Genova, la Dia: “Cantieri fonte di attrazione criminale. Mafie infiltrate nel tessuto economico e sociale”
Secondo relazione del ministero dell’Interno al parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia, a Genova la piovra parla calabrese e campano, ma intreccia i propri affari anche con organizzazioni locali. Opera nel campo degli appalti e nel traffico di cocaina ed eroina mentre i sodalizi criminosi stranieri si occupano del traffico di hashish e marijuana. Le mafie italiane si infiltrano nel tessuto economico e sociale. È questo che ha <impedito una piena comprensione della gravità del fenomeno mafioso nel territorio regionale>
La più recente relazione del ministero dell’Interno al Parlamento per quanto concerne la criminalità organizzata (primo semestre 2019), pubblicata ieri, restituisce la fotografia di una regione, la nostra, storicamente colonizzata dalle mafie che nel tempo sono riuscite a infiltrarsi nell’economia e nella società. Ecco il quadro delle presenze mafiose a Genova capoluogo e nel territorio della Città Metropolitana.
‘ndrangheta
Nel capoluogo e nel contesto provinciale è stata processualmente riconosciuta l’operatività di due articolazioni di ‘ndrangheta. In particolare permane il ruolo egemonico del locale di Genova, riconducibile ad un esponente di spicco della ‘ndrina GANGEMI di Reggio Calabria. Il sodalizio ha fatto da capomaglia ai referenti di diverse famiglie mafiose calabresi – migrate nel capoluogo genovese a partire dagli anni’70 – quali gli AVIGNONE di Taurianova (RC), i mammolesi CALLÀ- MACRÌ, i COMMISSO di Siderno, oltre ai BONAVOTA di Sant’Onofrio (VV).
È stato giudiziariamente censito anche il locale di Lavagna: il 7 giugno 2019 il Tribunale di Genova ha condannato1079 4 esponenti delle famiglie NUCERA-RODÀ, strettamente collegate alla cosca calabrese RODÀ-CASILE di Condofuri (RC). Il processo trae origine dall’inchiesta “I Conti di Lavagna” del 20161080. Va evidenziato, inoltre, che nell’ambito del procedimento di prevenzione patrimoniale nei confronti di due esponenti del contesto mafioso, il 26 aprile 2019, il Tribunale di Genova ha emesso un decreto di confisca del patrimonio a loro riconducibile – ubicato tra Lavagna (GE), Sestri Levante (GE) e Milano – per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro.
Con riferimento al traffico di sostanze stupefacenti, il 5 febbraio 2019, nell’ambito dell’operazione “Sidera”1083, a Genova e a Sant’Olcese, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 7 soggetti di origine reggina e sidernese componenti di un gruppo criminale gravitante nell’alveo ‘ndranghetista genovese, responsabili di traffico e spaccio di cocaina, hashish e marijuana e violazione della legge sulle armi.
Mafia
Per quanto concerne la criminalità mafiosa siciliana, il 6 marzo 2019, a Genova, è stata arrestata una donna – originaria di Riesi (CL), ma da decenni trasferitasi a Genova – ritenuta la mandante, per motivi passionali, dell’omicidio di un cittadino albanese scomparso da Genova nel 2013, il cui cadavere è stato rinvenuto solo nel gennaio 2019 a Senago (MB). Nel medesimo contesto, in qualità di esecutori materiali dell’omicidio, sono stati arrestati tre soggetti ritenuti contigui alla famiglia mafiosa CAMMARATA di Riesi (CL), da tempo attivi in Lombardia.
Altro fatto di sangue riconducibile alla criminalità organizzata siciliana è l’omicidio, avvenuto il 23 aprile 2019 a Chiavari, di un ex collaboratore di giustizia di origine catanese – affiliato alla famiglia mafiosa PULVIRENTI, collegata ai SANTAPAOLA – attribuito ad un cittadino italiano incensurato, che avrebbe agito per motivi passionali.
Camorra
La presenza in Liguria di famiglie campane, legate indirettamente ai clan di camorra, è da riconnettere prevalentemente al fenomeno migratorio. Le proiezioni camorristiche che nel tempo si sono evidenziate nel capoluogo hanno spesso fornito supporto anche ad altri sodalizi per concorrere all’attuazione dei programmi delittuosi.
Sebbene la camorra non annoveri sodalizi strutturati nella provincia di Genova, essa non è risultata estranea, anche di recente, a tentativi di infiltrazione nell’economia legale. In proposito, proprio l’indotto inerente i lavori di demolizione e ricostruzione del “Ponte Morandi” costituisce ulteriore fonte di attrazione criminale.
Il 18 giugno 2019, nell’ambito dell’operazione “Var”, la DIA ha eseguito, in Liguria e in Campania, un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’amministratore di fatto di una società con sede legale a Napoli – già impegnata, in sub-appalto, nei lavori di demolizione del “Ponte Morandi” – e di una donna considerata prestanome nell’ambito della medesima compagine societaria.
In particolare l’uomo, un 65enne napoletano residente a Rapallo (GE), effettivo amministratore della società, è risultato già condannato per associazione per delinquere in un procedimento nel quale erano coinvolti affiliati al clan MISSO-MAZZARELLA-SARNO, appartenenti all’organizzazione camorrista NUOVA FAMIGLIA. L’uomo aveva una condanna anche per estorsione tentata in concorso, con l’aggravante di aver commesso il fatto con modalità mafiose, in un altro procedimento da cui emergevano rapporti con il sodalizio camorristico D’AMICO, radicato nel Rione Villa di Napoli e riconducibile ai MAZZARELLA.
Il provvedimento restrittivo trae origine da un’articolata indagine che aveva già comportato, sulla base dei primi accertamenti di carattere amministrativo, l’emissione, nel mese di maggio, di un’informazione interdittiva antimafia. Dalle indagini condotte dalla DIA è emerso chiaramente il disegno criminoso dei due indagati, che ha visto la donna operare come un prestanome delle attività dell’uomo, il quale – dopo che la società era stata estromessa dal sub appalto relativo ai lavori di demolizione del “ponte Morandi” – si era già attivato per formare una nuova compagine sociale composta da congiunti e persone fidate per continuare ad operare nello stesso settore.
Organizzazioni criminali straniere
Per quanto concerne le organizzazioni criminali straniere, è accertata l’operatività di sodalizi maghrebini e centroafricani (soprattutto nel centro storico di Genova), sudamericani, ma anche romeni ed albanesi, stanziali o in transito sul territorio, dediti al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare hashish e marijuana e, in quantitativi minori, cocaina.
Il contesto regionale
La presenza di proiezioni extraregionali di tipo mafioso si è registrata, in Liguria, sin dalla metà del secolo scorso. La criminalità organizzata è attirata dal ricco tessuto economico-imprenditoriale, dall’importanza del porto e dalla particolare collocazione geografica, crocevia tra la Versilia, la Costa Azzurra, le regioni del nord Italia ed il nord Europa.
Come indicato da Banca d’Italia nella nota “L’economia della Liguria” – pubblicata a giugno 2019 – “nel 2018 è proseguita la moderata espansione dell’economia ligure, che ha interessato l’industria in senso stretto e i servizi; sono continuate le difficoltà per l’edilizia. I maggiori livelli di attività si sono riflessi positivamente sulle condizioni del mercato del lavoro, dove l’occupazione ha recuperato il calo dell’anno precedente. (…) Malgrado il miglioramento congiunturale, la Liguria continua a mostrare un ritardo rispetto alla media italiana ed alle regioni nordoccidentali nel recupero dalla crisi”.

Resta, dunque, una regione con un’economia molto attrattiva per la criminalità organizzata.
Le strutture di ‘ndrangheta attive nelle diverse province liguri hanno privilegiato, nel tempo, la logica degli affari, che punta ad un’infiltrazione silente dell’economia.

Le esperienze investigative dei tempi recenti hanno inoltre evidenziato interazioni con organizzazioni autoctone, cosa che ha generato una commistione tra le diverse espressioni criminali. Riprendendo alcune considerazioni già espresse in precedenti relazioni, è opportuno rimarcare
come la capacità dei sodalizi – soprattutto quelli calabresi – di dissimulare la propria azione nel contesto socio-ambientale della Liguria abbia impedito una piena comprensione della gravità del fenomeno mafioso nel territorio regionale. Ciò ha senz’altro favorito la capillare infiltrazione della ‘ndrangheta, affermatasi nella Regione – come testimoniano diverse inchieste – attraverso una struttura criminale denominata “Liguria”.
A quest’ultima si sono affiancate almeno quattro unità periferiche, i “locali”, operanti rispettivamente nelle zone di Ventimiglia (IM), Genova, Lavagna (GE) e Sarzana (SP), e numerose ‘ndrine concentrate soprattutto nell’imperiese. Tali compagini operano in stretta sinergia tra di loro e si relazionano con il Crimine reggino attraverso la Camera di controllo, un’entità mafiosa intermedia e di raccordo con sede a Genova.
Le relazioni con strutture attive all’estero, in particolare in Francia sulla Costa Azzurra, vengono, invece, intrattenute attraverso una struttura dislocata a Ventimiglia – denominata Camera di passaggio – che garantisce la continuità operativa e strategica tra le locali nazionali e le analoghe proiezioni ultra-nazionali.

Le cosche calabresi in Liguria hanno evidenziato una spiccata capacità di entrare in connessione con esponenti della cosiddetta “area grigia” – imprenditori, professionisti, funzionari pubblici ed amministratori locali – che ha favorito l’acquisizione di un patrimonio relazionale indispensabile per realizzare i progetti criminosi. Emblematico, in tal senso, il ricorso di taluni imprenditori, contigui a tali ambienti mafiosi, a pratiche collusive o corruttive verso amministratori pubblici per l’acquisizione indebita di appalti, subappalti, forniture, licenze edilizie, concessioni demaniali ed altri benefici. Non è mancato, in alcuni casi, il ricorso ad atti intimidatori finalizzati a superare le resistenze ai tentativi di condizionamento delle amministrazioni locali.
Con riferimento ai rapporti con la Pubblica Amministrazione, rileva la sentenza emessa il 7 giugno 2019 dal Tribunale di Genova, a conclusione del processo di primo grado scaturito dall’indagine “I Conti di Lavagna” 1072. In tale contesto, sono stati condannati, tra gli altri, un ex Sindaco ed un ex consigliere comunale per corruzione elettorale, aggravata per aver favorito la ‘ndrina NUCERA-RODÀ.
Restando sempre nell’ambito della Pubblica amministrazione, nel semestre in esame l’azione della DIA è stata, tra l’altro, fortemente proiettata al monitoraggio delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici.
In tale settore rilevano due interventi normativi – la legge n.130/2018 ed il successivo decreto attuativo del Ministro dell’Interno e a livello locale, la sottoscrizione del “Protocollo d’intesa per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione criminale” del 17 gennaio 2019 tra il Prefetto di Genova e il Commissario Straordinario Marco Bucci. Il Protocollo ha previsto un modulo operativo finalizzato a garantire uno screening preventivo ad ampio raggio delle attività più esposte al rischio di infiltrazione ed a rafforzare la prevenzione at- traverso l’identificazione di chiunque abbia accesso ai cantieri dell’opera.
In tale contesto, rilevano gli esiti dell’operazione “Var” – conclusa dalla DIA il 18 giugno 2019, – che ha reciso l’azione di infiltrazione di una ditta subappaltatrice per la demolizione e la bonifica di impianti tecnologici, risultata esposta al rischio di infiltrazioni da parte di soggetti riconducibili a contesti di camorra napoletana.
La droga
La presenza ultradecennale delle mafie, in particolare delle cosche calabresi, in territorio ligure ha ampliato, negli ultimi anni, gli interessi criminali anche verso il proficuo business del traffico di stupefacenti, assicurato dalla presenza di importanti scali marittimi, come sono quello di Genova, Savona e La Spezia, considerati, al pari di altri porti del nord Europa, una valida alternativa ai porti di Gioia Tauro (RC), Napoli e Salerno.
Nel business degli stupefacenti – specialmente cocaina ed eroina – e del trasporto via mare di altri carichi illeciti, sono attive più organizzazioni criminali transnazionali, che hanno individuato il porto di Genova come un attracco privilegiato per la sua posizione di centralità nel Mediterraneo. Il 23 gennaio 2019, nell’ambito dell’operazione “Neve genovese”, la Guardia di finanza di Genova ha operato il sequestro, proprio presso quello scalo.
*fonte: relazione del ministero degli Interni al parlamento “Attività svolta e risultati conseguito dalla Direzione investigativa antimafia


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.