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Oggi e domani radioamatori sull’Acquedotto, connubio tra storia e tecnologia

Il 20 e 21 luglio 2019, sul ponte sifone sul Geirato (acquedotto storico di Genova) ci saranno i radioamatori della sezione ARI di Genova.
L’associazione “C.R.C. Sertoli onlus” ha accettato di ospitare radio e radioamatori della sezione ARI di Genova nei suoi locali per svolgere attività radio. I radioamatori daranno agli interessati informazioni e delucidazioni sull’attività svolta al fine di far comprendere alla cittadinanza l’importanza di un hobby sano e socialmente utile come quello radioamatoriale.

I radioamatori saranno presenti in località Casa dei Filtri per tutto il weekend.
Il luogo dell’evento è facilmente raggiungibile sia con mezzi pubblici che privati, c’è la possibilità di riparo in caso di pioggia, la fruibilità della postazione radio è stata studiata per dare la possibilità di trasmettere anche a persone con ridotta capacità motoria.

Chi sono i radioamatori

Con questa denominazione si identificano esclusivamente operatori che, dopo aver sostenuto un esame di cultura radiotecnica, ottengono dal Ministero delle Telecomunicazioni (MISE – Ministero dello Sviluppo Economico) l’autorizzazione a gestire una stazione radio. Ai radioamatori si devono in questi ultimi anni quasi tutte le innovazioni tecniche che hanno segnato il cammino della radio e della telefonia mobile. La radio, questo formidabile strumento ha abbattuto tutte le distanze tra i popoli, è nato dal genio di Guglielmo Marconi. 
Il collegamento tra i radioamatori avviene in ogni angolo del mondo sia con la voce (fonia), con il codice Morse (cw), che con la telescrivente sino agli ultimi sistemi computerizzati digitali (ft8, rtty, packet , sstv, psk31, ecc.)
In tutto il mondo si contano diversi milioni di radioamatori. Il globo terrestre è coperto da una fitta rete di stazioni radioamatoriali collegabili fra loro e la cui lingua ufficiale è l’inglese. Le istituzioni si sono rese conto che nessuno meglio dei radioamatori poteva garantire, per vastità e capillarità, una copertura in caso di emergenze. Ecco allora che i radioamatori, organizzati in associazioni sono divenuti parte integrante e fondamentale di varie protezioni civili stabilendone un legame molto stretto per fornire un grande supporto alle comunicazioni. I radioamatori sono i primi ad intervenire e gli ultimi a lasciare la zona dell’emergenza, quando si ristabiliscono le comunicazioni telefoniche. Nonostante la diffusione di internet abbia modificato l’interesse verso il mondo della radio, i radioamatori rappresentano un patrimonio tecnico-culturale unico in tutto il mondo, costituendo la base della ricerca e dello sviluppo di tutti i più sofisticati sistemi di telecomunicazione.

Nominativo speciale

Questo nominativo, ideato da Gabriele IZ1PKR nel 2017 è un “nome collettivo” che possono utilizzare i radioamatori autorizzati (patentati) per il periodo della manifestazione:

II (Italia) (la seconda I indica il nominativo speciale temporaneo)
1 (zona del codice avviamento postale della nostra zona)
A (acquedotto)
S (storico)
GE (Genova)

Ed autorizzato dal Mise

la QSL

A beneficio dei non addetti ai lavori le QSL sono essenzialmente delle cartoline illustrate.
E’ la cortesia finale del collegamento in radio, come conferma dello stesso.
Le QSL indicano:
– nominativo della stazione (il nostro nome e cognome radiofonico);
– il nome di battesimo dell’operatore;
– la località da dove si trasmette (in questo caso il Ponte Geirato);
– la data e l’ora UTC (il fuso orario di riferimento da cui sono calcolati tutti gli altri orari del mondo usato anche in aeronautica dai piloti ecc.).

Come dicono i colleghi radioamatori americani “QSO/DX take a short time the QSL is forever” pertanto rimane per il radio-appassionato un  ricordo che conserverà gelosamente per molti anni (tutta la vita).

La QSL delle scorse manifestazioni:

Negli anni scorsi mandato questa cartolina in giro per l’Italia e per il mondo in particolare abbiamo raggiunto, oltre quasi tutte le regioni italiane, anche:
Austria, Inghilterra, Francia, Germania, Ungheria, Belgio, Turchia, Emirati Arabi, Indonesia, Bulgaria, Montenegro, Croazia Spagna, USA, Inghilterra, Creta, Repubblica Ceca, Danimarca, Latvia, Olanda, Lituania, Polonia, Romania, Russia, Scozia, Serbia  Kaliningrad, Ungheria, Irlanda, Galles e Svizzera.
Atteso l’assioma che il collegamento radio (QSO) dura poco tempo mentre la QSL è una cartolina stampata dura per sempre!
Adesso in molte parti del mondo arriva un pezzetto del nostro acquedotto !
Vi rimando ai link sopraindicati per guardare le foto e ne metto qualcuna b/n della scorsa attività:

Il primo classificato avrà un’attestazione, riportante il risultato conseguito
Il progetto è patrocinato da: MUNICIPIO IV – MEDIA VAL BISAGNO e Circolo Ricreativo Culturale Via Sertoli.

Caratteristiche tecniche del Ponte Sifone e cenni storici relativi all’acquedotto

Il ponte sifone sul Geirato è lungo 693 metri ed è composto da 22 arcate. Il dislivello è di quasi 50 metri.
Fin dai tempi antichi lo sviluppo della città di Genova è stato legato all’acqua, elemento prezioso quanto necessario. Le sorgenti cittadine e le cisterne per la raccolta delle acque piovane erano sparse capillarmente in tutta la città, ma difettavano per portata e continuità di flusso. Il primo acquedotto genovese di cui abbiamo testimonianza è quello romano, risalente al primo secolo dopo Cristo. La sua origine è incerta e i pochi dati a nostra disposizione vogliono che questo primo acquedotto venisse edificato dopo la distruzione di Genova da parte dei Cartaginesi e che, poco dopo, Roma inviasse il Pretore Spurio Lucrezio con due legioni ed un numero considerevole di schiavi per ricostruire la città, dotandola anche di un acquedotto “moderno” alimentato dal torrente Feritore (odierno Bisagno). La presa di questo acquedotto era localizzata alle rapide del Montanasco, nei pressi del Follo (attuale giro del Fullo) il tracciato di questo acquedotto, che è stato calcolato intorno agli 11 km con una pendenza media di 3,3 metri per km, si sviluppava sulla sponda destra del Bisagno ed era situato più in basso rispetto all’acquedotto medioevale. Esso portava l’acqua in città passando per Montesano, dietro l’ex convento dell’acquedotto delle Fieschine, a monte della stazione Brignole, per poi scendere a Piccapietra e superare la collina di Sant’Andrea. L’acquedotto storico di Genova conserva ancora intatti molti dei suoi tratti. In val Bisagno abbiamo una serie di ponti ed arcate a cominciare dai mulini di Davagna, passando da Struppa Molassana, San Gottardo e Preli per arrivare alle parti rimaste nella zona di Staglieno, interrotte queste ultime dalla costruzione dell’attuale casello autostradale. In questa zona l’acquedotto del XIII secolo si affianca alle nuove strutture del ponte-sifone progettato da Carlo Barabino, che scavalca il cimitero di Staglieno. L’ingresso in città dell’acquedotto corrispondeva con l’iniziale percorso della circonvallazione a monte, presso la piazza Manin e ne resta almeno un passaggio, con le originarie arcate inglobate nei terrapieni della ottocentesca strada. Entrando in città esso passava, sin dal XIII secolo sul percorso delle mura del Barbarossa, dov’è tuttora visibile assieme alle serie di bocchette (i chiusini metallici che si trovano alle varie prese individuali nel muraglione). Tratti superstiti sono in vico ai Forni di Castelletto (sopra la piazza della Zecca), nel ponte che attraversa la salita di San Gerolamo presso Castelletto e, dalle parti della porta Soprana, nei resti di bocchette chiuse nella cisterna sotto le mura, cisterna trasformata in vano scala per accedere alle torri durante i restauri iniziati dall’architetto Alfredo D’Andrade. Oggi l’acquedotto si configura come un percorso pedonale lungo circa ventotto chilometri, in uno scenario rilevante sotto moltissimi punti di vista: dalle architetture civili e monumentali di cui abbiamo esempio nel ponte canale sul rio Torbido o nel portale del Barabino alla Rovinata, all’archeologia industriale del ponte sifone sul Veilino e del suo gemello sul Geirato, dalle passeggiate nel verde del tratto Pino Sottano – Trensasco alla gola di Fossato Cicala, scoprendo continuamente come l’acquedotto si è trasformato e mimetizzato giungendo nel centro cittadino.

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