Decreto Genova incostituzionale? Il Tar rimanda la decisione alla Consulta

Apsi esclusa da demolizione e costruzione del ponte per <una meramente potenziale, perché non accertata, nemmeno in via latamente indiziaria, responsabilità nella causazione> del disastro. Cioè prima delle indagini e della sentenza della magistratura. La decisione del governo giallo-verde, se la Corte Costituzionale confermasse i rilievi del Tar confermando che si è trattato di una decisione “di pancia” e non “secondo le leggi dello Stato”, potrebbe costare agli italiani una cifra gigantesca

Sarà la Corte Costituzionale a decidere sul ricorso di Autostrade contro il decreto Genova che l’ha estromessa dalla demolizione e ricostruzione del ponte Morandi. Lo ha deciso il Tar che ha rilevato profili di incostituzionalità nel Decreto Genova ritenendo <rilevanti e non manifestamente infondate> alcune questioni di legittimità costituzionale. Cinque le ordinanze emesse dal Tar della Liguria nei giudizi proposti da Autostrade per l’Italia e da Pavimental. La decisione non sospenderà i lavori. Nemmeno le aziende ricorrenti avevano chiesto la sospensiva all’atto del ricorso.

Il nucleo della questione è, secondo il Tribunale amministrativo, che <Il decreto [è] basato su responsabilità di Aspi non provate> e cioè su <una meramente potenziale, perché non accertata, nemmeno in via latamente indiziaria, responsabilità di Aspi nella causazione>.

Insomma, l’esclusione di Aspi, basata non su una sentenza ma sulla “pancia”, più o meno come i giudizi dei cittadini sui social di fatto afferma che <Aspi è responsabile dell’evento>, scrivono i i giudici, e <non potrebbe costituire ragione giustificativa del decreto legge perché si tratta di una valutazione che risulta essere stata adottata senza garanzie procedimentali, senza istruttoria adeguata a fare emergere anche solo elementi indiziari di responsabilità>.
<L’esclusione assoluta di Aspi dall’esecuzione di qualsiasi attività, essendo fondata sul solo “sospetto” di una possibile responsabilità della concessionaria, viola il principio di proporzionalità e ragionevolezza> spiegano i giudici del Tar.

Che succederebbe se la Consulta rilevasse profili di incostituzionalità nel decreto? Che la decisione del governo giallo-verde, fortemente voluta dall’allora ministro delle Infrastrutture, il pentastellato Danilo Toninelli, e avallata dall’allora maggioranza intera, costerebbe una cifra mostruosa agli italiani in termini di rimborso.


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