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Teatro della Tosse, giovedì debutta in prima nazionale “Città Inferno”

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Debutta giovedì alle 20,30 in prima nazionale al Teatro della Tosse “Città Inferno” (in scena fino a domenica) con regia e partiture fisiche di Elena Gigliotti.
All’interno di una prigione immaginaria vivono le detenute di questa storia, liberamente ispirata a “Nella Città , l’inferno” di Pietro Castellani. Assassine, fattucchiere, peccaminose e ladre seriali provenienti da tutta Italia e realmente esistite, si trovano ad occupare un ristrettissimo spazio vitale. Sono collocate in un tempo che non esiste, dagli anni 40 ad oggi, piene piene del loro crimine, della loro personalità, dei loro anni vissuti, diversi per ognuna. E quando nel cuore della cella fa ingresso un’innocente, non sono in grado di capirne l’essenza, o la possibilità stessa, dell’innocenza. Eccetto che: sono donne. Sono donne anche loro. Hanno amato, e ameranno. Hanno un corpo, o l’hanno avuto. Sette cuori che battono in due metri per due possono fare tanto rumore. Troppo, per chi colpe non ne ha, e vuole piangere in silenzio. Città/inferno è un musical di dolori e abbandoni, dei vivi fuori invocati come i morti, delle superstizioni, delle canzoni passionali, del Nord e del Sud, passando per il centro. E’ un regalo. Per chi voce e nome, oggi, non li ricorda più.

“Città inferno” è una storia liberamente ispirata a un film. Eppure identica a mille storie vere. Per questo motivo abbiamo studiato la vita di criminali realmente esistite collocandole però in un tempo immaginario nel quale approda Lina. Una ragazza normale. Di provincia. Il cui errore è stato quello di innamorarsi della persona sbagliata, e per questo è stata portata in prigione. La sua innocenza fa sorridere d’ingenuità quanto le storie di tanti ragazzi e ragazze di provincia coinvolti in situazioni pericolose, loro malgrado. E’in questa cella che Lina conoscerà il passato di madri e figlie che per amore di madri hanno ucciso, e che per amore di figlie hanno fatto altrettanto. Proprio lei. Sola e senza figli. Costretta a pensarci, e a capire il perché. Proprio lei alla quale nessuno ha mai fornito strumenti
per comprendere, si troverà ad avere in mano il motivo di tanta violenza. E lo proverà sulla sua pelle, una volta ottenuta la libertà. “Città inferno” è un musical di dolori e abbandoni, dei vivi fuori invocati come i morti, delle superstizioni, delle canzoni passionali, dell’Italia del nord e del sud, passando per il centro. Le detenute provengono infatti da tutta Italia e ciò sarà causa di incomunicabilità, fino a che l’insieme di queste lingue provocherà la bellezza musicale che è l’Italia stessa, fra alti e bassi, parolacce, litigi, e canzoni. Il linguaggio e la poetica di nO (Dance first. Think later) sono volti alla fusione della scrittura scenica in improvvisazione insieme alla danza, eseguita da attrici che indagano la loro espressività fisica e vocale, inserendola sempre in un contesto drammaturgico complesso e ricco di spunti. Scene dal film si alternano a scene interamente inventate dalla fantasia , ma soprattutto alle esperienze di vita delle detenute di cui raccontiamo la storia attraverso proiezioni e registrazioni. “Città inferno” è un esempio di riassunto assoluto fra il teatro che mettiamo in scena, il cinema da cui prendiamo ispirazione e il materiale documentaristico delle storie vere a cui ci siamo ispirate.

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