Trasporti 

La Liguria strozzata dalle code ed emergenze e da un trasporto ferroviario-lumaca rischia la completa disfatta

Il continuo stillicidio dei problemi sulle autostrade sta facendo al territorio un danno di immagine incalcolabile (oltre a quelli puntuali) mentre le ferrovie ci collegano a Milano, nella migliore delle ipotesi, in 1 ora e 36 minuti. Il Tgv francese impiegherebbe, largheggiando, meno di 25 minuti. Chi ci ripaga di questi danni le cui conseguenze sono oggi incalcolabili, ma sono e ancora di più saranno, in futuro, devastanti?

L’editoriale
di Monica Di Carlo

Normalmente sono solita scrivere notizie, possibilmente senza commento o staccando il commento dalla notizia. Incanalata nel vortice della quotidianità (il nome del giornale parla chiaro: genova-Quotidiana), scrivendo ogni giorno di code e disagi, lavori e controlli sui viadotti, onduline e volte delle gallerie che cadono, per il meccanismo stesso della cronaca che tende ogni giorno a superare quello precedente, non ho valutato se non superficialmente le ricadute dell’assieme degli eventi, anche se in realtà uno dei miei campi professionali specifici (faccio il mestiere del giornalista dal 1986) sarebbe proprio quello del turismo.
Il risveglio shock è arrivato solo ieri, quando stavo parlando con l’addetto stampa (collega giornalista) di un’importante istituzione culturale piemontese. Il discorso è caduto, com’era naturale, sul turismo culturale (la sua istituzione ha fatto aumenti-monster delle visite). Gli ho raccontato della risalita (faticosa, ma netta) di Palazzo Ducale dopo il colpo all’immagine della mostra di Modigliani (Fondazione incolpevole e vittima, ma l’immagine è stata comunque demolita) e dopo un anno di non gestione di fatto. Poi del successivo anno di lavoro del direttore Serena Bertolucci che ha garantito l’avvio del recupero, per nulla scontato.
Lui ha detto di conoscere tutto questo (è naturale: è del settore) e a un tratto – per dare maggior peso al risultato del Ducale – è uscito dai discorsi tecnici e mi ha detto: <Sai, per noi piemontesi Genova è casa. Ma prima col ponte e ora con la questione di viadotti e gallerie, ci pensiamo bene prima di scendere>. Confesso di non aver avuto prima di questa frase la proporzione esatta del danno. Che è enorme e difficilmente riparabile.

Chiunque mi conosca sa che sono lontana mille miglia sia dal populismo forcaiolo sia dall’accettazione delle strumentalizzazioni politiche messe in atto da ogni parte (passo il mio tempo a tagliarlo, da chiunque provenga, risultando non di rado poco “simpatica” per questo). Che penso che prima di parlare di colpevoli, come ho sempre detto, serva una sentenza del tribunale. Qualcuno deve pagare questo enorme danno alla Liguria – su questo non ci piove -, ma devono essere i veri colpevoli. Tutti i colpevoli. E lo stabilirà la sentenza. Improvvisamente, però, ho avuto la solida percezione dell’emergenza di ricaduta della seconda fase. Mi spiego meglio: il ponte è caduto, non può cadere due volte: è un evento che, per quanto terribile, è ben limitato nel tempo, come le sue conseguenze sulla viabilità che termineranno con la ricostruzione. È anche scattata la solidarietà, naturale, verso un territorio che ha subito una tale tragedia. Poi, però, sono cominciati i continui allarmi sui viadotti e sulle condizioni delle gallerie e le quotidiane notizie sulle code. I social sono pieni di cittadini del Piemonte, della Lombardia e dell’Emilia, ma anche di altre regioni, ingabbiati per ore in queste code, che sono state lunghe anche fino a 30 chilometri e, comunque, anche se “solo” di 2, 3, 5 chilometri, non mancano mai. L’immagine dell’accessibilità della Liguria è più devastata di un anno fa, quando, comunque, il turismo ha tenuto dopo una prima, inevitabile, flessione dopo il 14 agosto. Ma in posizione di fragilità, logorata ulteriormente e definitivamente dal continuo succedersi di notizie negative.
Ora siamo nella stagione in cui si pensa alle prenotazioni per le vacanze dei ponti primaverili e già a quelle estive. In molti consultano siti internet e social per cercare una destinazione. E trovano le code, le onduline cadute in galleria, i restringimenti di carreggiata sui viadotti per i lavori. Trovano i post social degli italiani in coda sulle nostre autostrade e quelli dei viaggiatori dei treni con ritardi spaventosi e ricorrenti. Quanti rinunceranno a prenotare in Liguria proprio per questo? Non esiste una promozione possibile per contrastare questo fenomeno.
Non intendo mettermi qui a cercare le colpe, antiche o recenti, dell’isolamento infrastrutturale della Liguria: non è il momento delle polemiche politiche, è quello di fare fronte comune, con buonsenso, per limitare i danni. Non voglio fare politica né ho le competenze tecniche per giudicare (come fa, invece, il frequentatore medio dei social che, purtroppo, spesso giudica a vanvera).

Sistema ferroviario arretrato: i dati a confronto

Quello che so (perché posso leggerlo, come potete fare voi, sulla rete) è che il convoglio a levitazione magnetica giapponese SCMaglev l’anno scorso ha toccato i 603 km/h, che i TGV francesi toccano una velocità massima di 575 km/h e lo Shanghai Maglev Train cinese quella di 501 km/h. So anche che i treni più veloci tra Genova e Milano (salvo – frequenti – ritardi) impegnano 1 ora e 34 minuti per percorrere una distanza ferroviaria di 121 chilometri. In sostanza 121 chilometri vengono percorsi, secondo la migliore ipotesi, in 94 minuti: 1,28 km al minuto, 77 km/h. Il Tgv (per prendere un esempio “vicino”) percorre poco meno di 9,6 km al minuto. Tra Genova e Milano impiegherebbe 12 minuti e mezzo alla massima velocità. Vogliamo tener presente che la massima velocità non è quella media? Ok. Vogliamo raddoppiare il tempo mantenendo un margine altissimo di errore? Ok. In 25 minuti potremmo ragionevolmente e ampiamente essere a Milano. E i milanesi potrebbero essere a Genova. Invece ci impieghiamo, lo ricordo, 1 ora e 34 minuti: più del triplo. Senza contare ritardi, gelicidi invernali, incidenti ai passaggi a livello, frane e smottamenti sulla strada ferrata.

AGGIORNAMENTO: ci dicono i tecnici che il problema non sono i treni, ma la rete. I moderni Frecciarossa delle ferrovie italiane viaggiano a 300 Km/h, più o meno la velocità reale del Tgv francese (la cui velocità massima è stata misurata in 575 km/h nel test di un prototipo ma, nella normalità, viaggiano, appunto, a 300 km/h). I Frecciarossa viaggiano a quella velocità sulle tratte tra Milano, Bologna, Roma e Napoli. Ma sulla rete tra Milano e Genova non potrebbero tenerla. Il ragionamento di fondo, comunque, non cambia: il servizio ferroviario è inadeguato (non per i treni, ma per la rete, cosa che non cambia il risultato) e se i Frecciarossa potessero viaggiare sulla tratta Milano-Genova su una rete decente impiegherebbero, appunto, meno di mezz’ora. Le società che si occupano della rete (RFI) e dei treni (Trenitalia) fanno entrambe parte del Gruppo FS. In soldoni, il Governo stipula un contratto di programma quadriennale con RFI, nel quale stabilisce e finanzia gli investimenti sulla rete sia per la parte relativa la manutenzione sia per la parte relativa le infrastrutture (nuove opere). È estremamente urgente che in questo piano entri il finanziamento per il rinnovo della rete Milano-Genova.

Autostrade, l’allerta continuo che uccide la Liguria

Poi c’è il capitolo autostrade. Volendo tralasciare la vicenda ponte, nelle mani della magistratura (come io credo fermamente debba essere, con i tempi di cui la Giustizia ha bisogno per essere, appunto, giusta), resta lo stillicidio di disagi, crolli in galleria, viadotti da verificare (sempre su input della Procura) lavori per paratie anti rumore anche quelle finite nel mirino della magistratura e della Guardia di finanza, mancati adeguamenti alle norme europee. E, poi, ancora code su code. Chi risarcisce alla Liguria questo danno, non solo di immediata sostanza, ma anche di immagine, quindi prolungato nel tempo? Chi risarcisce a tutti noi il tempo perso, ma, soprattutto, chi risarcisce a tutti noi, alle aziende, ai lavoratori, il lavoro che stiamo perdendo. Chi risarcisce il porto, chi risarcisce le imprese turistiche, chi risarcisce coloro che potrebbero lavorare e non lo fanno perché il lavoro manca a causa di quello che sta succedendo. Perché tutte le forze politiche non abbandonano per un minuto la campagna elettorale e non costringono Autostrade (al netto delle questioni giudiziarie) e gli altri concessionari sul territorio a fare molto velocemente tutti i lavori che servono per tornare alla normalità. Bisogna costringere subito i gestori a intervenire. A costo di fermare il transito di notte per farli a tempo di record. Costringerli a mettere in campo uomini e capitali in proporzione congrua (e gigantesca) per tagliare veramente i tempi. Prima della primavera. O anche il turismo morirà, insieme all’economia. Per conquistare posizioni ci vogliono anni e investimenti giganteschi, per perderle bastano pochi mesi come quelli che stiamo vivendo, in fin dei conti rassegnati. Troppo rassegnati.

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