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ZenaStormChaser: “Sta arrivando il grande freddo”. Come nel 2012 e nel 1985

I previsori-“cacciatori di tempeste”, costola dell’associazione Limet, annunciano l’evento meteorologico illustrandolo il termini tecnici, noi abbiamo tentato di tradurlo in maniera che sia comprensibile anche a chi non è esperto di meteoreologia

Oggi le temperature sono tra i 7 e i 10 gradi, dopo la burrasca di ieri il vento è tra 1 e 16 nodi, il sole splende sulla città. Tutto sommato, una bella giornata di gennaio. Ma pare che stia arrivando “il grande inverno” e non solo perché è annunciata l’ottava stagione della serie “Il Trono di Spade”. Il previsore Jacopo Zannoni di “ZenaStormChaser“, il gruppo di “cacciatori di tempeste” costola dell’associazione ligure di meteorologia Limet, annuncia infatti che <avremo a che fare con un mese di gennaio che ha le carte in regola per risultare scoppiettante con frequenti fasi fredde o molto fredde>.
Tutta colpa del MMw, major midwinter warming (è il nome proprio in termini meteorologici e non esiste un termine italiano che lo traduca) che ci interesserà nelle prossime settimane a seguire. Un fenomeno complesso, ancora non interamente spiegato, derivante da un repentino e improvviso riscaldamento stratosferico a carico del Vortice Polare.

Il fenomeno per gli esperti

Zannoni spiega cosa succederà in termini tecnici, che potranno apprezzare solo esperti e appassionati: <L’MMw di tipo split in questione potrebbe addirittura essere catalogato come deep stratospheric warming. Secondo lo studio statistico di Van Galen è evidente che determinati mmw split presentano un grado di propagazione più elevata rispetto agli altri e un grado di durata di precondizionamento troposferico più importante e più massiccio rispetto agli altri. La caratteristica per cui un mmw split si possa definire un deep stratospheric warming é questa: all’interno di uno spessore isobarico di 80hpa, dove il primo piano isobarico è 10hpa e l’ultimo è 80 o 90hpa, ci dev’essere un inversione dei venti zonali, per ogni piano isobarico, che dura almeno 2 giorni su 5. La propagazione può essere sfalsata anche a distanza di 15 giorni, l’importante è l’inversione dei venti zonali per almeno 2 giorni su ogni piano isobarico menzionato. Questi tipi di major warming hanno la caratteristica di essere particolarmente incisivi in troposfera e durare molto più a lungo portando continui afflussi gelidi verso le latitudini meridionali>.

Il fenomeno per chi non mastica la meteorologia

Cerchiamo di spiegare, da profani, in maniera più comprensibile a tutti: ogni volta che si verificano riscaldamenti stratosferici di ampia portata, normalmente, la stratosfera va in interazione con la *troposfera in un lasso temporale abbastanza breve e crea uno stravolgimento della circolazione atmosferica troposferica portando anche qui l’inversione dei venti da **zonali ad antizonali.
La *troposfera è la fascia sferoidale aeriforme dell’atmosfera che si trova a diretto contatto con la superficie terrestre.

 

La circolazione generale della troposfera è da considerarsi/interpretarsi come la modalità tramite il quale il sistema terrestre tenta di ripristinare l’equilibrio termico tra poli ed equatore a causa della difformità nell’assorbimento della radiazione solare con la latitudine. Il motore di tutto questo meccanismo è infatti la radiazione solare, che a seconda della sua inclinazione rispetto alla superficie terrestre invia più calore verso l’emisfero australe rispetto all’emisfero boreale e viceversa in funzione dell’anno solare.
Essa può essere vista come un blocco unico, variabile anche per un minimo intervento della natura. In generale la circolazione terrestre è mirata alla diminuzione dello squilibrio della temperatura terrestre tra poli ed equatore, infatti: d’inverno avvengono colate fredde verticali, nell’ambito di un contesto di bassa pressione (circolazione ciclonica), da nord a sud per quanto riguarda l’emisfero boreale, mentre da sud a nord nell’emisfero australe; d’estate, invece, gli anticicloni termici tendono a riscaldare le latitudini intermedie da sud a nord nell’emisfero settentrionale e da nord a sud nell’emisfero meridionale, il contrario rispetto all’inverno.
In generale la circolazione dell’atmosfera può essere suddivisa in 3 grosse macrocelle per emisfero: la cella di Hadley che va dalla fascia equatoriale fino a quella tropicale, la cella di Ferrel che copre le medie latitudini e la cella polare che staziona sui poli fino al circolo polare. Ognuna di queste celle comunica con la confinante scambiandosi masse d’aria a temperatura e umidità diverse. La circolazione generale è inoltre suddivisa in due parti, circolazione **antizonale e circolazione zonale: quando si verifica il primo caso si hanno condizioni meteorologiche di dinamicità del tempo atmosferico e tendenza alla diminuzione dello squilibrio termico poli-equatore; questo tipo di circolazione è più frequente d’estate e d’inverno. Nel caso di circolazione zonale, invece, essa tende a essere omogenea e distesa nei paralleli, così come la pressione atmosferica, le temperature e le condizioni meteo.

I precedenti in Italia

Non sempre per l’Italia arrivano le ripercussioni del major midwinter warming, ma si possono citare diversi casi del passato. Il più recente è quello del febbraio 2012. Quello precedente si verificò nel gennaio 1985. Quando accade, si verificano irruzioni gelide di aria artico-continentale molto fredda anche a livello del suolo e non solo in quota. Questa dinamica è possibile solo con la collaborazione dell’anticiclone delle Azzorre che si eleva verso Nord in pieno Oceano Atlantico per poi piegarsi verso nord-est e isolare una cella di alta pressione sul Nord Europa; si crea così un “dialogo” tra le correnti perturbate atlantiche e le masse d’aria gelida continentale. Queste masse d’aria gelida sono originarie delle zone della Siberia e con moti antizonali vengono spinte verso Ovest. Si tratta di una parte di vortice polare che piomba in Europa dopo che si è frammentato a causa degli anticicloni che ne hanno spostato il centro e lo hanno spodestato dalla sua sede originaria, cioè il Polo Nord.

 

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