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Trump, che botta

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L’incubo – e che incubo – si materializza quando l’alba ha avuto la meglio sulle tenebre. La lunga diretta di Bruno Vespa, su RaiUno, volge stancamente al termine, registrando, dai sommovimenti gaudiosi nel quartier generale di Donald Trump , che il tycoon, dal riporto color del grano, una sorta di Pancrazio americano tanto caro a Antonio Conte, si sta avviando a raccogliere una insperata quanto eclatante vittoria. Vespa passa la linea al telegiornale, poi tocca a Franco Di Mare cercare di ragionare, con un lungo fondo recitato in solitaria , “Destra e sinistra”,  sul quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America. Di Mare spiega quello che avrebbe dovuto essere e che non è stato. Ad iniziare dalla pancia cattiva e riottosa dell’America quella che ha votato soprattutto per se’ e per gli interessi di bottega, messa a confronto con gli intellettuali e vip dorati, dagli orizzonti piu ampi, che hanno sostenuto Hillary in questa lunga campagna elettorale. Ha vinto il sessista, guerrafondaio, maschilista, danaroso e di successo. Ha vinto il maschio sull’altra metà del cielo. Sul politicamente corretto, sulla sinistra boriosa. E -si dice – anche sui poteri forti. Ha vinto l’uomo. L’uomo che parla, la pensa e agisce come Putin. Ha vinto quello che ha finto di scegliere l’interesse delle classi meno abbienti, gli agricoltori, su quelli degli abitanti delle grandi città. Nella guerra tra poveri che divide ed esaspera i sentimenti e la saccoccia, ha vinto puntando sui muri e mettendo da parte accoglienza e senso di inclusione. Ha vinto su Obama  e sulle sue riforme per la mia class. Ha vinto sui sondaggisti che, ancora una volta, si vedono costretti ad alzare bandiera bianca e raccogliere i cocci, avendo puntato, troppo, sul razionale. Senza aver dato la minima considerazione al fatto che, a volte, il voto di pancia sbanca il lotto e consuma le sue vendette.

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E “Lercio” sferra il colpo del K.O., surreale quanto irridente “ULTIM’ORA] Hillary Clinton rassicura i suoi elettori: “Siamo ancora in testa nei sondaggi”. Cesare Simonetti calca la mano sparando sul pianista “I sondaggisti americani si possono considerare 1) Del tutto incapaci. Oppure 2) completamente venduti all’establishement”.
Filippo  Paganini, presidente dell’ordine dei giornalisti, svegliato di soprassalto benedice un paese, il nostro, che si ritrova stralunato assistendo al mondo capovolto. E ricorre ad un’immagine di tanti anni fa, immortale per la satira allo strapotere militare USA, tanto cara allo Stanley Kubrick del dottor Stranamore “Dal tablet l’inconfondibile ritmo di batteria e fiati della sigla delle breaking new BBC parte in automatico per annunciare che Trump defeated….Leggo commenti sconsolati. Se ne è viste di peggio, dicono in Toscana. La presa del potere e’ un emolliente. Il bello è che In Italia ci si arrazza per la rottamazione e gli americani scelgono un settantenne come presidente. Certo la Trump Tower sulla 5th è di una volgarità briatoresca e l’uomo che ora detiene la mitica valigetta assomiglia in modo impressionante al comandante dell’aereo, il maggiore J.”King kong”, che nella scena finale di “Doctor Strangelove” di Kubrick si lancia a cavallo di una bomba atomica nei cieli dell’Unione Sovietica agitando un cappello da cow boy mentre risuonano le note di We’ll meet again…”. Come sempre noi italiani risultiamo in controtendenza, o in ritardo di qualche piede, dalla nuova realtà che va imponendosi nel mondo. Non ci resta che piangere… O ridere amaramente. Enrica Alfiero” Le previsioni americane le aveva fatte l’Arpal”. E Ivan Giannelli si fa beffe del mondo dorato attorno a Hillary “-Vip per Hillary Clinton-Obama, Madonna, Beyoncé, Jay Z, Jennifer Lopez, Pedro Almodóvar, George Clooney, Lady Gaga, Barbra Streisand, Quentin Tarantino, Anastacia, Mariah Carey, Adele, Eva Longoria, Jessica Alba, Halle Berry, John Travolta, Liv Tyler, Natalie Portman, Anne Hathaway, Morgan Freeman, Katie Holmes, Drew Barrymore, Jake Gyllenhaal, Lindsay Lohan, Julia Roberts, Bono, Dustin Hoffman, Chris Rock, Miley Cyrus, Tom Hanks, Kim Kardashian, Mary J. Blige, Magic Johnson, Sigourney Weaver, Meryl Streep, Snoop Dogg, Lebron James, Ellen DeGeneres, Robert De Niro, Elton John , Jon Bon Jovi, Justin Timberlake, Lil Wayne, Christina Aguilera, Cher, Heidi Klum, Pharrell Williams, Alicia Keys, 50 Cent, Salma Hayek, Naomi Campbell, Louis CK, Leonardo DiCaprio, Bruce Springsteen. -Vip per Trump- Clint Eastwood. La morale? la morale è che a Clint Eastwood non gli devi caca’ il cazzo”. Regazzoni, grande fans di Clint, se non fosse sorpreso e irritato, sorriderebbe.
Mentre qualcuno, L’Antipolitica, suggerisce una realtà più profonda “E’ iniziata la rivolta contro l’establishment della finanza mondiale”. E qualcun altro, Luciano Borneto, mette a confronto fotografico, in un raffronto senza storia e un pelino machista, le due coppie: Donald Trump e la first lady Melania e il premier Matteo Renzi e l’Agnese. Senza raccontare, comunque, che l’ultimo endorsement di Obama è stato per Hillary. Appena dopo aver soccorso e endorsato il nostro presidente del consiglio, impegnato nella battaglia referendaria. Per l’Italia, insomma, un altro presagio nero. Rossana Bocci va in cerca di altre verità e commenta, prima di inoltrarsi nei ragionamenti sociologici e politici “Diciamocelo, Ilary era antipatica assai”, per continuare in seconda battuta, e con un po’ di malcelata tristezza ” I poveracci, gli ignoranti e i disperati – cioè buona parte degli elettori di Trump – si sono presi una bella rivincita sulla spocchia dei liberal (miliardari e non) che li hanno offesi e disprezzati fino all’ultimo. Complimenti agli spin-doctor della campagna elettorale dei Clinton. Il popolo così ha deciso, chiamasi democrazia”. Stefano Kovac dell’Arci rincara la dose  e ammonisce abbaiando alla luna e cercando riferimenti interni a breve termine “A me pare una storia ben nota, anche da noi, anche oggi, si potrebbe intitolare la boria contro il populismo. La boria contro il populismo perde signori . Se contro un populismo candidi la boria del potere più consolidato perdi. Se il tuo candidato e’ tale per egoismo personale perdi. Se cerchi la vittoria pensando di cercare voti nel campo dell’ altro perdi i tuoi e soprattutto l’identità e perdi”. E Beppe Grillo, il comico prestato alla politica, affonda portando acqua al suo mulino. E mette tutti, d’imperio, nello stesso calderone – politici, stampa e poteri forti – con quella interlocuzione da palcoscenico a lui tanto cara “E’ pazzesco. Questa è la deflagrazione di un’epoca. È l’apocalisse dell’informazione, della Tv, dei grandi giornali, degli intellettuali, dei giornalisti. Questo è un vaffa…generale. Trump ha fatto un VDay pazzesco”. E si esalta per la vittoria del tycoon in un video postato sul suo blog.  “Questa è la prova che questi milioni di demagoghi non sono le persone, ma sono i giornalisti, gli intellettuali, ancorati ad un mondo che non c’è più. Lo abbiamo visto con il nostro MoVimento. Ci sono delle similitudini fra questa storia americana e il MoVimento. Siamo nati e non se ne sono accorti, perché abbiamo un giornalismo posdatato che capisce quando qualcosa è già successa. Ed è già troppo tardi. Siamo diventati il primo MoVimento politico in Italia e non se ne sono accorti, se ne stanno accorgendo adesso e ancora si chiedono il perché. Andremo a governare e si chiederanno ‘ma come hanno fatto? hanno raccolto la rabbia, etc, etc.”. Il mondo capovolto che lui sogna e tanto gli piace. Il paradosso applicato al razionalismo della politica. Ormai con il fiato corto e in tilt. Su tutto e tutti aleggia anche il fantasma del Berlusconi seduttore e protagonista mai domo. Tiziana Zito, voce di popolo “Quindi la ricetta figa e soldi vince anche in America ….ma allora aveva ragione Berlusconi ?!”. E Mastro Sacco Davide “A tutti quelli che tifavano Hillary, a tutti quelli che “Obama qui, Obama là”…quelli che la Clinton trionferà…..ai radical chic che hanno il culo a sinistra ed il portafoglio a destra: ha vinto TRUMP, magari solo per quattro anni, forse anche meno, ma TRUMP ha vinto, fatevene una ragione!MI sa, come teorizza Schultz, sarà un nuovo Reagan (ne dubito), ben venga la “Trumpeconomics”. La vittoria degli “appestati” contro lo establishment….In God we Trump!”. Gia’ la vendetta sui radicalchic. Massimo Picchetti “Diciamolo anche noi, i radicalscic, tipo Hillary, hanno triturato i cojoni!”. E poi si sarebbe dovuta festeggiare la prima volta poi abortita, di un presidente USA donna, con le pari opportunità’. Un sogno che svanisce all’alba. Ombretti Freschi annota “Non ci resta che piangere”. Il resto è roba da politicanti, disanime che potranno venire bene per il futuro, ma oggi, primo giorno del dopo Obama, lasciano un po’ il tempo che trovano. Massimiliano Morettini, Pd, insiste su quel pelino che è mancato a lady Clinton “150 mila voti. Non sono un osservatore internazionale. Osservo curioso e leggo. E ascolto quelli che ne sanno più di me. E’ un antico difetto, ma spero di non perderlo. Non ho analisi completa da proporre. Solo alcune valutazioni. La vittoria è ovviamente inequivocabile, in termini di grandi elettori e quindi di Stati assegnati. Leggendo i numeri (altro vizio che non vorrei perdere) mi ha colpito una cosa. Lo scarto in termini assoluti è di 150 mila voti su 124 milioni di votanti!! Per dare un’idea alle ultime elezioni Obama aveva vinto con distacco di 5 milioni. Clinton ha perso quasi 7 milioni di voti di Obama (66 a 59 milioni). Trump ha perso circa 2 milioni di voti Repubblicani. Gli altri candidati minori nel 2012 avevano preso circa 2 milioni di voti. Oggi quasi 6 milioni. Trump rappresenta sicuramente un cambio di fase molto preoccupante (anche se non una completa novità perché movimenti populistici da un bel po’ si aggirano per l’Europa con risultati già imponenti. Non così eclatanti certo, ma imponenti) e come tale va guardato, osservato, interpretato e combattuto seriamente. Tuttavia, a volte, penso che ormai anche i cambi di fase che ci sembrano millenari, spesso, si reggono su numeri veramente risibili. E mi viene anche da pensare che magari con un candidato democratico più efficace (a proposito, l’usato sicuro non sembra garantire molto) e pochi voti distribuiti meglio, saremmo qui a scomodare un’altra sociologia della storia che viviamo. La fase che viviamo ha un rumore di fondo molto alto. Molto alto. Troppo alto. E per superarlo ed emergere molti sentono il bisogno di urlare, alzare i toni, aggredire, sopraffare. In questo senso le analisi roboanti vincono su quelle più sottili e acute. Che sono più difficili da trovare. Diamoci tutti una mano ad abbassare il rumore di fondo. le analisi roboanti continueranno ad essere roboanti, ma le si percepirà come tali. Quelle sottili ed intelligenti emergeranno naturalmente. Intanto continuo a cercarle. Quando ne troverete me le segnalate per piacere?” Poi Davide Lentini, giornalista “Comunque, visto che pure su Facebook sembra che tutti siano indignati per la vittoria di Trump, siete proprio sicuri che se le stesse elezioni si fossero fatte in Italia avrebbe vinto la Clinton? Io proprio no, anzi”.
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Sparge la sua solita zizzania il professor Francesco Gastaldi con svariati post che, come al solito, dimostrano come lui navighi controcorrente “Hillary candidata antipatica, fredda, cinica, calcolatrice e presuntuosa, come poteva vincere???” E ancora “Una sinistra che sceglie come sua icona mondiale Hillary Clinton merita solo di perdere”. Per affondare il colpo “Quanti intellettuali perbenisti, saccenti e fuori dal mondo reale si saranno suicidati???”. E finalmente gioire “E’ la fine del politicamente corretto, finalmente mi sento a mio agio ..” Poi orienta il tiro sul locale “Un piccolo insegnamento dagli USA per la politica genovese, se i candidati non suscitano emozioni non vanno da nessuna parte”. Simone Regazzoni, popfilosofo e autocandidato del Pd alle primarie lo segue a ruota “Siamo ancora in tempo forse per svegliarci. Anche a Genova. Forse. Siamo entrati in una nuova era della politica. Spazzerà via molte delle nostre convinzioni e certezze. È una rivoluzione che andrà letta e capita, evitando i facili esorcismi e banalità come “il sonno della ragione genera mostri”. Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Quel che è certo è che se usi vecchie ricette e vecchie figure di apparato contro il nuovo populismo vieni spazzato via. Non per la follia del popolo: ma per la tua incapacità di ascoltarlo davvero, per la tua incapacità di innovare il tuo discorso politico. Piaccia o meno, questo nuovo (e pericoloso) populismo – radicale, iconoclasta, anti-apparato – di cui oggi Trump è l’incarnazione perfetta, parla a un popolo che il resto della politica non sa più capire”. E il candidato sindaco di Fratelli d’Italia Stefano Balleari, a bocce ferme, prova a ragionare “Consentitimi però due parole non da politologo, ma da chi fa politica: il risultato elettorale ci dice che esistono due Americhe una, quella delle grandi città, di L.A. New York etc, ed una che è quella rurale, delle small town e delle cittadine. Esistono due economie: una, quelle delle Big Company che operano nel mondo e sono cresciute, un’altra locale, che ha perso molto del suo potere e potenziale. Esistono delle risposte socialmente accettabili “voto Hilary” , e alcune che non si dicono, ma che si pensano, “Trump però è onesto”. Il punto è questo, esistono, in quest’epoca della globalizzazione, due distinte Nazioni, negli USA, come in Italia, e che se la politica, se noi politici, non siamo in contatto con entrambe non renderemo un buon servizio alla nostra Nazione. È semplice giudicare, pontificare, sulla vita della gente dalla tavola del banchetto, è semplice quando non hai il problema del domani, è semplice quando ti basta alzare il telefono ed ottenere tutto. Donald Trump non è povero, non è un signor nessuno, è uno che ha frequentato il potere sin da subito, quando ha avuto l’intuizione di passare dalla costruzione delle piccole case di periferia di Brooklyn ai grandi grattacieli di Manhattan, ma è un’uomo che si è messo in contatto, che ha ascoltato, con l’altra America, quella che aveva bisogno di essere rassicurata di sentire che aveva e poteva avere un futuro. Non chiamate questa America, come l’Italia, quella del popolo Bue e populista. E’ una parte della nazione che ha bisogno di essere ascoltata e di avere risposte sul suo domani. Chi da’ ascolto a questa parte della Nazione non è, sempre un populista, è un politico che ascolta. Tutti. Personalmente sono convinto che Trump sarà un buon Presidente e spero di non essere smentito, ma sicuramente sarà migliore di Hillary Clinton o meglio di quella figura che andava a braccetto con l’establishment, che aveva rapporti stretti, troppo stretti, con la finanza, che aveva scelto soltanto una parte dell’America, ignorando che il popolo aveva fame. Nel bene e nel male, gli Stati Uniti sono una grande Nazione democratica che impartiscono una lezione anche all’Europa: cambiate modo di vedere le cose noi, l’altra metà del popolo, esiste e ha bisogno di essere rappresentato. Il popolo ha scelto ed il popolo è comunque sovrano checche’ ne pensino coloro che si sentono sovrani. In bocca al lupo al nuovo Presidente degli USA avrà molto da fare per ricucire, come ha detto nel suo discorso, queste due Americhe”. Ma al di là dell’augurio nell’incipit c’ e’ una osservazione importante “Ha appena parlato il 45° presidente degli Stati Uniti d’America: Donald J. Trump e qualcosa è cambiato. Qualcosa è cambiato in #TheDonald che parla in maniera diversa, ed è normale, ma non facciamoci sorprendere, Donald J. Trump sarà un Presidente diverso da quanto il mainstream ci impone di pensare. Che sia migliore o peggiore ce lo dirà la storia”. Già, qualche cosa è cambiato nell’approccio. Ma nel suo, quello del Tycon o nel nostro, costretti a prendere contatto, brusco, e a fare i conti passando dal mondo delle idee a quello drammaticamente reale. Osserva nuovamente, e con ragione, Cesare Simonetti in un post che ironicamente titola “Capitani coraggiosi ” “Ho seguito quasi per intero le maratone notturne de la 7 e di altri canali, per le elezioni americane. I soggetti più interessanti erano i giornalisti ( specialmente il direttore de Il Messaggero). All’inizio era un fronte compatto di coscienze ed occhi democratici che sapevano ostentare gli increspamenti moraleggianti al solo nominare il Grande Peccatore. Ma, ora dopo ora, coscienze ed occhi democratici si increspavano di indignazione sempre meno e gli accenti, da disgustati e irridenti, si facevano impercettibilemente sempre più attenti, distaccati, quasi ossequiosi. Prima delle sette del mattino era sparito ogni accenno di ostilità verso il già Demone Trump. Al discorso dell’ormai ex cattivone, parevano tutti sull’attenti, pur restando seduti. Forse ho visto male, ma qualche lampo di ammirazione per il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, mi è parso balenare negli occhi dei nostri capitani coraggiosi”. E la domanda è spontanea: alla fine la realtà sara’ in qualche modo meno triste di  quanto ce l’eravamo immaginata? O subito e tempestivamente e’ iniziato l’italico gioco del riposizionamento per cercare il posto più comodo per spiccare il balzo e salire sul carro del vincitore? Vittorio Pezzuto e’ letale sui colleghi inviati “YOU’RE FIRED! E stanno ancora a parlare, a scrivere, a discettare, a pontificare, ad agitare sussiegosi il ditino ammonitore, ostentando una smorfia di sereno disprezzo per tutti gli eretici del mainstream. Pagati per spiegarci quello che non capiscono, sempre lesti a spacciare le loro opinioni come dati di fatto, incapaci di scovare un indizio, di anticipare una tendenza, di viaggiare negli States per una distanza superiore all’isolato”. E Dionisio Di Francescantonio  viene direttamente nel mio caruggio “Pronti a correre in soccorso del vincitore (come diceva Ennio Flaiano, uno degli scrittori e opinionisti più arguti che avevamo in Italia). Per usare un’altra battuta in voga, è la stampa bellezza (quella che ci ritroviamo in Italia)”

Il Max Turbatore

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