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Limet, maltempo: “Prepariamoci allo scenario peggiore”

I previsori Daniele Laiosa e Vittorio Scrivo: <Non utilizziamo titoli del genere a cuor leggero. Chi ci conosce lo sa bene. Ma oggi più che mai è doveroso attirare l’attenzione>

Riportiamo qui l’intera analisi dei due provvisori, ricordando ai nostri lettori che l’associazione ligure di meteorologia Limet non ha mai fatto allarmismo e, anzi, ha sempre criticato chi lo ha fatto. È bene, quindi, prendere seriamente in considerazione quanto dice

Con chi segue il nostro operato e la nostra storia non abbiamo bisogno di giustificarci, lo sappiamo, ma vogliamo invece rassicurare chi incappa in questo approfondimento tecnico senza aver condiviso il nostro tentativo di diffondere la cultura meteorologica in chiave regionale, magari esasperato dai titoli acchiappa click, dal terrorismo meteorologico e dalle facili strumentalizzazioni. Il nostro obiettivo non è questo, vogliamo semplicemente sensibilizzare il maggior numero di persone ad informarsi. È decisamente il momento di farlo.

INFORMARSI SU CHE COSA?

Su quella che, dalle proiezioni probabilistiche su scala globale elaborate dei principali modelli numerici, appare come un’evoluzione densa di insidie per la Liguria a cavallo tra il fine settimana e l’inizio della prossima.
Dopo una prima parte d’autunno trascorsa pressoché in sordina, a causa dell’ingombrante presenza di un robusto campo di altra pressione sull’ovest europeo, baluardo inespugnabile per qualunque velleità instabile/perturbata proveniente dall’oceano Atlantico, martedì scorso una strutturata saccatura depressionaria è riuscita nell’ardua impresa di sfondare in area mediterranea e recare un severo guasto delle condizioni meteorologiche sul settentrione italiano, in particolare sulla nostra regione. Fresche sono le immagini di quelle ore, nel corso delle quali un intenso sistema temporalesco è stazionato a cavallo del savonese orientale ed i quartieri ponentini del Capoluogo, ivi riversando quantitativi pluviometrici impressionanti, superiori a 400 mm sul voltrese.

MA PERCHÉ QUESTO SBLOCCO DELLA STAGIONE? 

La causa va ricercata nel mutato gioco d’onda della corrente a getto in uscita dagli Stati Uniti.
Avevamo già avuto modo di parlare della correlazione esistente tra l’indice NAD (North American Dipole), identificabile nella condizione dipolare presente sul continente americano e l’indice NAO (North Atlantic Oscillation), dato dalla differenza di pressione tra l’anticiclone delle Azzorre posizionato sull’alto Atlantico e la depressione islandese. In particolare, negli ultimi anni gli studiosi hanno osservato che la ricorrenza di un dipolo +/- del NAD (ossia, settore ovest in anomalia positiva di pressione/settore est in anomalia negativa) opera una rilevante influenza sul segno della NAO, che in questi casi, tende a permanere in segno positivo. Un indice NAO di segno positivo denota un’alta pressione delle Azzorre in “ottima forma”, un vero e proprio muro invalicabile per i fronti atlantici, costretti in questo modo a traslare a latitudini più elevate.

Ebbene, durante la scorsa settimana qualcosa oltreoceano è cambiato. Il settore ovest del continente americano è stato bersagliato da una poderosa avvezione di aria molto fredda per il periodo, che ha portato precoci e copiose nevicate sull’area delle Montagne Rocciose. Contestualmente, una risposta uguale e contraria è occorsa sul settore est, dove ha preso piede un’ondata di calore altrettanto intensa. Insomma, si è concretizzata un’inversione del dipolo NAD, che da +/- è divenuto -/+ (settore ovest in anomalia negativa di pressione/settore est in anomalia positiva). A causa di questo mutato pattern atmosferico negli Stati Uniti la corrente a getto ha ricevuto un “imput” differente; una volta attraversato l’oceano Atlantico, è giunta in prossimità del Continente europeo non più sotto forma di un’onda alto pressoria (NAO+), bensì di un’onda depressionaria, ossia una saccatura (NAO-).

IL PREOCCUPANTE QUADRO SINOTTICO SU SCALA EUROPEA.

Ci impensierisce e non poco. Effettivamente non possiamo fare a meno di notare come pedina dopo pedina, l’atmosfera vada componendo una configurazione ben precisa, che ricalca terribilmente quelle che hanno fatto da teatro ai più gravi eventi alluvionali occorsi sulla nostra regione nel corso degli ultimi cinquant’anni.

È un schema ricorrente e – ahi noi – ben collaudato quello a cui andiamo incontro.

Una saccatura molto ben strutturata, ricolma di aria fredda, di matrice polare-marittima, si accinge a sprofondare per migliaia di chilometri verso sud, lungo l’asse franco-iberico-marocchino, innescando una intensa contro-risposta calda sul Mediterraneo centro-orientale.

La Liguria verrà a trovarsi al centro di questo poderoso scambio meridiano, esposta ad un richiamo massivo di correnti meridionali che pescherà dal cuore dell’Algeria. Nella sua risalita lungo il Tirreno, tale massa d’aria andrà progressivamente caricandosi di umidità, giungendo in seno al mar Ligure pregna di energia potenziale termo-convettiva, utile allo sviluppo di possenti moti verticali e alla genesi di strutturate celle temporalesche. 

L’EVOLUZIONE E I PERICOLI SU SCALA LOCALE.

Da ormai qualche ora siamo entrati nella lunga ed estenuante fase pre-frontale che ci terrà impegnata la Liguria almeno fino alla giornata di martedì 22.
Domani, sabato 19, la saccatura premerà maggiormente sul comparto occidentale europeo, determinando un’intensificazione del richiamo sciroccale che, impattando lungo la dorsale appenninica, innescherà la genesi di piovaschi e rovesci via via più pesanti ed insistenti

Successivamente, nella giornata di domenica, l’asse della saccatura si inclinerà ulteriormente, tendendo a disporsi lungo i meridiani; inevitabilmente questa traslazione imporrà un’ulteriore accentuazione del richiamo umido meridionale verso il nord-Italia. In questa fase giocherà un ruolo chiave l’eventuale formazione di una blanda ansa anticiclonica in pianura padana (cosiddetto “naso padano”), dal momento che porrebbe le basi per l’entrata in campo dell’antagonista per eccellenza dello Scirocco, ossia la Tramontana scura. 

Dall’attivazione di correnti settentrionali sui settori medio-occidentali della regione deriverebbe un mutamento della fenomenologia, che comincerebbe a disporsi lungo l’asse di convergenza con uno Scirocco via via più ricco di energia termo-convettiva (in gergo CAPE, Convective Available Potential Energy), vera e propria linfa vitale per sistema V-Shaped (temporale dalla peculiare forma a “V”).

È ancora presto per spingersi nei dettagli (lo faremo da domani e naturalmente per tutta la durata dell’evento evento con aggiornamenti frequenti su tutti i nostri canali) , tuttavia lo scenario generale risulta abbastanza chiaro. Il settore centrale della regione riceverà ancora una volta una dose massiccia d’acqua, con cumulate complessive (tra oggi e martedì) che sul genovesato occidentale potranno raggiungere, ed in qualche caso superare, i 400-500 mm. 

Sull’area evidenziata in viola nella mappa esemplificativa che vi proponiamo, i bacini idrografici (tra cui Teiro, Arrestra, Cerusa, Stura, Leiro, Branega, Varenna, Chiaravagna e in parte anche il Polcevera) versano in uno stato gravoso di saturazione, a causa degli importanti apporti precipitativi che il terreno ha dovuto smaltire in circa 10 ore martedì scorso. La capacità di assorbimento, quindi, di un eventuale ulteriore carico, ancorchè inferiore, è pari a zero. A differenza dell’inizio della settimana, infatti, attualmente anche poche decine di millimetri cadute in poco tempo sono in grado di scatenare una reazione improvvisa di rivi, torrenti e fiumi, attraverso un’impennata del livello idrometrico e della portata. 

Da qui la nostra preoccupazione. Il rischio che dette zone possano subire la forza dirompente della natura, con esondazioni, frane e smottamenti è particolarmente elevato. 

Concludiamo raccomandando ai nostri lettori il massimo grado di attenzione, evitando bravate o gesti dettati da manie di protagonismo, e seguire le principali norme di auto-protezione indicate per casi del genere. Limitare gli spostamenti allo stretto necessario durante le ore più concitate. Preferire zone sopraelevate. Tenersi lontani da sottopassi e dai greti dei corsi d’acqua. Non sostare sotto versanti in evidente stato di fragilità e notoriamente soggetti a movimenti franosi. 

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