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Anche a Genova gli ecuadoriani protestano contro Moreno, il “paquetazo” e la repressione

Anche a Genova la comunità ecuadoriana ha manifestato ieri, sabato 13 ottobre, contro il “paquetazo”, le misure di austerità che il presidente ecuadoriano Moreno vuole imporre alla cittadinanza per ottenere un prestito dal Fondo Monetario Internazionale. Gli ecuadoriani che vivono a Genova protestano anche contro la repressione della protesta messa in atto dalla Conaie (Confederazione nazionale indigeni Ecuador)

L’Ecuador è paralizzato da uno sciopero nazionale, organizzato dalla Conaie e i sindacati, a causa dell’aumento dei prezzi di benzina e diesel e della cancellazione dei sussidi energetici. Dopo lo stato di emergenza, con l’esercito per le strade, da sabato nel paese vige anche il coprifuoco. Ci sarebbero 7 morti tra cui un neonato, 95 feriti gravi, più di 500 feriti lievi, 85 persone scomparse, più di 800 detenuti e 57 giornalisti aggrediti dalla polizia. All’immediata rivolta popolare, condotta da forze politiche, sociali, indigene e studentesche e accompagnata da uno sciopero generale dei trasporti con conseguente paralisi delle vie di comunicazione, Moreno ha risposto proclamando lo stato d’emergenza, solitamente applicato in casi di calamità pubblica, disastro naturale o conflitto interno, per la durata addirittura di 60 giorni, durante i quali verrà sospeso l’esercizio di diritti come la libertà di associazione e di riunione.

Oggi Moreno ha annunciato di voler rivedere alcune parti del pacchetto di misure di austerità, rese pubbliche il 2 ottobre, che sono alla base delle proteste popolari, in particolare la cancellazione dei sussidi per il carburante. Provvedimenti presi dalla Repubblica dell’Ecuador in cambio di un prestito da 4,2 miliardi di dollari del Fondo Monetario Internazionale, che chiede al paese sudamericano di sistemare i propri “conti” finanziari disastrosi.  Il pacchetto di misure annunciate prevede, tra l’altro, l’eliminazione dei sussidi statali ai combustibili e la liberalizzazione del prezzo della benzina e del diesel – da cui, secondo gli oppositori, deriverà l’aumento del costo dei trasporti e di ogni tipo di beni e servizi -; la riduzione del 20% dei salari degli impiegati pubblici e l’accorciamento delle loro ferie da 30 a 15 giorni, il taglio delle pensioni.

Sotto due video: uno della Bbc e l’altro di Ruptly, media finanziato con fondi russi.

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