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Giorgia e la maledizione della cozza

Metto le mani avanti. Ciò che sto per scrivere produrrà, inevitabilmente, qualche decina di commenti risentiti da parte dell’altra metà del cielo, già illivorita per il sogno sfumato della prima presidente donna degli States – nell’attesa ho volutamente accantonato presidentessa o presidente che piacerebbe tanto alla Lauretta Boldrini -. Eppero’ proprio l’altro giorno il mio sodale di fb Francesco Gastaldi – mi permetta professo’, ci hanno anche chiamati Toto’ e Peppino – si diceva compiaciuto, osservando proprio i risultati delle presidenziali USA perché, a suo parere, era finalmente finita l’epoca del politicamente corretto. Negli Stati Uniti, mica in Italia. Perciò metto in conto che qualche vetero-femminista con qualche insulto, alla fine, tenti di incenerirmi. Tentando di farmi capire che l’oggetto del contendere è antistorico e machista e che la società nel frattempo è andato avanti. Avanti anni luce. Comunque la tentazione è stata grande. E quindi non ho saputo resistere guardando sulla pagina Facebook di Stefano Balleari, candidato sindaco di Fratelli d’Italia, il manifesto con la faccia bella, rilassata e sorridente di Giorgia Meloni contrapposta a quella, mezza e immusonita, del premier Matteo Renzi.

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Un manifesto che propaganda la manifestazione per il no prevista per venerdì 18 novembre alle 17,30 al Teatro della Gioventù’ alla quale parteciperà, come relatore protagonista proprio il segretario nazionale di Fratelli d’Italia. Grande spazio quindi al volto della Meloni, semplici scudetti incoronati a lato le faccette, in stile profilo fb, per i coprotagonisti, ridotti per propaganda a semplici comparse. Dal candidato sindaco e coordinatore regionale del comitato no Grazie Stefano Balleari al coordinatore regionaledi Forza Italia Sandro Biasotti, dal segretario regionale della Lega Nord Edoardo Rixi all’omologo di Fratelli d’Italia Matteo Rosso. Per finire addirittura con il presidente della Giunta Regionale Giovanni Toti. Per il quale, in ambito di commenti e trasferimento in Italia e Liguria del voto USA, sono state fatte addirittura due ipotesi contrastanti. Che si appresti a lasciare Berlusconi per allearsi più apertamente con Salvini e la Meloni, oppure che addirittura riacquisti punti presso la casa madre, visto che Berlusconi accantonerebbe il povero Parisi, proprio in virtù del voto di pancia negli USA. Eppero’ su tutto incombe il giorno del giudizio universale. Quel 4 dicembre del referendum, passato il quale è previsto che i partiti dirottino le loro attenzioni per organizzare, alla luce del risultato, qualche strategia futura con le amministrative alle porte.
Comunque al momento l’attenzione massima è sul referendum e sulla contrapposizione fra il fronte del no è quello filo governativo del si’. Nel frattempo nel pomeriggio manifestazione di volantinaggio in via Venti, sotto al ponte monumentale. Ovviamente sul Si e sul No.
Perciò il manifesto di cui parlavo poco sopra, quello che ha vellicato la mia curiosità di comunicatore maschio alfa diranno i detrattori. Pure se io mi sento molto omega. Penso comunque che simili curiosità siano state accese anche nel settore delle pari opportunità. Eppero’ in quel mondo credo che il politicamente corretto di cui parlavo poco sopra sia piu’ duro a morire. Il che equivarrebbe a dire che è consentito pensare ma non è lecito esporsi. Io però in virtù di quanto sopra mi espongo- almeni un po’ – per osservare che la foto in cui la Meloni appare più un volto, interessante ed affascinante, che ricorda qualche nostra attrice locale, mi sembrerebbe a dir poco ritoccata.
Ecco l’ho detto. E preso da sublime e suprema curiosità l’ho chiesto anche a quel galantuomo di Stefano Balleari, che da perfetto gentleman – e ci mancherebbe con quell’irreprensibile english style che lo contraddistingue nell’abbigliamento – ha sviato la domanda dicendo che lui non ne sa niente.
Eppero’ mi sono documentato e per la Giorgia potrebbe non essere neanche la prima volta. A dimostrazione che se la Giorgia Meloni, in qualche modo ci tiene a rimanere autentica – ed io non ne ho dubbi – forse dovrebbe fare riferimento a qualche curatore di immagine che non giochi con photoshop.
meloni
Già nell’aprile 2014, con una Meloni che ancora doveva prendere in considerazione la possibilità di diventare mamma, e in occasione delle elezioni europee, il segretario di Fratelli d’Italia – a tale proposito propongo persino di cambiare il nome del partito in fratelli e sorelle d’Italia, in nome della parità di genere – era incappata in uno scivolone simile. Tanto che su un giornale on line era comparso questo articolo “Alle prossime europee, vota e fai votare Sharon Stone”. Il manifesto elettorale di Giorgia Meloni scatena l’ironia del web. Su Twitter, si sprecano i commenti sulle foto della presidente di Fratelli d’Italia. Photoshop o non Photoshop? Questo è il dilemma. Se alcuni internauti non sembrano avere dubbi a proposito, altri osservano come la somiglianza tra la deputata e l’attrice hollywoodiana sia piuttosto reale. “Ah, quindi si intende questo quando si dice che in politica c’è bisogno di facce nuove”, commenta qualcuno con ironia. Non manca, però, chi un po’ ci spera: “Magari Giorgia è davvero così quando si sveglia al mattino…”. Alla fine, è proprio un cinguettio ironico della Meloni a chiudere la polemica: “Ogni volta che esce un manifesto con una foto decente tutti a dire che è ritoccata… E’ ufficiale: il mondo mi considera una cozza… @-@”. Eccola lì, il politico di vaglio, in grado di uscire dal blocco con il solo uso dell’autoironia. Dote non comune, soprattutto fra le politiche donne che calcano la scena nazionale. Quando vengono prese in fallo sull’aspetto e sulla bellezza di solito sono dolori. Al riguardo posso raccontare un aneddoto che riguarda l’ex assessore provinciale all’ambiente e in seguito consigliere regionale Rossella D’Acqui, allora del PCI. Pubblicammo la fotografia di un cassonetto della rumenta sotto al quale, per errore, comparve il sottocliche’ Rossella D’Acqui. Una vera e propria topica. Lei non fece una piega. Ricordo che dopo qualche giorno mi arrivo’ in redazione un bigliettino con il ritaglio del giornale e un messaggio “Ultimamente non ricordo di essere stata molto dal parrucchiere, ma non mi sembrava di avere questo aspetto”. Risi per un’ora e mi affrettai a telefonarle per scusarmi. Parlo di parecchi anni fa, quando la competenza politica era, probabilmente, più importante dell’aspetto fisicoanche e soprattutto fra le donne. Non esistevano i social e’ vero e oggi va diversamente. Per Giorgia, comunque no, reduce da un’esperienza in gruppi fortemente maschilisti, reagisce appunto come una vera virago e la butta sull’ironia. Concedendoci e bypassando tutto senza drammi. Con una battuta, in virtù della sua capacità sarcastica di autocritica. Anche se così, inconsciamente, ci offre ragione per poter dire che il fronte del No e’ una vera (ac) cozza (glia). Spero che la Meloni faccia riferimento ancora una volta alla sua autoironia. E non me ne voglia. Proprio come l’indimenticabile miss Rossella.

 

 

 

Il Max Turbatore

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