Radio Reporter 40 anni dopo, l’amarcord dei cronisti sportivi

di Andrea Ferro

Marco Fantasia (a sinistra) e Andrea Ferro

Risintonizzati dall’eco di un richiamo eccoci tutti insieme a modulare le frequenze di un tempo e di un mondo che ci aveva visti poco più che bambini trascinati dalla voglia, la pazzia l’incoscienza, l’allegria di sentirci già un po’ grandi. Storie individuali di radio e di sogni sbocciate nell’ordine sparso imposto dalle coincidenze grazie all’uomo che aveva acceso un’idea e un microfono e che ora, a distanza di 40 anni, in una serata sampierdarenese raduna una fetta attempata di quella Meglio Gioventù. 

Dante Battioni

Tra cent’anni di Dante Battioni sicuramente i libri di storia del giornalismo (materia nel frattempo diventata interesse dei paleontologi) non parleranno. A suo nome nessuno penserà di organizzare un concorso radio televisivo e non gli intitoleranno manco una panchina ai giardini. Eppure per almeno un paio di generazioni di giornalisti genovesi questo corazziere dagli occhi di gatto ha rappresentato l’”alfa” di una passione e di un lavoro. Maestro senza titoli, autorevole nell’umiltà, impareggiabile organizzatore, manager con mezzi nulli ma l’arguzia di arrangiare l’occasione. “Pool sportivo” lo chiamava, scimmiottando le liturgie della Rai della quale si spezzava un po’ il monopolio delle emozioni pallonare da trasmettere sui prati o nei tinelli. Per questo ci sentivamo già qualcuno. Radiocronache, linee allo studio, cabine immaginarie su terrazzi veri affacciati sui campi, a Marassi come a Molassana, al gelo o nell’afa anticipata. Telefoni a gettoni, mimiche con la voce a gracchiare l’immaginazione, cavi e prolunghe, urla strozzate, dirette interminabili, collegamenti improvvisati, primi e secondi tempi senza supplementari, riepiloghi e classifiche, salvezze e retrocessioni, Chiorri e Gorin, polvere di periferia e di stelle mancate, trofie o ravioli. Ricordi che diluviano dal “Blob” di un’epoca impareggiabile.

Ritrovarsi la sera a Sampierdarena e riaprire “sliding doors” che ci avevano allontanati nel tempo, nei lavori e nella sorte. C’è chi è finito dietro la scrivania di un ufficio, chi gira il mondo a raccontarlo, chi in pensione presto, chi ancora fatica. Una selezione non necessariamente per talento ma piuttosto per effetto di algoritmi imperscrutabili a determinare le rotte. Per Dante eravamo tutti uguali, nessuno allo sbaraglio però. Se poi qualcuno si dimostrava più capace, lui si scostava e incoraggiava. Difficilmente ricapiterà.

Da sinistra in alto: Claudio Ulivi, Andrea Ferro, Marco Benvenuto, Danilo Ceccherini, Giancarlo Moscatelli, Edoardo Bozano, Marco Fantasia, Luigino Puppo, Dante Battioni, Marco Ferrera, Stefano Morasso, Mario Giuseppe Tagliavacche, Claudio Bevegni, Celestino Santomauro, Mariacristina Ferrarazzo, Alma Caracappa, Carlo Mattia, Stefano Zaino, Gabriella Ratto, Franco Avanzini, Marco Marchegiano, Franco Ricciardi, Gessy Adamoli, Stefania Stefanoni ed i tre in basso: Francesco la Spina, Sandro Scarrone ed Enrico Maggiolo.
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