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La fuga di Alvise dalla residenza per anziani, alla ricerca della sua giovinezza

L’anziano, “evaso” dall’ospizio, è stato trovato dalla polizia locale a vagare con un trolley e una vecchia valigia al confine della zona di Castelletto, in stato confusionale. Ha detto di essere diretto nella casa dove ha abitato fino a un anno e mezzo fa. Ma stava camminando in direzione contraria

Si aggirava da tempo senza una meta in largo Giardino, suscitando la curiosità di un fruttivendolo che ha chiamato la polizia locale per quell’uomo che vagava dall’intera mattina, incapace di decidere quale strada imboccare. Lui, Alvise, compirà 72 anni tra una manciata di giorni. Andava avanti e indietro nell’ultima piazza di Castelletto, a ridosso della Valbisagno, con una valigia semi aperta e un trolley trascinato al seguito, come uno che deve partire ma non ha fretta e si gode la mattinata di sole o sta arrivando dopo un viaggio lungo e faticosamente arranca verso casa. Ma, nel caso dell’anziano, girando in tondo, intorno alla piazza, in evidente stato confusionale. Col suo nome dal gusto antico quanto gli abiti, puliti ma consunti e démodé, faceva avanti e indietro, bagagli al seguito, occhi persi nel nulla, indeciso sulla direzione da intraprendere, quando, sotto il fornice che collega largo Giardino con piazza Manin, lo hanno fermato gli agenti del IV distretto di polizia locale, avvisati dal commerciante che aveva capito che qualcosa non andava in quell’uomo che non aveva l’aspetto di un un clochard, eppure girellava da ore, incerto, come chi non ha un posto dove andare

Era mezzogiorno e mezza, oggi, quando gli agenti hanno chiesto ad Alvise dove fosse diretto a quell’ora, invece di andare a pranzare. <A casa>, ha detto lui, spiegando orgoglioso e un po’ piccato di non aver bisogno di alcun aiuto. <A casa dove?> gli hanno chiesto i cantuné, avendo capito che di aiuto Alvise ne aveva bisogno eccome. E quando lui ha indicato una via di Marassi, al di là del fiume, gli hanno spiegato che la direzione era opposta a quella da lui imboccata. È bastato un veloce controllo anagrafico per far comprendere agli agenti che l’indirizzo era quello della casa dove Alvise non abitava più da più di un anno e mezzo, ma aveva vissuto per tanti anni. La casa della vita, con dentro una vita di ricordi, ma non più casa sua. Il nuovo indirizzo, quello in cui è registrato adesso, è quello di una residenza per anziani di Castelletto. Dalla quale l’anziano era scivolato fuori di prima mattina con i bagagli: tutte le sue cose racchiuse in una vecchia valigia e nel trolley, per guadagnare la sola dimensione che riconoscesse, quella della casa oltre il torrente, inerpicata sulla collina dell’altro versante, raggiungibile solo a piedi.
Agli agenti non è restato che riportarlo alla sua vita, quella vera ma cancellata dalla memoria. Quella da cui l’anziano era sgusciato fuori in silenzio come chi non vuole lasciare tracce alle sue spalle. Lì hanno saputo che il personale, accortosi che l’anziano era uscito dall’istituto e non aveva fatto ritorno per pranzo, lo stava cercando, senza però averne ancora denunciato la scomparsa. Chissà dove sarebbe finito se la polizia locale non l’avesse soccorso, suo malgrado. Così, nelle mani di un’infermiera, è finita la fuga di Alvise alla ricerca della sua giovinezza, sulla rotta dei suoi sbiaditi ricordi.

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