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Nel giorno del bagno di folla in piazza del Popolo, nella capitale, il Pd, o almeno la parte che fa riferimento e collabora con il premier Matteo Renzi per la vittoria del sì’ al referendum del 4 dicembre, spreca immagini e selfie postati sulle rispettive bacheche social che attestano la partecipazione alla manifestazione. E per un giorno, di sole anche a Roma, mette da parte le divisioni interne in vista dell’appuntamento elettorale delle amministrative. Sono in molti i genovesi, chi parte in treno di prima mattina e chi nella città eterna si trova già anche nel week end per proseguire l’attività parlamentare. A volo di uccello citiamo il capogruppo regionale Raffaella Paita, i colleghi Luca Garibaldi e Sergio Pippo Rossetti, il segretario provinciale Alessandro Terrile, l’aspirante segretario regionale Massimiliano Morettini, l’europarlamentare Renata Briano, i ministri Andrea Orlando e Roberta Pinotti. Con tanto di staff di aiutanti al completo, da Simone Mazzucca al consigliere comunale Alberto Pandolfo. Foto di gruppo alla stazione Termini per il circolo del centro storico con Michela Fasce e Paola Profumo. Immagini di famiglia con bimbo sulle spalle e moglie per Luca Romeo del circolo del Levante. Persino un abbraccio tutt’altro che indolore, si direbbe, fra il ministro della difesa Roberta Pinotti e il consigliere regionale Sergio Pippo Rossetti. Uniti nell’abbraccio dalla corrente di appartenenza, quella di Renzi. A Roma c’è’ anche l’autocandidato autoconvocato, il pop filosofo Simone Regazzoni, esponente della nouvelle vague renziana che ne avrà approfittato per capire qualche cosa di più su quello che potrebbe essere il suo futuro dopo la consultazione. Per tutti, almeno così pare dai post, una giornata di pieno relax. Lasciando da parte le beghe genovesi con candidati, papabili in attesa, più o meno nell’ombra, trame del vecchio establishment, o dei dinosauri, lotte di perpetuazione del potere e sgomitamenti in vista delle politiche del 2018. Appuntamento per il quale si registra sotto la Lanterna uno stuolo di candidati a darsi battaglia per un numero di poltrone che non basterebbero, comunque, a soddisfare le pretese, più o meno legittime, di tutti i pretendenti. Fra new entry, ambizioni di conferme e probabili richieste di deroghe per quei parlamentari approdati a Roma da diverse legislature. Tutti hanno postato con una certa soddisfazione le immagini di una piazza piena per il discorso del premier, mentre si iniziano a fare i conti, sempre meno approssimativi, sulle ipotetiche percentuali del si è del no. Nel contempo si rincorrono sui giornali pronostici e analisi dei possibili scenari per il futuro politico post consultazione. Per il giorno dopo, quello che il collega Franco Manzitti, con felice metafora, ha chiamato il di’ del giudizio universale.
Al loro ritorno a Genova li aspetta nuovamente la situazione frastagliata, arroventata e fumosa, della lotta intestina in cui, nonostante la promessa del segretario provinciale Alessandro Terrile, ancora non è chiaro se si procederà sulla strada delle primarie, del Pd o di coalizione. O se, alla fine, si procederà mettendo da parte le primarie per puntare su una candidatura unitaria e condivisa. Di più. Rimane da sciogliere il dubbio se il marchese e sindaco uscente Marco Doria, che al momento e nonostante le pressioni tace, deciderà, dopo le pressioni dell’ex primo cittadino di Milano, come lui esponente dell’avventura dei sindaci arancioni, di tentare di succedere a se stesso. O, infine, se il presidente della fondazione palazzo Ducale Luca Borzani, già tiratosi più volte in disparte e particolarmente critico nei confronti del Pd locale, ma eventuale figura di riferimento per una coalizione di sinistra, si dirà disponibile a ripensarci, lasciandosi convincere dalle reiterate pressioni, a scendere in campo.
Intanto il Pd prova a fare fronte comune in vista del 4 dicembre come attesterebbe un post di Massimiliano Morettini, ad evidenziare l’accozzaglia trasversale di personaggi e partiti che vorrebbero mandare a casa il segretario e premier Matteo Renzi. Scrive Morettini, forse in cerca di consensi per la segreteria regionale “Il vero partito della nazione è quello che vota no. Che va da Brunetta a Travaglio, che sull’Europa mette insieme Monti e Salvini, che tiene insieme Gasparri e De Mita, che da Berlusconi a Grillo a D’Alema dice solo no. Questo è il vero partito che vuole bloccare l’Italia”. Perché il referendum sarà il giudizio universale e solo a posteriori, risultati alla mano, il Pd deciderà per davvero quale sia la strada da percorrere. Con grande attenzione per le alleanze più che per i programmi. Con lo scoglio da evitare delle primarie. Da prendere in considerazione solo come ultima spiaggia per una prova di democrazia.
E il nodo primarie ricompare, al momento solo come mera ipotesi, anche nel centro destra, che per vocazione è sempre stato, in passato vaccinato contro un virus su cui si è discusso in più occasioni, ma alla fine sempre rifiutato per espresso volere del presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi. Andrea Cevasco, che dimostra di conoscere bene fasti e dolori del centro destra genovese e ligure, e spesso interviene sulla bacheca di Francesco Gastaldi, professore universitario e politologo, getta lì’ una ipotesi sulla sua pagina facebook” Benissimo: nel centrodestra che vuol vincere nel 2017 le amministrative, con la candidatura di Vinacci e Balleari abbiamo già due contendenti alla poltrona di Sindaco. Allora perchè non fare le PRIMARIE in modo da poter iniziare a parlare di contenuti??? Io non ho trovato una sola persona contraria alle #primariedicdx chi nicchia sono solo i politici di professione”. Del resto Stefano Parisi, novello deus ex machina del centro destra nazionale, delfino di Berlusconi ad onta del governatore ligure Giovanni Toti, in una recente intervista ha puntato con forza su un’aria nuova per il centrodestra con un appello ad uscire dall’ambiguità. Spiegato così “È un invito al senso di realtà affinché il centrodestra torni un’alternativa seria di governo. E certo non lo può essere con le beghe interne, le trame, le sotto trame. Le cose serie di cui dobbiamo occuparci sono altre: dallo Stato che è in forte crisi di funzionamento all’economia che non cresce, passando per le aziende soffocate dalla burocrazia e dalle tasse. Per non parlare della crisi della scuola e di un Sud dimenticato”. E a chi riproponeva vecchie diatribe con gli altri partiti della coalizione ha risposto “Credo che in questo momento sia sbagliato per le forze del centrodestra farsi competizione tra loro. Il tema vero, infatti, è solo uno: riconquistare la fiducia di 10 milioni di persone che non hanno più votato centrodestra rimanendo a casa o votando Cinque stelle. Sono persone moderate, professionisti e media borghesia, gente che con una proposta seria di governo e con persone competenti, affidabili e oneste possiamo riportare a votare per noi”. Il che, passando dal piano nazionale a quello locale, potrebbe non escludere una competizione interna fra gli esponenti del centro destra. Giova ricordare, per esempio che Giancarlo Vinacci, entrato e uscito di scena per un momento di riflessione dopo la cena in compagnia dell’amico Alberto Zangrillo e del governatore Toti, è uomo vicino a Parisi, oltreche’ del suo sponsor personale Sandro Biasotti. Rimane da vedere come reagirà lo stesso Toti, messo all’angolo, nonostante le sue personali ambizioni dalla ascesa nel partito dallo stesso Parisi, alle velleità di un personaggio vicino al candidato sindaco di Milano.
Intanto, sempre ieri, Edoardo Rixi, assessore leghista e braccio destro di Toti in Regione, pur senza bocciare la candidatura di Vinacci, ha iniziato a sciogliere cortine fumogene sull’incontro conviviale dei giorni scorsi e su eventuali velleità della Lega di proporre un candidato di bandiera. Rixi ha chiarito sulle pagine del SecoloXIX ” Nessun malumore, a me preme solo vincere le elezioni. Quanto a Vinacci non lo conosco e quindi non posso, al momento, esprimere alcuna valutazione. Detto questo Toti, in veste di presidente della Regione, ogni giorno va a cena con qualcuno, ma questo non significa che chi mangia con lui sia automaticamente candidato sindaco. L’importante è vincere, tenendo presente che oggi sono spesso le coalizioni o i singoli partiti, come la Lega, a trainare candidati sulla base di programmi e proposte convincenti, e non viceversa”. Insomma, tradotto dal politichese più no che si’. E questo spiegherebbe anche il silenzio stampa che grava su tutta la faccenda. Anche dopo l’incontro. Del resto Toti non può non tenere presente che per lui, in Liguria ma soprattutto a livello nazionale continuare a poter contare su buoni rapporti con Lega e Fratelli d’Italia sia fondamentale. Anche perché secondo i rumors la Lega avrebbe sotto mano un elenco di papabili, fra i quali una donna senza precisi incarichi nel partito. E via con le cortine fumogene, dunque, con tanto di riferimento all’importanza della consultazione del 4 dicembre. In conclusione non è detto che per mettere tutti d’accordo, nella nostra città da sempre votata agli esperimenti, non si decida veramente di sottoporre anche i candidati del centro destra alle primarie. Lo stesso Parisi, in passato, non si è mai detto contrario, anzi si è dimostrato pronto a sostenerle anche per una sfida con Giovanni Toti. A meno che, alla fine, il Cavaliere, da sempre contrario a un simile esperimento, non decida di metterci la zampata individuando lui stesso il candidato. Ma, al momento è ancora presto e sino al 4 dicembre, risolverci a convivere con l’incertezza delle nebbie delle cortine fumogene. Aspettando il giudizio universale. A destra, come a sinistra.

Il Max Turbatore

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