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Il giorno nero della polizia locale: sciopero sterilizzato, contratto penalizzante, Comandante in bilico

Sindaco ai ferri corti col secondo comandante in un anno e mezzo, con la collaborazione di Cgil e Cisl passa un contratto collettivo che penalizza ulteriormente gli uomini del corpo rispetto ai comunali, l’Amministrazione chiede le nozze coi fichi secchi e non dà nulla in cambio, pronta a rendere la vita sempre più difficile ai lavoratori. A cosa porterà tutto questo?

Polizia locale, la Prefettura differisce ad altra data lo sciopero proclamato dal Diccap Sulpl per il 22 dicembre per ragioni di sicurezza, la consultazione sull’accordo per il contratto sul contratto, voluto da Cgil e Cisl che avevano firmato l’intesa con Tursi, che favorisce i 4 mila lavoratori comunali a scapito dei meno di 1000 lavoratori della polizia locale, viene approvato grazie alla palese disparità dei numeri, il sindaco Marco Bucci sta per bruciare il secondo comandante in un anno e mezzo. Tutto in un giorno. Dopo 4 mesi in cui gli agenti hanno sputato lacrime e sangue in condizioni di lavoro proibitive sacrificandosi in un lavoro massacrante nello smog e nel caos viario per le conseguenze del crollo del ponte Morandi (molti tornando volontariamente dalle ferie, molti sobbarcandosi doppi turni quotidiani), gli agenti di polizia locale si trovano con un contratto che Cisl e Cgil (che di iscritti nel corpo ne hanno pochini) che firmeranno un contratto che abbassa uno stipendio fermo da 12 anni e molto più basso di quello dei colleghi delle altre città metropolitane penalizzando una categoria di lavoratori a cui, rispetto ai comunali, si chiede ben altro impegno: turni serali e notturni, esposizione allo smog, possibilità di trovarsi a gestire situazioni pericolose per la loro sicurezza personale. Per questo il Diccap Sulpl aveva indetto lo sciopero che, dopo un tentativo di comporre le divergenze esperito dalla Prefettura, il Palazzo del Governo si è trovato a sterilizzare la protesta perché il 22 ci sono eventi (traffico dell’ultimo sabato di shopping, partita e manifestazione del Confeugo) che gestire senza i cantuné sarebbe impossibile e addirittura pericoloso. E nel corpo sfiducia e amarezza per una giunta che credevano amica (quantomeno più amica di quelle passate, che hanno ridotto il personale al lumicino) e dalla quale, invece, stanno ricevendo il trattamento peggiore. Lo si legge nelle chat degli agenti dove persino quelli più a destra tra loro non stentano a ad ammettere che peggio di così non sono mai stati trattati e che questa è una giunta che chiede più dell’impossibile, perché il corpo (lo ricordiamo: età media degli agenti 54 anni, età media dei commissari 58), fortemente in sotto organico per i già visti motivi, sta già facendo miracoli in una crisi dovuta dal crollo del ponte che forse non ha uguali nell’intera storia d’Italia e che solo la disponibilità dei cantuné fino alla trattativa per il rinnovo del contratto decentrato ha impedito si trasformasse in una paralisi totale.
Inoltre il sindaco sta bruciando il secondo comandante in un anno e mezzo. Lui, Gianluca Giurato, 50 anni, ex maggiore dei Carabinieri, non si sbottona e non risponde a chi gli chiede che stia succedendo. Ma a Tursi si racconta di una riunione, due giorni fa, con Marco Bucci ad accusare sia Giurato sia i Po di non essere in grado di confezionare le nozze coi fichi secchi (personale totalmente insufficiente) che pretenderebbe. Coi modi di Marco Bucci, che non sono un segreto per nessuno, tanto che da Tursi c’è il fuggi fuggi: chi può se ne va. Il precedente comandante, Giacomo Tinella, ha preferito lasciare il vertice del Matitone ed essendo anche dirigente comunale in organico è stato trasferito ad altra direzione. Il vice comandante, Maurizio Rametta, ha scelto anche lui di andarsene e, dopo un periodo all’Avvocatura, ha vinto il concorso alla Motorizzazione. Poi, il segretario generale Luca Uguccioni che, andandosene prendendo il primo posto di lavoro disponibile (e rimettendoci anche come stipendio) ha dichiarato a Repubblica: <Ho un figlio piccolo e una famiglia che vive a Pesaro, la mia prima di tutto è una scelta di vita. Certo, quando avete scritto che il sindaco “U cria”, dicevate la verità; è il suo modo di fare. Lui pensa di gestire il Comune come un’azienda privata. È questione di stile. In un ente pubblico abbiamo delle regole non inventate da noi, ma che sono state decise da chi fa le leggi; ci sono vincoli di trasparenza e modi di trattamento delle persone. Chi confonde le forme e i mezzi rispetto agli obiettivi e le persone, è un maleducato. Non dico che Bucci sia un maleducato, dico che lui è fatto così… ha dei modi che sono fuori dal nostro modo di ragionare, pensa di essere ancora un amministratore delegato>.
Giurato, che in questi mesi ha gestito una situazione ben oltre il limite, come è sotto gli occhi dell’Italia intera, ha messo in atto le strette richieste dall’amministrazione suscitando anche qualche malumore nel corpo. Ma al Sindaco non basta. Pare che si sia già messo in cerca di un altro comandante. Quello capace di far camminare un corpo ridotto a essere una Fiat 500 come una Ferrari che, per di più, pretenda di vincere il Camel Trophy come un fuoristrada. Difficilmente ci riuscirà, un po’ per le condizioni date in cui i 40 nuovi assunti saranno pannicelli caldi a un moribondo, un po’ perché rincorrere la pancia del popolo che vorrebbe tutto e il contrario di tutto invece che affrontare realisticamente le situazioni rispettando quelle regole di cui parlava Uguccioni è impossibile. Probabilmente troverà un nuovo volto (ammesso e non concesso che in caso di licenziamento Giurato non chieda a Tursi di onorare promesse e onorario previsti dal contratto), ma nessuno che non voglia finire davanti a un Tribunale del Lavoro (denuncia penale) per comportamento anti sindacale potrà mai dargli quello che vuole. Perché in Italia i diritti sindacali esistono e hanno valore di legge. Per citare di nuovo Uguccioni, Bucci è un sindaco, non un amministratore delegato e il Comune non è un’azienda, tantomeno americana. Sulla sua “gestione” pesano anche le accuse in consiglio comunale non solo della minoranza, ma anche di Ubaldo Santi, Fratelli d’Italia, che ha detto in consiglio comunale di voler presentare un esposto alla magistratura perché verifichi <l’ipotesi di concussione e violenza privata che non spetterà a noi accertare, ma segnalare come obbligo per difendere il sacrosanto diritto costituzionale alla non negoziabile e inalienabile libertà di opinione>, di fatto di aver desautorato l’assemblea. Poi ci sono i Municipi. Quelli guidati dal centro sinistra accusano palesemente Bucci di averli privati del ruolo negando la capacità decisionale attribuita per statuto e capacità di spesa, quelli di centro destra ufficialmente “nei ranghi”, ma off record anche loro piuttosto inquieti per la situazione. Ci sono poi quelle consulenze, una delle quali concessa al fratello di un consigliere della Lega, di cui fino a ieri non erano stati resi pubblici i curricola degli “investiti” né le regole d’ingaggio e che sono stati forniti meno di 24 ore fa, dopo che il Pd si era rivolto alla Prefettura chiedendo il rispetto della legge sulla trasparenza degli atti e sui diritti del consiglio comunale. Ed è così che abbiamo un cultural manager che per contratto dovrebbe essere <qualificato ed idoneo per la realizzazione del suddetto progetto come evidenziato da curriculum agli atti> che da curriculum si evince, appunto, non abbia nemmeno uno straccio di laurea, nemmeno si pretenderebbe specifica, e un consulente al marketing privo di specifica e significativa esperienza nel marketing.
L’immagine di Bucci è stata, paradossalmente, rafforzata dalle vicende successive al crollo del ponte perché, da manager capace qual è, ha risolto brillantemente i problemi pratici al grido di “volere è potere”. Ma l'”effetto coaching” del ponte non durerà per sempre. La città è piena di spazzatura e la “questione Amiu” è ben lontana dall’essere risolta, la cultura è a picco (con musei chiusi e altri diventati invisibili), la crisi economica è sempre più pesante senza che il Comune, al netto di forum e stati generali vari, sia riuscito ad avviare un percorso capace di invertire la tendenza e tutti i problemi relativi ai guasti della città, passati in second’ordine per l’emergenza (e che con essa potranno essere giustificati, ma non all’infinito) e che piano piano torneranno in testa ai pensieri dei genovesi. Sarà difficile continuare a rincorrere ogni segnalazione, ogni buca nella strada, ogni richiesta o pretesa del singolo cittadino: le nozze coi fichi secchi non si possono fare e le regole da seguire esistono. E, in più, ora un intero corpo, mille persone, sono compattamente “contro”. A qualcosa il Comune potrà anche obbligarli (come mettere a lavorare coattivamente la notte di San Silvestro due interi turni mentre nelle altre città metropolitane da anni i lavoratori si impegnano spontaneamente grazie a un bonus economico pattuito con le amministrazioni), ma nella quotidianità resterà un corpo ostile. Bucci può anche licenziare i comandanti, ma non può certo mandare a casa mille uomini demotivati, arrabbiati, delusi. Perché, che ci creda o no, i diritti sindacali (come quello all’astensione dallo straordinario) esistono. E, alla fine, gutta cavat lapidem e, se non cambiano le cose, diventerà voragine anche nell’opinione pubblica.

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