra altrettanti per trovare quelli successivi? O che lasci lì la spazzatura perché magari non riesce a camminare e non ce la fa?>.

Questo metterà sul piatto, per l’area del proprio Civ, Riccardo Grossi, domani, alla riunione con i contestatori convocata per le 18:30 a Tursi dal sindaco Marco Bucci. È stato invitato e sarà presente anche il presidente di Confcommercio Genova Paolo Odone. È l’occasione, per i commercianti, di porsi come uno dei soggetti centrali della società che la politica non può ignorare come invece è stato, dicono, fino ad ora. I Civ del Ponente (al gruppo iniziale si sarebbero aggiunti altri Civ di Sampierdarena) arriveranno compatti, con una serie di richieste per le diverse zone e una comune a tutti. Quella di prestare maggiore attenzione al territorio da Dinegro in poi dove la protesta è apartitica, ma il malcontento comunque consistente. I negozianti sono decisi a non dare più fiducia “in bianco”. I commercianti di Cornigliano, prima di Natale, avevano deciso di non posizionare le luminarie per protesta. Tursi, venutolo a sapere, aveva trovato sponsorizzazioni e fondi da Società per Cornigliano anche se, avevano detto i negozianti, il problema non erano i soldi, ma tutto quello che nella zona non andava. Di fatto, così, il Comune aveva messo la sordina alla protesta, ma in questo due mesi non è cambiato nulla e in più è arrivata la notizia della decisione di trasformare, anche se temporaneamente, le aree di Villa Bombrini in autoparco. Questa volta la contestazione sarà difficile da fermare con un escamotage.

Sotto: l’articolo che spiega la manifestazione e le richieste di Cornigliano.

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