Il giudice di sorveglianza nega permesso premio al serial killer Donato Bilancia

L’avvocato aveva presentato istanza perché l’omicida seriale 68enne potesse assistere un bimbo disabile grave a cui sta pagando gli studi con la sua pensione, ma per il direttore del carcere è ancora pericoloso

Non uscirà dal carcere in permesso per assistere il bimbo cinese gravemente disabile di cui paga gli studi con la sua pensione. Il serial killer Donato Bilancia resterà nel carcere di Padova dove è stato trasferito, dopo essere stato alle Case Rosse e a Chiavari, per scontare 13 ergastoli per 17 omicidi perché il magistrato di sorveglianza di Padova, Tecla Cesaro, ha rigettato l’istanza del suo avvocato per <Mancanza di elementi rassicuranti sotto il profilo della pericolosità sociale, mancato svolgimento di un percorso psicoterapeutico e parere contrario del direttore del carcere>. In 6 mesi, tra il 1997 e il 1998, ammazzò 17 persone: prostitute, guardie giurate, donne che trovava sui treni.

I primi delitti

  • Il 16 ottobre 1997 Bilancia uccise il biscazziere Giorgio Centanaro nella sua casa, soffocandolo con le mani e con del nastro adesivo. Il delitto venne tuttavia archiviato come morte per cause naturali, in quanto non vi era alcuna traccia che si fosse trattato di un omicidio. Fu Bilancia stesso ad autoaccusarsi poi di tale omicidio, di sua spontanea volontà, raccontando come si svolsero i fatti e sottolineando di averlo fatto in quanto Centanaro l’aveva disonorato e truffato al tavolo da gioco.
  • Il 24 ottobre, per motivi analoghi (riteneva la seconda vittima complice della prima), assassinò nella loro casa il biscazziere Maurizio Parenti e la moglie Carla Scotto, sottraendo 13 milioni e mezzo di lire in contanti e alcuni orologi di valore, di cui poi si liberò.
  • Il 27 ottobre uccise i coniugi Bruno Solari e Maria Luigia Pitto, titolari di un’oreficeria, introducendosi nella loro casa a scopo di rapina e, il 13 novembre seguente, nella cittadina di confine di Ventimiglia, uccise Luciano Marro, un cambiavalute, a cui sottrasse 45 milioni di lire.
  • Il 25 gennaio 1998 uccise a Genova Giangiorgio Canu, un metronotte, al solo scopo di rivalsa contro le forze dell’ordine.
  • Il 20 marzo successivo rapinò e uccise un altro cambiavalute, nuovamente a Ventimiglia: si tratta di Enzo Gorni. Il cognato della vittima lo vide allontanarsi con una Mercedes nera.

Il serial killer delle prostitute

  • Il 9 marzo 1998 a Varazze sparò a Stela Truya, prostituta albanese con cui s’era appartato.
  • Il 18 marzo a Pietra Ligure freddò con un colpo in testa la prostituta ucraina Ljudmyla Zubskova.
  • Il 24 marzo a Novi Ligure, in Piemonte, nella frazione Barbellotta, si appartò in una villa con la sua Mercedes con la transessuale Lorena, che intuì le sue intenzioni assassine e fuggì. In quel momento sopraggiunsero due metronotte, ai quali Bilancia sparò ferendoli mortalmente, andando poi alla ricerca di Lorena, provocandole una grave ferita all’addome, ma senza ucciderla come credeva. Quindi, con un colpo di grazia alla testa, finì i due metronotte, Massimiliano Gualillo e Candido Randò.
  • Il 29 marzo a Cogoleto assassinò un’altra prostituta, la nigeriana Tessy Adodo. Questo omicidio rappresentò la svolta delle indagini, in quanto lo si ricollegò a quello di Stela Truya e, in seguito, agli altri omicidi delle prostitute, essendosi riconosciuta l’unicità dell’arma utilizzata, mediante gli studi balistici del Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) di Parma.

Gli omicidi sui treni

Quando le indagini iniziano a raccogliere elementi, grazie anche alla testimonianza della transessuale Lorena, che ha potuto osservare molti dettagli della Mercedes nera usata da Bilancia e fornirne un preciso identikit, Bilancia cambia improvvisamente il modo di agire e la tipologia delle vittime dei suoi omicidi.

  • Il 12 aprile, sull’Intercity La Spezia-Venezia aprì scassinandola la porta del bagno del vagone e sparò a Elisabetta Zoppetti, uccidendola.
  • Il 14 aprile tornò a uccidere una prostituta, Kristina Valla.
  • Il 18 aprile tornò a colpire su un treno, sulla tratta Genova-Ventimiglia, assassinando Maria Angela Rubino e masturbandosi sul suo cadavere.

Il caso del mostro della Liguria sale al clamore delle cronache, dal momento che, da un ambiente limitato e relativamente isolato come quello della prostituzione, era passato a colpire con assoluta casualità sui treni. La mobilitazione delle forze dell’ordine fu totale in quel momento, con il pedinamento di vari sospettati (poi rivelatisi non coinvolti negli omicidi) e cercando due tipi di automobili che erano coinvolte nel caso (Mercedes-Benz 190 nera e Opel Kadett bianca).

  • Il 21 aprile all’autogrill Conioli Sud sulla Genova-Ventimiglia, nel comune di Arma di Taggia, si compì l’ultimo dei delitti di Bilancia, che rapinò e uccise il benzinaio Giuseppe Mileto perché questi si era rifiutato di fargli credito per un pieno di benzina.

L’arresto

La svolta nel caso avvenne quando giunse ai carabinieri una notizia, apparentemente insignificante, riguardo l’auto venduta a Bilancia dall’amico Pino Monello che, ignaro dei suoi crimini, si recò in procura per denunciare la mancata formalizzazione del passaggio di proprietà e per contestare una serie di multe ricevute per il mancato pagamento di pedaggi autostradali: Bilancia aveva il vizio di accodarsi con la propria auto a quella che lo precedeva per evitare di pagare il pedaggio, e la targa fu ripetutamente segnalata. I Carabinieri scoprirono una corrispondenza quasi perfetta tra Bilancia e l’identikit creato in base alla descrizione data da Lorena, inoltre le tracce degli pneumatici sulle scene di alcuni degli omicidi erano perfettamente compatibili con quelle della Mercedes, così come la prova del DNA di Bilancia confrontato rinvenuto sul corpo di Maria Angela Rubino. Donato Bilancia venne arrestato il 6 maggio 1998 dai Carabinieri all’uscita dell’ospedale San Martino di Genova, senza che opponesse resistenza; dopo pochi giorni rese confessione spontanea di tutti gli omicidi, attribuendosi anche il delitto di Giorgio Centanaro, archiviato come morte naturale.

La condanna

Bilancia venne condannato a 13 ergastoli per i 17 omicidi e a 16 anni di reclusione per il tentato omicidio di Lorena Castro, con sentenza del 12 aprile 2000 del tribunale di Genova, confermata poi in Corte d’appello e in Corte di Cassazione. Scontò inizialmente la sua pena al carcere di Marassi, poi al carcere di Chiavari per essere trasferito nel carcere Due Palazzi di Padova.


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