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Tricapodanno, oltre 700 foto delle 3 serate a De Ferrari

Per quelli che ci sono stati e per quelli che non c’erano sono curiosi di sapere come è stato. Tutti gli scatti del fotografo Carlo Alberto Alessi e un bilancio (non ideologico) della manifestazione, con successi, limiti, potenzialità di miglioramento per le prossime edizioni

Vogliamo provare a fare un bilancio dell’iniziativa “Tricapodanno” sganciato dalle opinioni ideologiche che hanno diviso gli schieramenti politici e la città in questi giorni. Diciamo subito che è stato qualcosa che prima non c’era e non c’è stato dal concerto di Jovanotti al Porto Antico: era il Capodanno 2009 e sono passati, dunque, 11 anni. Questo ha un suo valore in sé, non tanto per la felicità dei genovesi, che possono comunque spostarsi, quanto per la possibilità di attirare visitatori per le feste, che magari si fermino qualche giorno. Diciamo subito che la missione non è riuscita del tutto o, meglio, è riuscita solo nell’ultima serata. Nella notte di San Silvestro gli hotel erano tutti pieni o quasi (ma lo erano stati anche lo scorso anno senza eventi di punta), mentre nelle altre serate l’occupazione è stata molto più bassa, in linea o, in qualche caso, più bassa degli anni passati: tra il 30 e il 60% a seconda delle zone. Meglio è andata nel centro, meno bene a Levante. Questi i dati che risultano da un sondaggio tra le aziende dell’ospitalità di Confindustria. Laura Gazzolo, presidente del Turismo dell’associazione, spiega che per fare “girare” una città come destinazione turistica per i ponti della fine dell’anno servirebbe <un prodotto completo per le vacanze, con un’offerta più articolata, un prodotto messo a sistema e ben comunicato>. Insomma, bisognerebbe finalmente cominciare a pensare Genova come città turistica.

La serata, comunque, a una parte di genovesi è piaciuta. Una parte cospicua che ha riempito la piazza come si stenta a ricordarla così piena. Le cifre-monster fornite da Comune e Regione, però, cozzano con le leggi della fisica e della geometria. Insomma è anche possibile che 100 mila persone abbiamo incrociato in centro, nel centro storico e nel Porto Antico per tutta la serata e in tutti i luoghi dove erano previste iniziative oppure, semplicemente, per andare al cinema, nei ristoranti e nei locali, meno probabile è che in piazza ci fossero davvero tra le 35 (per il Comune) e le 40 mila (per la Regione) persone perché, semplicemente, non ci stanno fisicamente. Insomma, le autorità hanno fatto un po’ come il pescatore che ha presi un bel branzino da 2 chili, ma preso dal giustificato entusiasmo allarga le mani per simulare la grandezza del pesce. L’ultima serata della manifestazione ha catturato certamente migliaia di persone, secondo la nostra stima (ma non prendetela per oro colato, misurare la folla è sempre un esercizio difficile, con molte variabili e mai scienza esatta) circa 25-30mila, che davvero non sono poche e che si possono considerare uno strabiliante risultato e proprio per questo non abbiamo ben capito la necessità di strafare nelle dichiarazioni.

La manifestazione ha avuto successo, questo lo si può affermare con forza, e se una pecca le si può trovare è che, però, era destinata a un ben determinato gruppo di pubblico, forse quello più vasto e più facile da pescare in quella parte di popolazione genovese disposta a trascorrere ben tre sere in piazza. Trascurando, però, quelli che un concerto un minimo più raffinato, magari con un grande nome del jazz, del rock o del blues, non l’avrebbero disdegnata: un pubblico dall’età media certamente più alta al quale una serata su tre la si poteva pure destinare, magari il 30, in modo che il turista-tipo di Genova (che è considerata città d’arte e meta di turismo culturale, non certo – per mancanza dell’offerta turistica “su misura” – la città ideale per le vacanze dei giovanissimi) potesse goderselo, dormire negli hotel e trascorrere il giorno dopo tra musei e città vecchia.

La proposta dell’inossidabile e ormai sempre più onnipresente organizzatore di grandi eventi a Genova, Vincenzo Spera, è parsa un po’ una Rimini d’inverno: tanta quantità e poca attenzione alla varietà e a proposte musicali di differente tipo e livello. Quanto diciamo non è una critica, ma una proposta. Ricordiamo sempre la premessa: solo chi fa può sbagliare e per 11 anni non si era fatto nulla. E poi c’è il successo c’è stato, ma, dando per scontato che la proposta è stata valida e positiva, la si può riequilibrare alla luce dell’esperienza.

<Possiamo ufficialmente dire che il tri-Capodanno ha avuto successo ed è già diventato un brand tutto genovese, come era nelle nostre intenzioni – dice l’assessore ai Grandi eventi Paola Bordilli -. Strade, musei, Porto antico pieni e una piazza De Ferrari emozionante e vibrante come non mai e soprattutto con persone di ogni età: una piazza stracolma anche di giovani e giovanissimi, segno di come Genova può e sa parlare anche alle nuove generazioni. Senza dimenticare le ricadute economiche che eventi come questo, finanziato anche con proventi dell’imposta di soggiorno, danno sia alla ricettività cittadina, sia ai tanti locali: anche per questi i numeri sono molto positivi. Permettetemi infine un grazie sincero alla squadra che ha permesso che tutto questo fosse fruibile a cittadini e visitatori: dipendenti pubblici, polizia locale e tutte le forze dell’ordine, volontari, protezione civile, società partecipate (Amiu, Aster, Amt), taxi, organizzatori, sponsor. E il grazie più grande a tutti coloro che hanno risposto alla chiamata della città: questo è uno stimolo per continuare a migliorarci sempre di più>.

Insomma, lo spirito necessario per migliorare quello che c’è stato, ed è piaciuto a molti genovesi, c’è.
Comune e Regione hanno puntato molto, nei loro commenti, al valore aggiunto turistico dei concerti.

 <La presenza di così tanti turisti e giovani mi sembra un buon presagio per il 2020 e un incoraggiamento a lavorare ancora di più per valorizzare le potenzialità di una regione bellissima> ha detto il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti.
< stata una partecipazione straordinaria – ha commentato il sindaco Marco Bucci -. Ai tanti turisti che hanno scelto Genova per queste vacanze di Natale e ai tantissimi genovesi che hanno voluto festeggiare l’arrivo del nuovo anno per le strade e nelle piazze del centro città va il ringraziamento dell’amministrazione comunale. Grazie per la fiducia e per lo stimolo che ci avete dato a migliorarci ancora. È stata la risposta più bella a chi pensa che a Genova certi eventi non siano contemplabili; la città è in continuo cambiamento e fermento: la notte di San Silvestro e il TriCapodanno hanno dato una dimostrazione di quanto sta accadendo!>.

Bisognerebbe però, farsi una ragione del fatto che, se si vuole puntare davvero ad allungare le permanenze dei turisti nelle feste di Natale, bisogna lavorare non su fasce di mercato alle quali la città non offre poi molto durante la permanenza, come quella dei giovanissimi che amano il trap di Tedua (quale ragione o attrazione potranno mai trovare per fermarsi un giorno in più a Genova, magari coi loro genitori?) o i fan di Giusy Ferreri, ma prendere atto di quello che possiamo offrire in quanto città d’arte che offre occasioni di cultura, località storiche suggestive, cibo tipico di qualità. E integrare il tentativo, riuscito la notte del 31 dicembre, di portare fasce di mercato turistico nuove con un’offerta musicale che si arricchisce con una musicalità che meglio si confà a quelle che già potenzialmente sono richiamate da quanto possiamo realmente offrire oltre al concerto di Capodanno.

Si sarebbero potuti costruire e offrire per tempo (mesi prima sul mercato turistico) pacchetti con un concerto più “raffinato” per il 30 e la serata Anni Venti al Ducale per il 31, ad esempio.
Tutto questo, lo ripetiamo, tenendo molto ben presente che il numero zero dell’iniziativa è stata un successo, ma non dimenticando nemmeno che può diventare molto più grande, riempiendo gli hotel per più giorni.

Non va dimenticato, anche, che a funzionare da ostacolo nell’immaginario degli italiani e degli stranieri più assidui (francesi e tedeschi) per le vacanze delle feste di dicembre e gennaio a Genova e in Liguria è stata senza dubbio la “partita autostrade” che con la chiusura della A26 per controlli e della A6 per frana, oltre che le code fino a 30 chilometri per i cantieri. Insomma, nelle condizioni in cui è la Liguria, come si dice, il risultato ottenuto è “tutto grasso che cola”.

Detto questo, possiamo goderci le tre gallerie con le foto delle tre serate scattate da Carlo Alberto Alessi.

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