Annunci
Ultime notizie di cronaca

Neofascisti di Azione Frontale, striscione contro il Pride. Riemerge l’incubo della storia

Il gruppo di ultradestra Azione Frontale ha esposto stanotte uno striscione contro il Pride che si terrà oggi a Genova. A spiegare esattamente come sia composto il fronte che si oppone ai diritti delle persone LGBT sono le firme del comunicato di rivendicazione inviato ai giornali, sottoscritto anche da Veneto Fronte Skinhead. La storia insegna che 100 mila omosessuali furono arrestati e 50 mila internati nei campi di concentramento nazisti. Il fascismo non prevedeva il reato di omosessualità solo per non ammettere che in Italia ci fossero omosessuali, ma li perseguitò comunque, anche deportandoli nelle isole.

Gli stessi neofascisti che rivendicano lo striscione utilizzando una terminologia aggressiva che parla di <grido di battaglia> a fronte di una manifestazione che è aperta a tutti, che chiede diritti e vuole essere festosa e inclusiva, sostengono, rivendicando lo striscione che <La vera rivoluzione è una famiglia contro tradizione>, parlano di <falsa libertà>, di <omologazione> e di <innaturale neutralità>.


Il triangolo rosa era il simbolo di stoffa affibbiato sulla casacca degli internati nei campi di concentramento nazisti per omosessualità maschile. Il colore rosa era stato ovviamente scelto per spregio nei confronti di chi era ritenuto intrinsecamente effeminato: alle lesbiche internate di cui si ha notizia fu imposto, invece, il triangolo nero delle persone “asociali”.

Nel corso del regime nazista tedesco, numerosi omosessuali furono internati in campi di concentramento insieme ad Ebrei, Rom, Sinti, Jenisch e testimoni di Geova. A distinguere gli omosessuali dagli altri prigionieri era, nel caso degli uomini, un triangolo rosa cucito sulla divisa all’altezza del petto; nel caso delle donne, un triangolo nero. Si è soliti riferirsi allo sterminio degli omosessuali nei campi di concentramento nazisti come Omocausto. Si stima che gli omosessuali internati nei lager siano stati almeno 50.000. Negli anni che vanno tra il 1933 e il 1945 si stima che almeno 100.000 uomini siano stati arrestati come omosessuali, di cui circa la metà sono stati condannati; la maggior parte di questi ha trascorso il periodo di detenzione assegnato nelle prigioni regolari, ma tra i 5 e i 15.000 hanno finito con l’essere internati nei vari campi. Solo a partire dagli anni ’80 del ‘900 si è cominciato a riconoscere anche questo episodio di storia inerente alla più ampia realtà della persecuzione nazista. Nel 2002 infine il governo tedesco ha chiesto ufficialmente scusa alla comunità gay.

Il fascismo perseguitò gli omosessuali, anche se il codice penale Rocco, a differenza del Paragrafo 145 voluto da Hitler,  non conteneva al suo interno una specifica normativa antiomosessuale.
Nel progetto del Codice Rocco del 1927, peraltro, era previsto un articolo, il 528, che puniva con la reclusione da uno a tre anni i colpevoli di relazioni omosessuali. Alla fine, però, il regime fascista decise di eliminare tale articolo dalla versione finale del codice, non certo per motivazioni liberali, ma perché prevedere il reato di omosessualità, significava ammettere l’esistenza degli omosessuali in Italia, come si legge nella relazione redatta dalla Commissione Appiani, che aveva il compito di discutere l’attuazione della nuova normativa: “La Commissione ne propose ad unanimità e senza alcuna esitazione la soppressione per questi due fondamentali riflessi. La previsione di questo reato non è affatto necessaria perché per fortuna e orgoglio dell’Italia il vizio abominevole che ne darebbe vita non è così diffuso tra noi da giustificare l’intervento del legislatore, nei congrui casi può ricorrere l’applicazione delle più severe sanzioni relative ai diritti di violenza carnale, corruzione di minorenni o offesa al pudore, ma è noto che per gli abituali e i professionisti del vizio, per verità assai rari, e di impostazione assolutamente straniera, la Polizia provvede fin d’ora, con assai maggior efficacia, mediante l’applicazione immediata delle sue misure di sicurezza e detentive”. La repressione dell’omosessualità venne dunque affidata all’intervento della polizia che, dopo aver sottoposto il caso alla Commissione Provinciale, provvedeva alla diffida  o all’ammonizione e al diffido. Furono oltre 20mila le pratiche di ammonizione nei confronti degli omosessuali. Molti omosessuali furono anche confinati in isole del Mediterraneo, in particolare le Tremiti.

Annunci

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: