Cosa fare a Genova 

Bernardo Strozzi, la mostra illustrata dalla curatrice Anna Orlando – IL VIDEO

Aperta da ieri a Palazzo Nicolosio Lomellino, unisce tele anche inedite, affreschi del palazzo e persino un piccolo dipinto realizzato sul coperchio di una scatola

Una mostra che riporta in vita il Seicento Genovese e vede protagonista Bernardo Strozzi. Per dipingere tolse il saio ed ebbe infiniti guai per questa decisione. In uno dei quadri si può vedere il suo autoritratto. Non si chiamava affatto Bernardo Strozzi, anche se ha firmato così le sue opere. La mamma era di Campo Ligure, suo padre si chiamava Pietro Pizzorno e veniva da Rossiglione. Prendendo i voti cambiò il nome in Antonio (quello del nonno), ma tornò Bernando quando uscì dai cappuccini e assunse il cognome Strozzi.
Nel Palazzo Lomellino dipinse una rassegna di abitanti, la fauna e la flora del nuovo mondo senza averli mai visti e avendone solo sentito parlare, ma i suoi affreschi sono una preziosa testimonianza di come i genovesi vedessero “le Americhe”

Durerà fino al 12 gennaio 2020, “Bernardo Strozzi (1582-1644). La conquista del colore”: una mostra monografica che conta oltre quaranta opere, di cui una quindicina mai esposte e cinque inediti assoluti, nella suggestiva cornice di Palazzo Nicolosio Lomellino, a quindici anni dalla prima apertura al pubblico. Tra le più affascinanti dimore storiche dei Rolli di Strada Nuova, reso celebre dalla scoperta degli inediti affreschi di Strozzi al Primo Piano Nobile, Palazzo Lomellino offre oggi l’eccezionale opportunità di ammirare le opere del maestro negli ambienti che conservano il suo capolavoro: l’unico suo ciclo di affreschi esposto al pubblico in un contesto museale.

Curata da Anna Orlando e Daniele Sanguineti, tra i massimi esperti riconosciuti per la cultura figurativa genovese del Seicento e del Settecento, l’esposizione rappresenta un evento unico e straordinario, sia dal punto di vista culturale che scientifico, grazie a un fondamentale aggiornamento critico.

Un approfondito lavoro di ricerca d’archivio, condotto da Anna Orlando con Agnese Marengo e il supporto archivistico di Flavia Gartiglia, ha infatti portato alla luce determinanti scoperte raccolte in un volume di 400 pagine; qualcosa di più di un semplice catalogo di mostra. Le novità riguardano non solo le opere inedite, ma dati sulla biografia, dalla nascita alla vocazione religiosa, e sulla carriera, non solo a Genova, del più grande e innovativo pittore della Genova del Seicento, noto come “Il Cappuccino” o il “Prete genovese”. 

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