Ponte Morandi 

Fondi per i residenti interferiti dai lavori del ponte, stabiliti i criteri

Tavolo PRIS (Programma Regionale Intervento Strategico) oggi in Regione alla presenza delle strutture commissariali, delle Istituzioni e della Camera di Commercio per l’incontro conclusivo di definizione dei criteri di indennizzo, grazie ai 7 milioni di euro messi a disposizione del commissario per la ricostruzione Marco Bucci dal decreto Sblocca Cantieri.

 “Soddisfazione per aver concluso in tempi brevi, nel migliore dei modi e in totale sintonia con tutti i soggetti coinvolti, la ripartizione dei fondi previsti dal decreto sblocca cantieri e destinati ai residenti interferiti dalla demolizione e ricostruzione del ponte”. E’ stata espressa dall’assessore regionale alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone al termine della riunione.

Si conclude così un intenso lavoro svolto in un mese da parte del tavolo regionale PRIS che ha affiancato il commissario straordinario alla ricostruzione nella gestione di questa innovativa procedura che riguarda circa 980 unità immobiliari che verranno indennizzate con i criteri costruiti appositamente e approvati oggi.

“La nostra Legge regionale PRIS – ha commentato l’assessore Giampedrone – si è dimostrata ancora una volta molto valida, oltre che un grande strumento di accompagnamento alle infrastrutture strategiche della Liguria e comunque, come in questo caso, del Paese. La valutazione dei criteri di indennizzo che oggi abbiamo portato a termine è stata compiuta con le risorse e gli strumenti che il decreto Sblocca Cantieri ha messo in disponibilità del commissario alla ricostruzione. Il tutto è stato portato a termine in tempi assolutamente eccezionali e ratificato oggi dalla Giunta regionale per tramutarsi nelle prossime ore in un’ordinanza da parte del commissario alla ricostruzione con i relativi criteri di riparto e le modalità per accedere al contributo”.

“Il percorso che ha portato all’approvazione di oggi – ha concluso l’assessore – si è svolto con un’ampia partecipazione dei comitati, dei cittadini e dei portatori di interesse che hanno fornito il loro contributo per l’applicazione di questa nuova forma di indennizzo che oggi abbiamo portato a compimento”.

<Il bollettino della propaganda di Toti colpisce ancora. Questa volta tocca al Pris – dicono consiglieri regionali del Pd ligure Giovanni Lunardon e Pippo Rossetti -. Prima di fare alcune precisazioni, però, è evidente che i 7 milioni autorizzati dallo Sblocca Cantieri non sono sufficienti a dare un ristoro adeguato ai disagi degli abitanti della zona arancione. E invece di perdersi nella solita propaganda sarebbe utile che Comune e Regione tornassero a battere cassa presso il Governo, per chiedere più risorse, come meritano i cittadini che abitano nelle immediate adiacenze del cantiere>. 

<Sarebbe bene che Toti e Giamepdrone ricordassero che se oggi si può discutere di Pris a proposito della zona arancione questo lo si deve all’iniziativa dei gruppi di minoranza del Pd e del Movimento 5 Stelle, che hanno avanzato due proposte di legge, poi confluite in una unica, per inserire nel Pris il tema degli indennizzi di questi cittadini – continuano i consiglieri Pd -. Il presidente della Giunta e il suo assessore dovrebbero anche ricordare che erano contrari a questa ipotesi e che soltanto la presenza in Consiglio regionale dei comitati della zona arancione ha consentito di arrivare alla modifica del Pris, che oggi permette di erogare quelli che, ci auguriamo, saranno i primi ma non i definitivi contributi. Dire che si arriva in fretta a corrispondere gli indennizzi della zona arancione è una presa per i fondelli, visto che la battaglia dei cittadini va avanti dall’indomani del crollo del ponte Morandi del 14 agosto scorso e che, per mesi, questa battaglia è stata colpevolmente ignorata da Regione, Comune e Governo. La cosiddetta partecipazione all’individuazione dei criteri ha bellamente ignorato il ruolo fondamentale delle istituzioni più vicine ai cittadini: i Municipi. Nessuno dei tre Municipi interessati (Centro Ovest, Valpolcevera e Medio Ponente) è stato coinvolto. Non solo: neppure la struttura del Centro Ovest delegata a seguire le pratiche del crollo del ponte Morandi, l’Osservatorio, ha mai avuto modo di entrare nella discussione. Inspiegabilmente l’unico criterio che è stato seguito per operare la zonizzazione è stato quello delle distanze dal cantiere, le cosiddette tre fasce da 55 metri l’una. Altri criteri proposti, per esempio dall’Osservatorio, come l’inquinamento acustico e l’inquinamento ambientale connessi al transito di mezzi pesanti da e per il cantiere, non sono mai stati tenuti in considerazione.  Infine è evidente che le risorse non sono sufficienti. Sette milioni divisi per 980 nuclei familiari fa 7 mila euro a famiglia: esattamente la metà di quanto chiesto dai comitati. Ma soprattutto è evidente che la prima fascia da 20 mila euro riguarda una minoranza dei nuclei familiari della zona arancione. La stragrande maggioranza della famiglie, grazie ai criteri appena definiti, otterrà indennizzi molto modesti. Prima di scatenare un’inutile e dannoso conflitto tra gli abitanti sarebbe opportuno che le istituzioni – Regione e Comune in primo luogo – decidessero di tornare alla carica con il Governo e di pretendere, a quasi un anno dalla caduta del Morandi, un indennizzo adeguato per i disagi prodotti da un cantiere i cui tempi di svolgimento sono tutt’altro che certi. Noi ci batteremo per questo>. 

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