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Delfino confessa a un compagno di cella di aver ucciso Luciana Biggi

Nuova inchiesta sul killer di Antonietta Multari, assolto per insufficienza di prove per l’omicidio Biggi. Verte su alcune confessioni fatte a un compagno di cella a cui avrebbe confidato altre 3 delitti oltre a quello della donna genovese

Luca Delfino, 42 anni, in carcere per aver ammazzato a coltellate la fidanzata Maria Antonietta Multari nel 2007, è di nuovo indagato per l’assassinio di Luciana Biggi, uccisa nel 2006, per cui era stato assolto per insufficienza di prove. Lo rivela “La Stampa”. L’uomo avrebbe confessato a un compagno di cella non solo l’omicidio della donna, ma anche quello di un magrebino che lo perseguitava nel carcere di Sollicciano. La morte del nordafricano era stata classificata come suicidio. Avrebbe anche parlato di altri due omicidi.

Per l’omicidio di Antonietta Multari, massacrata con una decina di coltellate, Delfino era stato, invece, condannato a 16 anni e 8 mesi confermati in Cassazione. Il tribunale gli aveva riconosciuto seminfermità mentale e aveva deciso che, finita la pena, sarebbe dovuto rimanere per 5 anni in un ospedale psichiatrico giudiziario, periodo che se fosse risultato pericolo si sarebbe allungato. I vecchi “manicomi criminali”, però, non esistono più. Esistono strutture non sorvegliate da forze dell’ordine come quella che c’è a Pra’ e da cui le fughe non sono inusuali. Alla polizia locale di Genova, che si occupa dei Tso di tutta la città, è capitato di frequente di dover inseguire e catturare persone che si erano allontanate.

Al processo di primo grado per il delitto Biggi, il pm, Enrico Zucca, aveva chiesto 25 anni di detenzione. L’imputato era stato invece assolto “per non aver commesso il fatto” in base all’articolo 530, secondo comma, che corrisponde alla vecchia insufficienza di prove. 
Nella notte del 28 aprile 2006. Luciana Biggi fu trovata a terra in vico di San Bernardo (uno dei due vicoli che da Piazza San Bernardo scendono verso via Giustiniani) in una pozza di sangue, con la gola squarciata probabilmente da un coccio di vetro. La donna aveva tentato di difendersi, tanto che aveva due ferite, una alla mano e l’altra sull’avambraccio.

Delfino, che ha ottenuto diversi sconti di pena per buona condotta in carcere (è un automatismo se il detenuto non crea problemi e il suo avvocato lo chiede), stava esaurendo il periodo di detenzione previsto (sarebbero previsti ancora 3 anni) e aveva già chiesto permessi di uscita. In galera s’è invaghito di un detenuto e gli ha confessato, oltre all’omicidio di Luciana, altri delitti. L’uomo, un ecuadoriano, avrebbe denunciato di essere stato molestato da Delfino e in quel contesto avrebbe rivelato quanto l’ex barista gli avrebbe detto a proposito dell’omicidio di Luciana Biggi, del magrebino e di altre due persone. Delfino, che era in carcere a Pontedecimo (penitenziario femminile, ma dove scontano la pena anche autori di femminicidio o violenze sessuali per evitare che subiscano violenze a loro volta in un carcere maschile), sarebbe stato trasferito in un altro istituto di pena.

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