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Naufragio “Grande America” Grimaldi, due ondate di petrolio si avvicinano alla costa

La nave trasportava 365 container, 45 dei quali contenevano materiali pericolosi. Molti sono bruciati nell’incendio, altri stanno probabilmente vagando nel mare in tempesta. Impossibile, per ora, individuarli

La “Grande America” Grimaldi, battente bandiera italiana e immatricolata a Palermo, ha preso fuoco domenica sera ed è affondata nel pomeriggio di martedì a 333 km a ovest di La Rochelle. Secondo Prefettura Marittima Atlantica la maggior parte dei container che aveva a bordo è bruciata nell’incendio, ma altri sono finiti in mare prima che la nave affondasse, altri si sono dispersi quando la nave è affondata. Il mare agitato e la scarsa visibilità non hanno ancora permesso di identificare se questi container sono affondati o se alcuni galleggiano nelle acque intorno all’area in cui la “Grande America” è affondata.

L’emergenza ambientale non è finita qui: dopo il primo, una seconda ondata di inquinamento si sta avvicinando alla costa atlantica della Francia e potrebbe toccarla tra domenica e lunedì. La prima ondata ha un aspetto compatto e misura 13 km di lunghezza e 7 di larghezza, mentre la seconda, meno compatta, misura 9 km di lunghezza e 7 km di larghezza. Le due chiazze si trovano a circa 20 km di distanza. Sono già stati dislocati i mezzi anti inquinamento. Se le condizioni meteorologiche lo consentiranno e il mare si placherà un po’, i tecnici cercheranno di pompare l’acqua in mare e installare dighe galleggianti.

Sotto: le immagini della Marina militare francese di una delle due chiazze che avanzano verso la costa francese.

L’incidente è un déjà vu, fotocopia di quelli avvenuti più di cinquanta volte nei mari e negli oceani del mondo dal 2015, causati da un incendio a bordo che l’equipaggio non riesce a spegnere. I naviganti della “Gran America” sono stati evacuati prima che la nave affondasse: lo ha deciso il comandante quando ha capito che non c’era più nulla da fare.

I roghi possono partire dalla nave o, come in questo caso, dal carico. Incendi come quello della “Grande America” possono accadere sia su navi nuove sia su vecchie navi. Il problema principale è il caricamento dei container: non si sa mai veramente cosa ci sia nei contenitori e il reale tipo dei materiali pericolosi. Il registro del carico esiste, ma viene spesso consultato solo dopo gli incidenti e i controlli preventivi riguardano solo una piccola parte del carico stesso.

Poco importano, dunque, in casi come questi, l’età e le condizioni della nave. La “Grande America” era del 1997, stava invecchiando e meritava un’attenzione particolare, ma nessun elemento consente di dire che fosse una nave-spazzatura. Era persino sulla lista bianca dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima. Da quando era in servizio, ha dovuto sottoporsi a una quarantina di ispezioni, durante le quali sono state rilevate diverse carenze. Cosa piuttosto comune durante le ispezioni, tanto che c’è da stupirsi, piuttosto, se una nave non presenta difformità.

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