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Filt Cgil: “Incidenti stradali, la vita infernale degli autisti. A uccidere è la stanchezza”

Quando si parla di incidenti stradali gravi, come quello di ieri in cui sono morte due persone (l’autista, un italiano di 49 anni, Lorenzo Borgonovo, residente ad Albenga e padre di 2 figli e il suo dipendente, un brasiliano di 24, Tarsio Andrade) tra le possibili causa si citano sempre la velocità, un malore o un possibile guasto. Ma difficilmente si prende in considerazione il “fattore stanchezza”. Marco Gallo coordinatore regionale Filt Cgil Liguria settore merce e logistica e Leonardo Cafuoti responsabile Filt Cgil Genova settore merce e logistica, vogliono denunciare all’opinione pubblica la vita che fanno gli autisti e perché vengono portati allo stremo delle proprie forze.

Ancora una volta morti sul lavoro, ancora una volta un incidente mortale. Ieri sulla A12 in direzione Genova nel tratto di autostrada tra Sestri Levante e Lavagna due lavoratori, due autisti, uno di 49 anni padre di 2 figli e uno di 24 hanno perso la vita sul lavoro.
Il mezzo che conducevano ha fatto il salto di carreggiata e si è rovinosamente schiantato contro una bisarca che procedeva in direzione
opposta.
Sempre ieri, un altro mezzo pesante nella tangenziale di Torino ha perso il controllo finendo a cavallo delle due carreggiate, sempre ieri in A4 due incidenti, ancora mezzi pesanti che hanno perso il carico trasportato, tutto questo in un solo giorno.
La FILT CGIL, nell’esprimere il proprio cordoglio alle famiglie colpite da questo grave lutto, continua con fermezza a denunciare e condannare l’estremo degrado che il settore autotrasporto da anni ormai attraversa.
La battaglia per accaparrare lavoro dalla committenza, cioè trasportare 
la merce, passa attraverso l’asta al ribasso del trasporto stesso, con il risultato che una certa “imprenditorialità malata” recupera sulla pelle dei propri dipendenti il mancato guadagno che non è stata in grado di contrattare.
I risultati quali sono? Questi: disastri e morti.
La mancata applicazione del Contratto nazionale, contratti di somministrazione, agenzie interinali italiane e non, che offrono lavoratori praticamente gratis, senza tutele, senza coperture previdenziali, dumping salariale, questo fa il business del trasporto nell’Europa del terzo millennio.
E in tutto questo la sicurezza sul lavoro, le sue norme, il rispetto della vita di chi guida per lavoro e di tutti gli utenti della strada dov’è?
Basta con l’improvvisazione, basta con lo sfruttamento dei lavoratori di questo settore, turni di guida massacranti 9/10 ore al giorno al volante quando va bene, quando non vengono spinti da chi li utilizza a sforare ampiamente questi già massacranti turni di lavoro.
L’Europa dei trasporti deve cambiare atteggiamento; solamente pochi giorni fa siamo usciti vincitori da una battaglia sostenuta insieme ad ETF, il sindacato europeo al quale anche la Filt Cgil aderisce, contro il tentativo della Commissione Trasporti Europea di ridurre drasticamente i tempi di riposo settimanali degli autisti ed estenderne i tempi di guida/lavoro.
E nonostante tutto ciò, nonostante si continui quotidianamente a morire, qualcuno in Europa ancora prova a tagliare diritti.
Più lavoro, meno sicurezza, salari da fame, nessuna formazione, questo è lo stato in cui versa oggi il settore autotrasporto.
Amaramente riscontriamo quanto il grave problema dello sfruttamento sia contesto da tenere sotto le righe in quanto leggiamo che le cause del grave incidente mortale sarebbero da ricondursi ad un guasto meccanico, un malore improvviso o l’elevata velocità senza alcun accenno a stanchezza, sfinimento.
Rispetto delle regole, professionalità, competenza, formazione, questi gli strumenti da adottare, occorre qualità affinché nel settore, così fortemente a rischio di incidente, si riesca a mettere al primo posto la sicurezza e la dignità dei lavoratori sui luoghi di lavoro.

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