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Scompare Mauro Cafasso, il commiato di Arci Genova e il ricordo del presidente regionale Walter Massa

È scomparso il presidente onorario di Arci Mauro Cafasso. Lo ricorda commossa, così, l’associazione genovese presieduta da Stefano Kovac

Mauro Cafasso ci ha lasciati. Operaio, partigiano, politico, amministratore. Noi lo ricordiamo come presidente e dirigente dell’Arci a Genova. Mauro ha accompagnato la trasformazione dell’Arci negli ultimi vent’anni. Ha promosso la necessità di un cambio generazionale che ha sostenuto con la sua esperienza maturata in decenni di attività politica. Riuscì a tessere nuove relazionali tra i giovani dirigenti, provenienti da esperienze di servizio civile o di progettazione sociale, e i presidenti dei circoli storici dell’associazione a Genova. Sapeva coniugare l’apertura verso nuove idee e progetti – basti ricordare la posizione dell’Arci durante il G8 del 2001 – e il rigore di principi democratici e antifascisti. Divenne presidente provinciale nel giugno del 2000 e lo restò fino al 2006. Da allora e stato il nostro presidente onorario. È sempre stato vicino all’associazione riconoscendone il valore fondamentale come luogo di promozione sociale sia nei quartieri cittadini sia nei paesi dell’entroterra genovese che ben conosceva per i suoi trascorsi amministrativi. Ci stringiamo in un grande abbraccio alla moglie Giovanna e a tutti i parenti I funerali si terranno mercoledi alle 10 in piazza Tazzoli a Sestri Ponente

mauro-cafasso

 

Il ricordo di Walter Massa*

Figlio di immigrati, non ho potuto conoscere i miei nonni come vorrebbero tutti i bambini, eccezion fatta per la nonna materna. Una nonna che non c’è più e che, nonostante avesse la fama di essere burbera, con me è sempre stata dolcissima. Ma la vedevo una volta all’anno se andava bene. Ci ha pensato prima il Partito e poi l’Arci a farmi trovare qualcosa di più di due nonni. Un mix tra un nonno e un leader. Uno si chiamava Adriano Ferraris, storico dirigente del Partito e dell’Anpi. L’altro è stato Mauro Cafasso, operaio, partigiano, politico, amministratore e dirigente associativo. Adriano se n’è andato già da molti anni; Mauro solo ieri. Una botta di quelle che ti aspetti data la sua età ma quando arriva non la sai gestire. Adriano e Mauro avevano molte cose in comune; la militanza comunista prima di tutto. Entrambi figli di quella ortodossia ferrea per cui se lo diceva il Partito era legge. Una ortodossia che mai però si trasformava in autismo come oggi, molti nuovi politicanti vorrebbero farci credere. Lo diceva il Partito e diventava legge proprio perchè loro a quella decisione avevano preso parte o avevano contribuito a determinata. Mi sento un privilegiato ad essere cresciuto con quella generazione di uomini e donne ma, oggi, non lo nascondo, sempbra di parlare di marziani. Una generazione che spesso ha frenato la mia irruenza giovanile; una generazione da cui, forse, alla fine, ho ricevuto più no che si ma sono stati tutti no che mi hanno aiutato a crescere nel vero senso della parola. Come ragazzo, poi come uomo, come militante di Partito e forse come dirigente di una grande associazione della sinistra. A quei no riconoscevo valore e fiducia. Ho conosciuto Mauro prima nel Partito. Le nostre posizioni non coincidevano spesso e, in parte non poteva essere altrimenti ma, tutte le volte che ne discutevamo al valore delle cose che mi diceva e alla fiducia che provavo nei suoi confronti, sentivo l’affetto di chi tentava di farmi “fare la strada giusta”. E tutte le volte il ritornello tra noi due era più o meno questo: “Walter ma ancora su quelle posizioni sei?” E alla mia risposta affermativa, controbatteva: “Bravo, testa dura. Continua così” con quel sorriso che preludeva al “frizzantino” di turno, magari proprio nel suo “8 marzo”. E poi ho conosciuto e lavorato con il Mauro dell’Arci. Ritrovarlo in quel ruolo nella fase di più forte rilancio associativa è stato importante. Lui faceva da scudo a noi più giovani che, dietro, giocavamo a fare i guastafeste. Il periodo più duro ma più fecondo per la nostra Arci fu quello relativo al G8 di Genova e al percorso che costruimmo insieme. Eravamo controvento ma al timone di quella marmaglia, testa alta sempre c’era lui che pensava a tenere buoni tutti i perplessi, dentro e fuori l’Arci. Mauro è stato questo e moltissimo altro su cui non mi dilungo un po’ per una questione di spazio, un po’ per la confusione di ricordi e immagini che ho nel cuore. Mauro era un comunista, vero. Uno di quelli che mi ha cambiato la vita. Un Compagno che sapeva essere autorevole e mai autoritario. Un Compagno capace di confrontarsi con tutto e tutti poiché sicuro della sua identità, della storia e dei valori di cui era portatore. Un Compagno che con i no sapeva farti ragionare. Un Compagno che con il solo esempio era in grado di trasmetterti valori senza, necessariamente, aprire bocca. Solo con lo sguardo. Un Compagno che ti voleva bene perchè un po’ eri tu e perchè eri un compagno a tua volta. Ti voleva bene perchè aveva a cuore la tua crescita. Per tutte queste cose, caro Mauro, la tua Arci ti sarà eternamente grata. Io personalmente ti sarò grato. I nostri pianti oggi dimostrano che ci mancherai e che nulla colmerà quel vuoto. A Giovanna la tua splendida moglie e compagna da oltre 60 anni sento di fare una sola promessa: l’esempio di Mauro non può andare perso. La forza, l’intelligenza, la passione, i valori di Mauro saranno impressi nel dna della nostra associazione ligure e genovese. Ciao Mauro, riposa in pace, salutami Adriano e salutaci Arrigo “Franco” Diodati.

*presidente Arci Liguria

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