Bagnasco alla Guardia: “L’uomo moderno, quanto più domina il mondo, tanto più sembra perdere se stesso”

L’omelia del cardinale arcivescovo al Santuario di N.S. della Guardia in occasione della messa per il 529º anniversario dell’apparizione di Maria, Madre di Gesù, al contadino di Livellato, Benedetto Pareto, nel 1490. 

Cari Fratelli e Sorelle
Pace a voi nel Signore Risorto! Pace alle vostre famiglie, pace e sicurezza per il vostro lavoro, pace alla nostra amata Città. Saluto le Autorità civili e militari, le confraternite, le associazioni e i gruppi, saluto con affetto voi cari pellegrini che ogni anno venite ai piedi di Maria, Madre di Dio e nostra. Prego tutti di salire spesso a questo luogo di grazia, di tenere viva la devozione alla Madonna, di insegnarla ai bambini. A qualunque età, abbiamo bisogno che qualcuno ci guardi con amore, e ci rigeneri nell’anima. Accanto a noi ci sono le nostre famiglie, le persone che ci vogliono bene: nessuno però può entrare nelle nostre profondità, neppure l’amore umano più sincero riesce a raggiungere questa intimità unica. Solo Dio conosce veramente il nostro cuore. Ricorrere alla Vergine Santa è essere compresi, è ritrovare la via del bene se l’abbiamo smarrita, è ricominciare con fiducia. Ella è lo spazio materno di Dio, la porta del cielo, l’alba di vita eterna. Sulle sue braccia porta il piccolo sole, Gesù, Luce dell’universo: e chi incontra Dio ritrova se stesso. L’uomo moderno, quanto più domina il mondo, tanto più sembra perdere se stesso; inebriato dalle sue possibilità, appare sempre più debole ed esposto al potere di altri. Perdere se stesso, non riconoscersi, è il grande rischio dell’uomo d’oggi: chi sono io veramente? Il beato Cardinal Newman scriveva: “L’uomo dei nostri tempi quale consapevolezza conserva della propria identità? Non è forse tentato di volersi a immagine e somiglianza di tutti gli altri?”. Voler essere se stessi è giusto, ma non basta, potrebbe essere solo un infantile bastian contrario oppure un insopportabile narcisista; invece è necessario cogliere la verità del proprio essere persona prima che il proprio io. Non è sufficiente avere un nome e degli affetti, prestigio e potere, lavoro e casa, per essere qualcuno: tutto ciò ha valore, ma è insufficiente per darci un volto. Esso è dato non da ciò che appare di noi, né dal consenso attorno a noi, ma da ciò che siamo dentro di noi. C’è un’identità di superficie, e c’è un’identità interiore che dipende da ciò che abita nella nostra anima. Lì dobbiamo trovare i lineamenti che disegnano il volto e non una maschera: ideali spirituali, valori morali, la capacità di amare senza pretese, il desiderio di verità anche quando si scontra con ciò che ci conviene. Il volto vero e bello appare quando abbiamo il desiderio non di essere importanti, ma di essere utili, non la smania del successo ma la coscienza di vivere con onestà e impegno.Ma la nostra identità, il nostro volto hanno un’origine: un giorno, al principio di noi stessi è risuonata una voce: “E’ bene che tu ci sia!”. Ecco da dove ognuno proviene, da quale sguardo è guardato: “E’ bene che tu ci sia!” Veniamo al mondo come una benedizione:  possiamo diventare invisibili agli occhi del mondo, non importare a nessuno, rimanere ai bordi della vita, ma quella parola continuerà ad echeggiare per sempre. A partire da quella originaria dichiarazione ognuno deve costruire se stesso con fiducia: la sentenza è stata data, e nulla la cambierà poiché Dio è fedele. Le parole con le quali il Signore ci ha creati, sono una dichiarazione d’amore. Ma di quale amore si tratta? Possiamo farci aiutare dall’amore dei genitori per i figli. C’è un aspetto che di solito viene chiamato amore materno: esso tende più ad amare che ad essere amato, ama incondizionatamente. Non c’è nulla che possa meritare l’amore di una madre, e nulla che lo possa far perdere. L’amore paterno, invece, spesso desidera che il figlio non solo si senta bene, ma che sia buono: e qui è presente un’attesa, una chiamata alla responsabilità di chi è amato. Dio ama in modo materno e in modo paterno, cioè il suo amore è incondizionato ed esigente insieme. Da questa completezza d’amore nasce la parola originaria su ogni uomo: “È meraviglioso che tu esista”. A volte fatichiamo ad applicare queste parole a certe persone. Solo Dio conosce il cuore, ma è certo che a quella benedizione creatrice ognuno deve rispondere con la propria vita.Cari amici, dimenticare questo è morire: nessuna persona al mondo può eguagliare la parola divina che ci ha creati e redenti, che ci accompagna e ci attende: la sua parola ci restituisce a noi stessi, alla nostra dignità, alla fiducia, alla speranza quando ci sentiamo persi, forse indegni, e l’ombra sinistra dello scoraggiamento ci insidia. Ogni parola umana ci fa bene e ci aiuta, ma quella di Dio è decisiva perché Lui solo ci conoscere. A quella Presenza, però, dobbiamo andare spesso, anzi, a quella Presenza dobbiamo vivere affinché ogni giorno, insieme alla prima luce, risuoni la parola che ci conferma nell’esistenza, ci dà coraggio e pazienza per portare le croci, decisione nel bene, voglia di servire e di amare Dio e il prossimo.E la Madonna? La Grande Madre di Dio? Ella è qui nel suo santuario, e aspetta di vederci con frequenza così come nelle nostre chiese. Lei desidera rinnovare su di noi la benedizione antica: le parole sono di Dio, l’accento è quello della Madre di Dio. Dico a te che mi ascolti, e che forse ti senti in un angolo della vita: la Madonna ti ripete: “Coraggio, è meraviglioso che tu esista!”. Mi piace pensare che La Vergine Santa, guardando da questo monte verso la Città, ripeta anche a lei questa benedizione: “Genova, è bello che tu ci sia”. Tocca a noi esserne degni!

                                                                                              Angelo Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova

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