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Uomo decapitato, Borgarelli inchiodato dalle telecamere

Delitto di Lumarzo, il nipote della vittima nei guai a causa dei filmati di una serie di telecamere. Gli elementi indiziari sono emersi dal confronto tra le dichiarazioni dell’indagato, rese successivamente al ritrovamento del cadavere e la ricostruzione anche oraria dei suoi reali movimenti l’11 ottobre, confortati in parte dall’acquisizione di alcune immagini estrapolate da sistemi di videosorveglianza individuati lungo l’itinerario che dall’abitazione di Borgarelli conduce a Genova. Tra gli altri, è stato assodato come l’uomo abbia utilizzato cassonetti dell’immondizia posizionati in località diversa e distante da quella da lui stesso indicata, cioè in alta Valbisagno. È in diversi cassonetti di quella zona che Borgarelli avrebbe “seminato” pezzi della testa dello zio acquisito. Anche alcuni frame estrapolati dalle telecamere private presenti presso l’abitazione dell’indagato hanno fornito elementi utili alle indagini, come l’arrivo della vittima nonché lo stesso Borgarelli ripreso mentre nel cortile di casa sposta un pesante sacco nero di immondizia vestendo una tuta da lavoro, mai rinvenuta, diversa da quella con cui verrà visto – e ripreso – poche ore dopo, con un oggetto occultato al di sotto della manica sinistra dalla forma compatibile con quella di un’arma da taglio tipo machete. Dalle attività tecniche sono emerse alcune conversazioni compromettenti dell’indagato particolarmente significative; inoltre, tra gli elementi acquisiti, anche alcune foto del Borgarelli immortalato con un machete della lunghezza di circa 50 cm, legato alla coscia, diverso da quello più piccolo sequestrato presso la sua abitazione. È per questo che oggi è stato arrestato dai carabinieri.
Tra gli indizi che concorrono a inchiodare l’infermiere cinquantacinquenne anche le frasi che l’uomo si ripeteva a voce alta, da solo, nei giorni successivi all’omicidio: <È anche giusto che faccia così, tanto l’ho ammazzato>. Accanto alla casa dell’uomo sarebbe stato trovato anche un fazzoletto intriso di sangue.


(Albano Crocco, la vittima)

Altresì fondamentale per questa ricostruzione il repertamento da parte del’Arma del sangue della vittima nel luogo della decapitazione, individuato nonostante il terreno reso fangoso dalla pioggia e dall’umidità e dalla presenza di fogliame e l’individuazione di cinque piccole macchie ematiche lungo il tragitto fatto fare al corpo trascinato per terra.

Il movente è stato individuato nella conflittualità tra i due soggetti dovuta all’utilizzo di un sentiero passante dinanzi la casa del Borgarelli, e dunque all’interno della sua proprietà, usato da Crocco e da altri per cercare funghi o andare nel bosco. Sentiero che si voleva allargare per renderlo più facilmente accessibile e percorribile ai mezzi, andando contro le volontà del Borgarelli che si opponeva a qualunque tipo di transito e la cui preoccupazione era accresciuta nei giorni antecedenti il delitto poiché temeva un possibile esproprio. Borgarelli, peraltro, aveva anche cercato di ostacolare il passaggio ai mezzi piantando dei paletti e delle reti al fine di restringere la larghezza del sentiero, divelti proprio dalla vittima pochi giorni prima dell’omicidio. Al termine delle formalità di rito, l’arrestato è stato associato presso la Casa Circondariale di Marassi.

I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Genova, al termine delle indagini coordinate dal Procuratore Capo della Repubblica del capoluogo Francesco Cozzi e dal Sostituto Procuratore Silvio Franz, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Genova,  Paola Faggioni, a carico di Claudio Borgarelli indagato per l’omicidio di Albano Crocco, scomparso nella mattinata dell’11 ottobre scorso mentre si era recato nei boschi di Lumarzo (GE) per cercare dei funghi. Non vedendolo rientrare, come d’abitudine, per l’ora di pranzo, i familiari ne avevano allarmati denunciato la scomparsa temendo un infortunio; le immediate ricerche hanno consentito il rinvenimento del corpo, decapitato, in un bosco non distante dall’abitazione dell’indagato. Le macabre condizioni in cui è stato ritrovato il cadavere, unitamente al mancato ritrovamento della testa – nonostante le minuziose ricerche protrattesi nei giorni seguenti in un’area concentricamente molto vasta e il concorso dei cani molecolari e per la ricerca di cadaveri dell’Arma dei Carabinieri – hanno determinato l’avvio di un’intensa attività investigativa che ha consentito di raccogliere gravi e concordanti indizi di colpevolezza a carico del nipote della vittima, sul quale si erano concentrate da subito le attenzioni dell’Arma.

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