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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/3 novembre 2016

rubrica Discoclub

A CURA DI DIEGO CURCIO

LE RECENSIONI

THE GENTLEMENS – Hobo Fi

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Rock’n’roll sferragliante e chitarroso, registrazioni in bassa fedeltà e melodie spigolose. Sembra di essere tornati all’inizio degli Anni Novanta in pieno revival garage-punk con questo “Hobo Fi” dei Gentlemens di Ancora (ancora una disco targato Area Pirata, naturalmente, visto che i ragazzi della label toscana mi hanno inviato per posta un bel pacco succulento carico di album, che sono tutti delle bombe!). Le coordinate, insomma, sono quelle classiche di chi mescola sapientemente il blues al punk delle radici, e cioè quel sound sixties che, tanto per intenderci, potete trovare nella mai troppo celebrata raccoltona Nuggets o nella sfavillante serie “Back from the grave”. E quindi riff di chitarra che si ripetono all’infinito, una voce nasale che arriva dall’oltretomba e un muro di suono scollacciato e acido in sottofondo. In poche parole musica delle caverne ridotta all’osso e sparata a tutta a velocità; roba genuina e che scotta, anche se, in mezzo a tanta furia (“Don’t you feel alright”, “Get on” e “Black soldier”, solo per citare tre pezzi abrasivi e senza troppi fronzoli in cui aleggia anche lo spirito degli Stooges) c’è spazio per una ballatona come “Hate me”: un pezzo dolente e carico di pathos che mi ricorda un po’ i Saints. Bello anche il finale blueseggiante e malinconico di “Into the rough”, dove i nostri sembrano quasi dei Doors senza spocchia.“Hobo Fi” suona come il motore di una vecchia macchina che ruggisce rock’n’roll, mentre sfreccia fra le dune del deserto. I Gentlemens sono un power-trio da tenere d’occhio e (da quel che mi pare di capire) da andare assolutamente a vedere dal vivo. Diego Curcio

CONOR OBERST – Ruminations

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Disco acustico e bellissimo, “Ruminations” nasce però in un contesto di dolore o quantomeno di grande preoccupazione; a Conor Oberst è stata diagnosticata una cisti al cervello, ma il cantautore ha reagito riprendendo subito in mano la chitarra e infine, isolandosi nel suo ‘buen retiro’ in Nebraska, creando quest’album in totale solitudine per registrarlo poi in soli due giorni. Ben diverso quindi dai precedenti dischi, Ruminations possiede comunque i tratti distintivi dell’autore conosciuto anche e soprattutto come Bright Eyes (anche se l’ultimo disco con questo nome risale a diversi anni fa); ballate limpide, ironico-malinconiche con testi sempre interessanti e ritornelli che restano in mente come, qui, quello di Barbary Coast (Later) o quello di A Little Uncanny. A Conor, ringraziandolo dell’ennesimo buon disco, mandiamo comunque i nostri auguri di pronta guarigione aspettando la prossima uscita. Fausto Meirana

WOVENHAND – Star Treatment

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Che suono avrà l’apocalisse? Difficile dirlo (e quando lo scopriremo sarà tardi per discuterne); tuttavia la musica di David E Edwards, fin dai 16 Horsepower, ha portato dentro segni di dannazione e redenzione (eterne). Sarà la furia confessionale dei testi; sarà il nonno predicatore; saranno la voce profonda e i fantasmi della Vecchia Musica Americana. Arrivato al disco numero 10 del progetto Wovenhand, David prosegue l’esplorazione elettrica e new wave inaugurata con Ten Stones (2008) e The Laughing Stalk (2012). E così al posto di polverosi sermoni pare di ascoltare rugginosi blues; al posto di litanie visionarie, ci sono terrene ballate folk; sfumature, in fondo, che la personalità di DEE emerge solita e intatta; d’atro canto sostanziali diversità, soprattutto se misurate con il punto di partenza (l’esordio Woven Hand del 2002). Una (inquieta) sicurezza. Marco Sideri

DAVID CROSBY – Lighthouse

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Diavolo (o angelo, a giudicare dalla voce) d’un uomo. Prima impiega diciotto anni, il tempo che un figlio diventi grande, per dare un seguito a If I Could Only Remember My Name, e manca il bersaglio. Poi lascia passare un altro quarto di secolo, e cava fuori un disco, Croz, splendido nella scrittura, a dir poco incerto nei suoni, come se fossimo ancora nella patina laccata degli Ottanta. Passano solo due anni, e David Crosby, anni settantacinque, un fegato trapiantato, alle spalle alcuni quintali di polveri chimiche consumate, tira fuori fuori un disco che se non può raggiungere l’intensità emotiva epocale di If I Could, (allora tutta la West Coast andò a dare una mano al baffone per speziare al meglio il capo d’opera), se non altro ne è, finalmente, il degno seguito. Il segreto era lì, a un palmo di mano: sottrarre. Lasciar di nuovo scorrere libere le melodie costruite sulle sue “weird songs”, ovvero brani che armonicamente a volte sono dei rompicapo, e all’ascolto dei capolavori, riprendere in mando la sua chitarra tutta trucchi, accordature impossibili, accordi presi chissà e chissà come dove a spasso per il manico. Fare David Crosby insomma, potendo contare anche sul piccolo miracolo, condiviso con l’ex sodale Neil Young, di una voce miracolosamente intatta, forse ancor più bella di prima, se non altrettanto gonfia di armonici naturali. Si parte dirtti con un piccolo capolavoro,Things We Do For Love, si vaggia tranquilli su folate di hammond b-3, rinforzi vocali femminili, gran tintinnare di corde superbe. E i testi indagano con saggia, mai petulante saggezza sugli anni che sono passati, e su quello spicchio di futuro che teniamo ancora nascosto, tante volte ci fosse davvero. Ben tornato, vecchio tricheco. Guido Festinese

IL DIARIO

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Diario del 5 novembre 2013
Storie di ordinaria follia oggi a Disco Club.
Ivano: “Sai cosa mi ha detto la mamma? Che sono un malfante, perché vado dal fruttivendolo che è un delinquente. Io allora mi sono innervosito, sono andato in camera e ho rotto l’abat jour, così mi è toccato andare a comprare una penna, e la mamma ha potuto scrivere la lista della spesa; mi ha mandato alla Coop, perché non vuole che vada dal fruttivendolo, la mamma dice che è un malfante”.
Lo psichiatrico: “Ehi, uegia!” – per i “foresti” traduco: orecchia in genovese -“A furia di sentire musica ti verranno delle orecchie così” e indica qualcosa di simile a quelle di Pinocchio, quando svegliandosi se le è trovate cresciute di più di un palmo. David (si dice Devid di Rapallo), presente all’esibizione dello psichiatrico, quando usciamo alla chiusura del negozio, lo vede seduto al bar Verdi e gli lancia un “Ciao uegia”, “Uegia? Uegia a chi? E tu stronzo di un compagno perché non mi dai un passaggio in macchina?”, “Perché sono in treno” gli dice David (che in quanto a cioccare, ciocca, ma in confronto a questi è un dilettante della sregolatezza), lapalissiano, ma le urla dello psichiatrico, “Uegia” “Compagno” “Passaggio”, c’inseguono fino in fondo ai portici.
U megu: doppia esibizione, una mattutina e una pomeridiana; si è sentito al computer due puntate intere (un’ora per volta) di Tutto il calcio minuto per minuto del 1968. Me lo dice e mi chiede, “Era il 14 settembre e la partita principale era Sampdoria – Cagliari, ti ricordi com’è finita?”, lo sorprendo “Zero a zero e Sabadini ha annullato Gigi Riva”, poi mi blocco: sarò mica matto anch’io? La conferma me la da Maurizio, un giovane cliente, è all’inizio della strada e di lì si sente ancora lo psichiatrico urlare, io indico verso il negozio e gli dico “Sono matti” e lui “Siamo tutti matti … anche tu”.

LE PROSSIME USCITE

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Domani
BON JOVI – THIS HOUSE IS NOT FOR SALE
ALICE/BATTIATO F. – LIVE IN ROMA
CRIPPLED BLACK PHOENix – BRONZE
DARK TRANQUILLITY – ATOMA
ESBEN AND THE WITCH – OLDER TERRORS
GRAHAM BONNET BAND – THE BOOK
HAMMERFALL – BUILT TO LAST
HOPE SANDOVAL – UNTIL THE HUNTER
GLENN HUGHES – RESONATE
KEITH JARRETT – A MULTITUDE OF ANGELS
FIORELLA MANNOIA – COMBATTENTE
PALACE – SO LONG FOREVER
PRETTY MAIDS – KINGMAKER
THE BLIND BOYS OF ALABAMA – GO TELL IT ON THE MOUNTAIN

11 Novembre
PINK FLOYD – The Early Years 1965-1972

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 LEONARD COHEN – YOU WANT IT DARKER
2 DAVID CROSBY – LIGHTHOUSE
3 CONOR OBERST – RUMINATIONS
4 BON IVER – 22, A MILLION
5 SUZANNE VEGA – LOVER, BELOVED: CARSON MCCULLER
6 PAOLO CONTE – AMAZING GAME
7 NICK CAVE & THE BAD SEEDS – SKELETON TREE
8 SAVORETTI JACK – SLEEP NO MORE
9 GREEN DAY – REVOLUTION RADIO
10 TIM BUCKLEY – LADY, GIVE ME YOUR KEY: THE UNISSUED 1967 SOLO ACOUSTIC SESSION

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