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Il grido d’allarme di un commerciante di Sestri: “La Genova senza periferie le sta creando”

Agostino Gazzo, ex presidente del Civ di Sestri, ex presidente della Consulta Civ Ascom (si è appena dimesso) descrive una situazione critica, ne analizza i motivi e chiede alla categoria di sollevare la testa: <Osservo intorno a me molta rassegnazione e una politica che non sa, o finge di non sapere dove sta andando questa parte di città, sorridendo quando gli parli dei problemi del quartiere>

Sono cresciuto in una delegazione con una via principale che era chiamata “la via del passeggio”.
Gli oltre 140 negozi della via, tutti di qualità, attiravano persone da tutta Genova. La sera di carnevale la strada era un fitto serpente di maschere che passeggiavano ed era una gara a indossare il vestito più bello. 
Poi, come in un film dove il breve stacco di buio in dissolvenza porta dal passato al presente, quello che era un centro dentro al centro, è incominciato a diventare periferia.
Quando è successo?
Senza dubbio la crisi economica ha influito e tanto. La progressiva chiusura delle fabbriche che avevano portato lavoro e benessere nella zona; la nascita di Erzelli, che per ora ha solo allontanato da questo territorio i residui di occupazione che ci ruotavano intorno. La mancanza cronica di posteggi, mentre intorno nasceva il centro commerciale Fiumara e mentre ora ovunque, tranne che qui, nascono parcheggi di interscambio, e la disattesa realizzazione della metropolitana di superficie hanno dilatato ancor più lo spazio esistente tra questa delegazione e le altre.
Ma è indubbiamente dopo l’alluvione del 4 ottobre 2010 che è iniziata la disgregazione del territorio. Un’alluvione che ancora oggi si porta dietro strascichi pesantissimi. L’enormità di tempo nel realizzare i pochi metri del ponte di via Giotto hanno, in concomitanza con il Ponte Morandi, contribuito ancor più ad allontanare flussi di persone che venivano in delegazione. In conclusione è un territorio che si sta sempre più chiudendo in se stesso e le attività commerciali ne sono il primo specchio. Come foglie di un albero senz’acqua incominciano a soffrire e poi a ridimensionarsi o cadere. Dopo l’alluvione e un primo momento dove, nell’emergenza, si ci era uniti tutti, Municipio commercianti e artigiani, il territorio non ha più saputo ricompattarsi. Non è riuscito a interrogarsi su quanto stava accadendo. Come un pugile che prende un forte pugno ci siamo tutti rialzati ma si è continuato a camminare intontiti. Non basta intervenire sulla riqualificazione di qualche piazza o di un viale per innescare un cambiamento. Il declino di Sampierdarena è iniziato subito dopo la riqualificazione di via Rolando. Questo avrebbe dovuto insegnare qualcosa. E’ stridente leggere sul quotidiano locale che “Genova diventa hub delle crociere di lusso” perché qui, a Sestri Ponente, Fincantieri costruirà il nuovo lusso richiesto dal mercato per le crociere. Un lusso lontano anni luce da questo territorio. La “fabbrica”, che con una grande manifestazione di piazza il commercio ha contribuito a salvare, non si è mai aperta al territorio e pochissimo ha portato e porta a quest’area in termini occupazionali interni, riqualificazione del territorio, ricaduta economica ad ampio spettro. Così come negli anni nessuna fabbrica lo ha fatto. Castellano è andato via da Sestri lasciando in eredità un luogo industriale che si convertirà a grande struttura di vendita. 
Mille possono essere le recriminazione su quanto sta accadendo. Ma altrettante sono le responsabilità degli attori in gioco. Al netto di tutto il commercio a Sestri non può continuare a restare passivo, aspettando un “Godot” che mai arriverà. A Sestri è nato il primo CIV di Genova. E’ stato il primo a proporre aperture serali e grandi eventi. Uno dei frutti della crisi e del dopo alluvione è stato quello di far crescere un immobile individualismo. Di far proliferare una truppa di “generali” che sanno tutti cosa fare e nessun “soldato” pronto a farlo. Osservo intorno a me molta rassegnazione e una politica che non sa, o finge di non sapere dove sta andando questa parte di città, sorridendo quando gli parli dei problemi di Sestri. Un territorio che era cuore pulsante, industriale e commerciale, di questa città policentrica oggi sta, in parte, diventando ramo secco. Una città che aveva la sua forza nello sbandierare la sua “policentralità”, una Genova senza periferie, ora, quelle periferie, le sta, poco a poco, costruendo. 
Le imprese commerciali e artigiane di Sestri possono ancora fare qualcosa? 
I pochi che manifestano la voglia di fare e che in questi anni hanno investito sulla qualità delle loro attività non bastano. Anzi sono quelli che stanno risentendo di più della mancanza di aria. Occorrerebbe guardarsi tutti, imprese e cittadini e nuotare tutti verso la stessa direzione. Chiedere all’amministrazione poche cose ma certe e poi fare un salto di qualità. Diventare quartiere. Costruire un percorso di attrazione e rilancio della zona. In mancanza di questo l’orizzonte sembra fin troppo chiaro. Ognuno di noi è disposto a rinunciare a un pezzo di individualismo per salvarsi?

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One thought on “Il grido d’allarme di un commerciante di Sestri: “La Genova senza periferie le sta creando””

  1. È vero tutto quello che dice il Presidente ma la verità vera è che nessuna autorità spedera’ più una parola e quindi una prospettiva per attività che non hanno futuro. La “grande distribuzione” ora regna sovrana ma anche loro sono hanno i loro problemi a difendersi dalle grandi aziende che distribuiscono via internet prodotti a prezzi molto più bassi e con consegna ultra rapida. Anche nel food ci sono già organizzazioni che molto presto daranno del filo da torcere alle grandi superfici sul fresco. È la “globalizzazione” che ha cambiato il mondo e ancora non si è capito cosa è? Auguri a tutti i commercianti tradizionali che a me mancano molto anche per il rapporto umano che non esiste più. …..

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