Galleria Berté, cadute 2 tonnellate di cemento. Strage evitata per puro caso
Il procuratore Cozzi: <Deve passare il concetto che chi effettua il monitoraggio non può essere controllato e nemmeno scelto dalla società concessionaria>
Che ora non si debbano piangere altri morti dopo i 43 del Ponte Morandi è un puro caso, un miracolo: solo per pura fortuna nel momento in cui dalla galleria Bertè, nei pressi di Masone, si staccavano due tonnellate di cemento nessuno passava sulla A26. Il dato della quantità di materiale distaccato, che risulta dalle prime indagini della Polizia Stradale, è agghiacciante, fa capire esattamente cosa sarebbe potuto succedere se fosse passato qualche mezzo sotto alla volta.
Ora saranno i periti della procura, su incarico che dovrebbe essere affidato dal pubblico ministero Marcello Maresca a effettuare l’indagine tecnica per capire cosa possa aver provocato il cedimento.
Un comunicato di Aspi, il giorno del crollo, tendeva a ridimensionare la gravità del fenomeno: <Secondo le prime verifiche condotte dai tecnici autostradali, si sarebbe verificato il distacco di una ondulina e di parti dell’intonaco a cui era collegata, le cui cause sono in corso di accertamento> vi si leggeva. Invece non erano due onduline e qualche calcinaccio, ma un distacco da 2 tonnellate di cemento.
Intanto il procuratore capo Francesco Cozzi fa capire che dove sta il centro del problema per evitare in futuro ulteriori rischi: <Il nodo non è la revoca della concessione ma il sistema normativo – ha detto Cozzi –. Deve passare il concetto che chi effettua il monitoraggio non può essere controllato e nemmeno scelto dalla società concessionaria>.


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