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In più di quindicimila al Liguria Pride. Foto e Video

Una folla festante al Liguria Pride di ogni età, nazionalità e orientamento sessuale nella giornata dell’orgoglio omosessuale a 50 anni dal primo gay pride

Sono partiti in 12 mila, all’arrivo, dopo tutto il corteo, erano almeno 15 mila (ma gli organizzatori parlano di 25 mila).
Ilaria Gibelli, delle Famiglie Arcobaleno ha detto che <Bucci ci chiede di essere meno divisivi, ma ci offende con il registro delle famiglie e il veto sui patrocini. Preferiamo il patrocinio della gente a chi concede le piazze ai movimenti neofascisti>. Gibelli ha anche criticato <Una cittá che non promuove i diritti sociali> che, di conseguenza <non promuove nemmeno i diritti civili>.

Quando il corteo stava per partire è arrivato il sindaco Marco Bucci che ha detto <sono il sindaco di tutti> e ha aggiunto <per questa manifestazione noi spendiamo 50mila euro>, il costo dei servizi della polizia locale per la chiusura delle strade dell’allungamento di percorsi per le deviazioni Amt.
<È un atto dovuto, perché è una manifestazione politica, la più politica delle manifestazioni – hanno risposto gli organizzatori -. Si è mai forse parlato del costo di una manifestazione sindacale in questi termini?>. Bucci ha scambiato qualche parola con Gianni Crivello, suo contendente alle elezioni comunali di due anni fa, che gli ha regalato un braccialetto del Pride. Il Sindaco lo ha accettato. Passando tra i carri e la gente che si preparava per il corteo, Bucci si è fermato presso lo striscione dell’Anpi. Il sindaco si è presentato senza la fascia tricolore, quindi la sua visita non è stata ufficiale.

Megu Chionetti della Comunità di San Benedetto ha fermato il sindaco durante la visita per chiedergli il patrocinio al Pride e di discutere da domani a Tursi dei diritti delle famiglie arcobaleno e e della comunità Lgbt
Il Sindaco al Pride

<Il Sindaco dice che ha sborsato migliaia di euro per il Pride, peccato che la polizia municipale abbia lasciato incustodita una auto davanti al carro bloccando il corteo. È così che sono spesi per garantire la libertà costituzionale di manifestare? – dice Laura Guidetti, dell’organizzazione -. Genova città di anziani, ma i ragazzini e le ragazzine sono tutte al Pride, il futuro è rainbow>.

(Nella foto: l’auto della polizia locale che era rimasta a bloccare il corteo che non poteva, quindi, partire. Gli agenti, che erano andati a scortare il Sindaco, sono stati richiamati col megafono e sul cofano sono stati appiccicati due adesivi della manifestazione).

La partenza del Pride: tutti i carri e i partecipanti
Il partigiano Remo, 94 anni, anche quest’anno al Pride
La parata riempie via XX

Il discorso ufficiale degli organizzatori sul palco

Ciao Genova! 
Oggi è un giorno memorabile per il movimento lgbti.
Celebriamo i 50 anni dal primo gay pride, nato dai moti di stonewall a New York per reagire alla violenza e alla repressione della polizia contro le persone trans, lesbiche e gay, che da allora hanno alzato la testa e hanno costruito un movimento favoloso di visibilità e libertà nel quale oggi ci possiamo riconoscere tutti e tutte.
Il primo pride è nato come una protesta, ma presto si è evoluto nel modo più efficace per contrastare la violenza: attraverso la festa, i nostri corpi, l’eccesso e la gioia. 
Festeggiamo anche i 25 anni del pride in italia e i 5 anni di liguria pride, per noi anni importanti perché tante sono le cose che sono cambiate in questo pur breve lasso di tempo: la legge sulle unioni civili, ma anche l’irrompere del movimento lgbt sulla scena politica con visibilità e presa di parola non seconda rispetto ad altri movimenti, e trasversale rispetto ai temi all’ordine del giorno della politica del nostro paese. 
Un movimento maturo, capace di intrecciarsi con i movimenti femministi e antirazzisti, e costruire in modo autonomo la risposta rainbow alle spinte reazionarie ed autoritarie del potere dominante.
Essere visibili come soggetto politico, occupare lo spazio pubblico, per le forze conservatrici al governo è meno tollerabile del semplice esistere.
Marco Bucci, il Non-Sindaco di tutti e tutte, ci chiede di essere meno offensivi e meno divisivi, ma nello stesso tempo, ci offende istituendo un registro che promette di garantire privilegi solo alle famiglie sposate con figli, ci offende dichiarando guerra ai nostri bimbi e bimbe arcobaleno, ci offende togliendo patrocini ai municipi che ci sostengono. Ma il sindaco Bucci non ci riesce a dividere. Siamo sempre di più, e questa settimana vissuta insieme al Village, è la prova tangibile di quanto valga di più il patrocinio delle persone che ci hanno aiutato in questi mesi, e di voi tutti e tutte qui oggi, rispetto ad una giunta che se la prende con i poveri, con la autodeterminazione delle donne, che chiude i porti alle persone, ma li apre alle navi delle armi. Che concede le piazze alle organizzazioni neofasciste, che ci chiede di nascondere le nostre identità e i nostri corpi, di non alzare la voce e di non esprimere dissenso. Ma anche no.
Tante e tanti siamo usciti dall’ombra, ma ci sono ancora delle categorie di persone invisibili, perché non hanno rappresentanza e sono fuori dalla narrazione main stream anche nei movimenti. Migranti, precari e precarie, diversamente abili, chi non si identifica nei generi, chi non è giovane e chi non segue i modelli tradizionali… Non vogliamo sostituirci alla loro voce ma vogliamo dire loro che siamo qui per andare oltre la solidarietà: le vostre lotte sono le nostre.
Siamo qui e continueremo a sfilare per le strade delle nostre città per essere al fianco di tutte quelle persone che ancora hanno difficoltà a vivere la propria sessualità, orientamento sessuale ed identità di genere serenamente e legittimamente alla luce del sole.
Saliamo su questo palco pieni di energie dopo una splendida parata e una settimana di liguria pride village ricca di emozione. Per una settimana abbiamo giocato, ballato, cantato, condiviso il cibo e il tempo, ci siamo raccontate/i e abbiamo ascoltato altre altri raccontarsi: abbiamo bisogno di storie per farne tesoro ed esperienza. Per comprendere che siamo tutti e tutte l’altro di qualcuno/a. E’ questa la città che vogliamo: una città inclusiva. Uno spazio e un tempo in cui ciascuna persona si senta parte di una comunità ampia. E in questa comunità, libera da stereotipi e condizionamenti che non ci appartengono, sentire forte e sincera la possibilità di ricercare e far fiorire la propria identità. Una comunità libera, arricchita da ogni singola identità e da cui scaturisce infinita bellezza. E questa bellezza la vediamo ora potente in questa piazza perché la vera bellezza ha i nostri volti se ripensiamo la città come la vogliamo.
Noi non siamo qui oggi per lottare soltanto per i diritti lgbti: i diritti civili e sociali non devono viaggiare mai da soli altrimenti questi diritti diventano privilegi di poche persone; diventano diritti delle élite borghesi. La libertà è una conquista che non può escludere le periferie, i quartieri, i posti di lavoro, l’ambiente, la salute, le solitudini. Aver lasciato indietro la difesa dei diritti sociali ha generato rancore, paura, guerre tra poveri… terreno fertile per le destre estreme che stanno conquistando consenso popolare. Oggi dirsi razzista e omofobo è legittimato dall’aver riscritto il significato di libertà d’opinione. Ma l’odio non è un’opinione!
Lo slogan di questo pride è Genova better than this, perché non vogliamo aggiungere qualcosa e lasciare tutto invariato, non ci basta un diritto in più che non intacca sovverte il quadro generale di discriminazione, sfruttamento, cultura patriarcale. Il cambiamento che vogliamo passa dentro di noi, lascia traccia nel mondo e ha l’ambizione di trasformarlo per cancellare le gerarchie che dividono l’umanità.
Genova better than this non è fare di più ma è fare in modo differente, far germogliare idee ed emozioni per cambiare il mondo. 
Fare meglio è non perdere memoria e consapevolezza; conoscere la nostra storia e avere coscienza dei legami che connettono tra loro i diritti, è opposizione e lotta al razzismo e alla omo-transfobia, è opposizione e lotta al sessismo, è rifondazione dell’antifascismo su basi anti-patriarcali.
Fare meglio è una scommessa che si gioca negli spazi condivisi per abbattere i muri dei pregiudizi e delle chiusure, dentro una cornice rivoluzionaria per la sua semplicità: noi siamo Genova, noi siamo comunità, cittadinanza, umanità.


La manifestazione è finita con un gesto d’amore: una dichiarazione sul palco, la sorpresa, l’emozione, è, alla fine, il “sì”.


Il cartellone più fotografato di tutto il pride e più condiviso su tutti i social? Questo

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