Commercio Sindacale 

Moody-Svizzera, ecco come si potrebbero salvare attività e lavoratori

Non è poi un fulmine a ciel sereno la richiesta di fallimento di Moody srl (il bar ristorante di via XII Ottobre, il marchio Pasticceria Svizzera e la Pasticceria Svizzera di via Albaro) presentata dalla proprietà e comunicata in zona Cesarini, ieri, martedì 20 febbraio, ai 56 lavoratori. <Stavamo discutendo al tavolo di Confesercenti – dice Riccardo Serri, segretario Uiltucs Uil -. Invece, ieri la notizia è piovuta sulle spalle di tutti. Ieri l’impresa lo ha comunicato a tutti i dipendenti>.
Al termine dell’affitto d’impresa di cui era stata protagonista, Moody Srl richiede il fallimento in attivo. Senza il fallimento, avendo appartenendo alla stessa compagine societaria di “Qui! Group“, sarebbe stata buttata nel calderone del mega fallimento della holding finendo per essere una goccia nel mare dei debiti, oltre 320 milioni di euro nei confronti delle aziende di ristorazione e dei marchi della grande distribuzione a cui non sono stati rimborsati i ticket. Invece, così, sarà messa all’alta a piene potenzialità e senza perdite. C’è chi è pronto a scommettere che Gregorio Fogliani, patron di “Qui!” o qualcuno della famiglia avrà un ruolo nella società che comprerà dal fallimento.

A farlo potrebbe essere proprio Enjoy, la società fondata a metà dicembre e partecipata dai Fogliani, che ha la ristorazione tra le ragioni sociali. La compagine societaria di Enjoy è diversa e non rischia quindi di essere trascinata nel gorgo del fallimento “Qui! Group”. Un passaggio complesso e rischioso (potrebbe sempre arrivare un’altra impresa a offrire di più all’asta), ma l’unico possibile, a patto di mantenere i livelli occupazionali.

<Noi siamo preoccupati per i 56 lavoratori – dice Silvia Avanzino, segretario generale Fisascat Cisl -. Speriamo ci siano presto la gara e l’acquirente, che si possa salvare occupazione e rilanciare questi locali che possono continuare a dare lustro alla nostra città. Moody è un locale storico, che ha sempre garantito, nel tempo, occupazione. È un punto di ritrovo per i genovesi. La Pasticceria Svizzera è una tradizione di Genova>.

<Sapevamo dall’inizio che cadendo la capofila le altre circa 25 aziende di “Qui! Group” sarebbero cadute come un domino – prosegue Riccardo Serri -. I lavoratori coinvolti non solo a Genova sono in totale oltre 800. Moody-Pasticceria Svizzera ha maggiore appetibilità rispetto alle altre e non può fare la stessa fine. Ha posizioni strategiche in città, un livello qualitativo importante, un patrimonio di professionalità consistente. Va salvata>.
<Abbiamo assistito – continua il segretario Uiltucs – alla scomposizione da parte della Giustizia della partita e invece si sarebbe dovuto cercare un filo che collegasse le imprese. Una traccia da seguire è, ad esempio, passaggio di alcuni lavoratori da un’azienda all’altra del gruppo, senza che nemmeno ne fossero avvisati. Ora servono scelte veloci e una regia politica, come purtroppo per ora non s’è vista, per salvare almeno il salvabile: i lavoratori di Moody-Pasticceria Svizzera. La discussione, per quanto riguarda “Qui! Group”, è sempre stata molto difficile, coi lavoratori che fino all’ultimo pensavano di essere garantiti da un’impresa che sembrava loro quasi una famiglia e a fatica e solo quando era ormai troppo tardi si sono rivolti ai sindacati, curatori che hanno delegato tutti gli incontri al Mise ai consulenti e si sono trincerati dietro un dito sotto l’egida di Confindustria. Tutta la vicenda si può sintetizzare in 3 parole: “ennesimo disastro annunciato”. Qualcosa di può ancora salvare, ma serve, finalmente, una regia politica>.

<Da ottobre ad oggi solo sporadiche dichiarazioni da parte dell’azienda – aggiunge Maurizio Fiore, Filcams Cgil di Genova -, mai avvalorate alle organizzazioni sindacali, dichiarazioni peraltro mai veritiere né tantomeno credibili. Così qualcuno ha scelto la strada più semplice, quella di trascinare e chiudere il capitolo Moody, come già accaduto per altre aziende di “Qui! Group” di proprietà della famiglia Fogliani. Le famiglie dei lavoratori vivevano da tempo nell’oblio del loro futuro occupazionale, e quell’oblio si concretizza oggi nel peggiore dei modi facendoli sprofondare in un dramma. Auspichiamo che i giudici, in tempi brevi e tramite i curatori fallimentari, possano aprire immediatamente un tavolo di crisi con i sindacati attraverso l’esercizio provvisorio di continuità aziendale utile a mantenere in vita lo storico Moody e salvaguardare, di conseguenza, l’occupazione>.

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