Spaccio nel centro storico, africani arrestati a decine. Tornano i magrebini

Le forze dell’ordine hanno condotto una lotta serrata contro i gruppi di senegalesi, ghanesi e di altri paesi centroafricani che facevano i pusher a Pre’. Nello spazio del “mercato” lasciato libero dagli spacciatori arrestati torna prepotente la presenza di marocchini e tunisini che prima dell’arrivo dei “nuovi” già operavano su quel territorio. Gli italiani non sono scomparsi, ma spacciano quasi sempre altrove

Ieri i carabinieri di Maddalena, sempre operativi, sempre sul territorio, hanno arrestato in vico Largo due uomini: un tunisino e un marocchino entrambi con molti precedenti che avevano ceduto una dose di eroina ma loro avevano la disponibilità di altre dosi di marijuana hashish e metadone.

Il baricentro dello spaccio, che si allarga a rete su tutta la zona di Pre’ e su quelle vicine, è vico Largo. Largo per essere un vicolo, intendiamoci. Uno dei tanti che da via Gramsci salgono in via Pre’ e da via Pre’ si spingono verso via Balbi attraverso carruggi ancora più piccoli. Decine gli arresti di carabinieri e polizia in questi mesi. Spesso ripetuti, perché con la modica quantità nessuno va in galera al primo colpo e questo gli spacciatori lo sanno e si sono organizzati nascondendo le dosi per strada in modo da poterle recuperare velocemente. Spesso il giudice, sulla base della normativa nazionale, decide il divieto di dimora ed è sulla ripetuta violazione di questa prescrizione che, alla fine, i pusher finiscono in galera.
Di fatto, dopo mesi e mesi di fatiche delle forze di polizia, gli spacciatori centroafricani sono finiti in gran parte in carcere e hanno lasciato un vuoto sulla piazza di Pre’. Del quale hanno subito approfittato “colleghi” magrebini. Tunisini e marocchini, qualche anno fa, facevano girare il proprio “business” proprio su quel territorio, oltre che a Maddalena, mentre i centroafricani (molti meno rispetto a quelli dei tempi recenti) erano arroccati nella zona di ponente della strada, quella più vicina alla Commenda. Poi la superiorità numerica aveva fatto la differenza, relegando i magrebini nella zona del ghetto, anche lì insidiati dai concorrenti più “meridionali”.
Le proteste di certi residenti di Pre’ si erano così concentrate proprio sui centroafricani, come se in zona non agissero ancora (seppur con qualche difficoltà) alcuni magrebini, come se quelli di altra provenienza non potessero più tornare, come se il problema fosse non il reato ma la provenienza più “lontana”. Infatti, è andata come avevano previsto le cassandre: ora il mercato liberato dai “neri” è tornato in mano a quelli un po’ meno scuri di pelle, mentre i centroafricani che sono rimasti a piede libero si sono spostati nei quartieri dell’immediato ponente. In altre zone della città, ovviamente, agiscono anche sudamericani e italiani, che ormai raramente si trovano nel centro storico, ma non sono affatto scomparsi e, anzi, spesso commerciano quantità più elevate.
Tutto questo dimostra che la lotta allo spaccio minuto serve, ma ancora più importante resta, al netto delle chiacchiere spesso fatte a scopo politico-elettorale, l’investigazione sui grandi fornitori dei pusher sul territorio.

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