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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/10 novembre 2016

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A CURA DI DIEGO  CURCIO

LE RECENSIONI

LAMBCHOP – Flotus

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I Lambchop, creatura bizzarra di Kurt Wagner, sono un gruppo di Nashville, ma con il country c’entrano assai poco; in vent’anni di carriera hanno cambiato veste tante volte, fino a diventare un ensemble con fiati ed archi, per tornare poi ad una formazione più ristretta, che è quella attuale. Flotus è l’acronimo di First Lady Of The United States, ma Wagner insiste sul fatto che voglia dire invece For Love Often Turns Us Still frase che può essere tradotta in ‘ Perché l’amore, spesso, ci fa statue di sale’. Anche l’ascoltatore di Flotus, in effetti, può rimanere un tantino bloccato di fronte all’uso smodato, ma così ‘moderno’, di un artifizio come l’Auto Tune (o Vocoder, come l’abbiamo sempre chiamato); molti dei brani, quasi tutti in effetti, lo usano più o meno intensamente, e, se alle prime volte si ben disposti, a lungo andare si rivela un effettaccio disturbante e nocivo per i brani. A proposito della scaletta, il genere dominante è un r&b vagamente da lounge bar dove il sinuoso basso di Matt Swanson la fa da padrone con il profondo baritono di Wagner che dialoga con il suo alter ego elettronico anche in modo affascinante, per lo meno in brani come JFK o NIV. In aggiunta alle stranezze di questo album, lungo, complesso e ‘parente’ dell’ultimo Bon Iver, facciamo notare che si apre con un brano di 12 minuti scarsi e finisce con uno di 18 abbondanti! Consideratevi quindi uomini avvertiti (e mezzo salvati) prima di procedere all’acquisto. Fausto Meirana

DONNY MCCASLIN – Beyond Now

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Da lungo tempo collaboratore di Maria Schneider (nel 2015 il suo solo in “Arbiters of Evolution” da ”The Thompson Fields” è stato nominato ai Grammy) e del trombettista Dave Douglas, il cinquantenne sassofonista californiano è improvvisamente assurto alla notorietà per aver partecipato all’ultimo album di David Bowie, “Blackstar”, insieme al batterista Mark Guiliana, al bassista Tim Lefebvre e al tastierista Jason Lindner. Trattasi di quartetto stabible, che con “Beyond Now” arriva al suo terzo disco, proponendo una musica concretamente inedita, in cui confluiscono l’elettronica, il jazz e il rock. E rock in questo caso vuol dire inevitabilmente David Bowie (cui il disco è anche dedicato): due i brani presenti, ”A Small Plot of Land” da “1.Outside”, il disco che segnava il ritorno alla collaborazione con Brian Eno nel 1995 e “Warszawa” da “Low”, il primo disco della trilogia berlinese. Se nel primo si rimpiange un poco la batteria di Joey Baron dell’originale e molto la voce del Duca (benché Jeff Taylor esegua il suo arduo incarico decorosamente), nel secondo la rilettura di “Warszawa” di un paio di minuti più lunga convince decisamente. Gli altri brani a firma McCaslin si collocano all’intersezione dei mondi musicali di cui sopra, ma fortunatamente senza mai scadere in una fusion che suonerebbe oggi e ormai del tutto anacronistica. E superando l’ostacolo di un certo jazz (mi riferisco soprattutto a E.S.T. e ai Bad Plus) che riprende alcuni stilemi rock, ma senza risolverli né in un senso, né in un altro. Se il titolo, “Beyond Now”, voleva essere anche un manifesto programmatico, obiettivo decisamente raggiunto. Danilo Di Termini

CHARLIE HADEN & THE LIBERATION MUSIC ORCHESTRA – Time/Life

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Terzo album postumo per Charlie Haden dopo il duo con Jim Hall del 1990 e quello con Gonzalo Rubalcaba del 2005; adesso tocca alla creatura prediletta del contrabbassista, la Liberation Music Orchestra, fondata nel 1968 (“in reazione alle ingiustizie che si vedevano nel mondo, soprattutto la guerra del Vietnam” scrive la vedova Ruth nell’introduzione, giusto per capire quanto siamo lontani da quei tempi) e riallestita in occasioni speciali di tanto in tanto. Da una di queste – un festival in Belgio nel 2011 – provengono i due brani che aprono e chiudono l’album, “Blue in Green” di Miles Davis (o di Bill Evans?) e “Song for the Whales”. Stessa formazione per gli altri tre titoli, incisi questa volta in studio a New York nel 2015, con Steve Swallow al basso in vece di Haden (ma su precisa volontà di quest’ultimo). L’impegno, se non politico almeno sociale è presente anche nei tre brani scritti da Carla Bley, il pianoforte della Liberation: quello che dà titolo al disco, che riporta le preoccupazioni di Haden per lo stato dell’ambiente in cui viviamo, “Silent Spring”, esplicito riferimento al libro di Rachel Carson del 1962 che segnalava il pericolo dell’uso intensivo di pesticidi, e “Útviklingssang”, scritto nel 1981 in risposta alla decisione norvegese di costruire alcune dighe nel nord del paese. Poi c’è la musica, sempre all’interno dei canoni costruiti nel tempo dall’Orchestra: magnetica nel brano d’apertura con uno splendido solo del trombettista Michael Rodriguez, con classici echi spagnoleggianti in “Silent Spring” e “Útviklingssang”, fino al finale incandescente di “Song for the Whales” in cui il contrabbasso imita la voce dei cetacei per poi evocare una caccia con la ritmica all’inseguimento dei fiati. Menzione anche per i tenori Chris Cheek e Tony Malaby, in un disco che conserva e difende un malinconico fascino retro. Danilo Di Termini

IL DIARIO

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Diario del 11 novembre 2014

Travolti da un fiume senza fine abbiamo dovuto abbandonare per qualche giorno il Diario. Sembrava di essere tornati agli anni settanta, è stato un continuo fluire di gente che chiedeva l’ultimo dei Pink Floyd, in cd, in cd+dvd, in cd +bray e una quantità sorprendente in vinile. Nel marasma dei pacchi da aprire, ovviamente non potevano mancare i soliti “presenti”. Il Pluriespulso, alla domanda “Tu lo compri in vinile?”, risponde “No, questo non lo prendo; quelli che ce l’ho, li ho tutti”. Molto enigmatico. Non rischia l’ennesima espulsione, anzi bisogna dire che sono mesi che andiamo d’amore e d’accordo. Chi invece finisce sul filo della porta e anche un poco oltre, è la nuova coppia Megu/Matematico. Si sono trovati in perfetta coincidenza d’idee su un argomento: il calcio. Ma non il calcio giocato da ventidue giocatori, a loro interessano gli altri sei, quelli vestiti diversamente, arbitro e collaboratori. Hanno un vero e proprio odio per le giacchette nere (anche se ora hanno cambiato colore) e già li ho ammoniti una volta per il loro starnazzare, mentre io e Dario stavamo aprendo un pacco olandese. Giovedì scorso oltre all’Olanda, sono arrivati i Pink Floyd e altre tre spedizioni da distributori vari italiani. Marasma completo, cartoni che entravano pieni in negozio e dopo pochi minuti uscivano vuoti, e oltre a loro, prima il Matematico, poi U Megu, sono entrati pieni di odio verso la classe arbitrale; parte il Matematico “E’ andata bene che abbiamo segnato all’ultimo secondo, altrimenti quello stronzo di arbitro trovava il modo per farli pareggiare”, “E certo- rinforza il concetto U Megu- è quel bastardo che nel campionato 2010/2011 ci ha dato contro un rigore per un fallo fatto fuori dall’area di due metri”, conclude il Matematico, “Sì, guarda, dei miei compagni di classe delle elementari, quelli che hanno fatto gli arbitri sono stati i più stupidi, è una categoria di imbecilli”. Non ne posso più, esco dal banco, afferro U Megu e lo sbatto fuori come un cartone vuoto, il Matematico, per evitare l’espulsione decretata dall’arbitro di Disco Club, si avvinghia a uno scaffale. Lo investo con una serie d’improperi, incurante del fatto che sia un ottimo cliente (l’ho già detto, sono assolutamente democratico nell’espellere e nell’insultare: per me pari sono chi acquista un cd all’anno e chi ne prende uno al giorno) e lui si limita a dirmi, quando dopo un’oretta se ne va “Sei come Mussolini, decidi tu di cosa dobbiamo parlare”.
Liberatomi dei due importuni, mando i messaggi a tutti quelli che mi hanno prenotato Endless River, sono ermetico: “Arrivati Pink”; ma ecco tutta una serie di risposte “Chi sei?”, “Cosa vuol dire?”, “Pink chi?”, pensavo che, avendolo loro ordinato, capissero a cosa mi riferivo, invece no, probabilmente erano tutti arbitri.
Oggi. Anziano cliente, “Ha i dischetti piccoli di Pavarotti?”. Quarantenne, guarda dei 45giri usati fine anni settanta, scova uno di Patti LaBelle, “Bello, faceva punk”. Forse voleva dire funky, ma non lo contraddico. Per finire un altro anziano, “E’ arrivato il cd di Valentine Poirot?”, sarà mica la figlia di Hercule? No, alla fine decifriamo, si tratta di Madeleine Peyroux.

p.s. Domani esce il mega cofanetto dei Pink Floyd, speriamo si ripeta la storia….

LE PROSSIME USCITE

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Domani
PINK FLOYD – The Early Years 1965-1972
KEITH JARRETT – A MULTITUDE OF ANGELS
ASSALTI FRONTALI – BANDITI
BOWIE DAVID – LEGACY
DYLAN BOB – THE 1966 LIVE RECORDINGS
ELIO E LE STORIE TESE – ODOROSI
ENIGMA – THE FALL OF A REBEL ANGEL
IN FLAMES – BATTLES
LITFIBA – EUTOPIA
MCCASLIN DONNY – BEYOND NOW
MINA CELENTANO – LE MIGLIORI
MORRICONE – MORRICONE 60
THE NEAL MORSE BAND – THE SIMILITUDE OF A DREAM
NOBRAINO – 3460608524
ROLLING STONES – HAVANA MOON
ROSSI VASCO – VASCONONSTOP
SIMPLE MINDS – ACOUSTIC
STING – 57TH & 9TH
FRANK ZAPPA – CHICAGO ’78
ZAPPA FRANK – LITTLE DOTS

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 LEONARD COHEN – YOU WANT IT DARKER
2 FIORELLA MANNOIA – COMBATTENTE
3 PAOLO CONTE – AMAZING GAME
4 BON IVER – 22, A MILLION
5 CONOR OBERST – RUMINATIONS
6 DAVID CROSBY – LIGHTHOUSE
7 SAVORETTI JACK – SLEEP NO MORE
8 LAMBCHOP – FLOTUS
9 CRIPPLED BLACK PHOENIX – BRONZE
10 NICK CAVE & THE BAD SEEDS – SKELETON TREE

 

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